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Niente studi di settore se l’impresa ha appena iniziato l’attività

9 settembre 2013


Niente studi di settore se l’impresa ha appena iniziato l’attività

> Business Pubblicato il 9 settembre 2013



Standard operativi se è trascorso almeno un anno dall’inizio dell’attività.

Il fisco non può effettuare un accertamento fiscale con gli studi di settore a un’impresa che ha appena iniziato l’attività da meno di un anno. Infatti, i cosiddetti “standard” possono essere operativi solo se riferiti ad almeno 365 giorni.

A spezzare una lancia in favore di tutte le giovani aziende è la Cassazione con una recentissima sentenza [1], emessa peraltro all’alba dei nuovi questionari che, sulla scorta dei dati raccolti con il redditometro, l’Agenzia delle Entrate sta inviando a migliaia di italiani (leggi l’approfondimento: Stanno per arrivare i questionari del redditometro: come difendersi”).

Secondo la Suprema Corte, il recente inizio dell’attività dell’azienda e la brevità della sua durata sono non consentono di applicare i dati prodotti dagli studi di settore nei confronti della stessa.

Per chi invece ha maturato almeno un anno di esercizio, restano fermi i due classici consigli onde scongiurare un accertamento fiscale: leggi l’approfondimento “Come difendersi dal redditometro e dai controlli dell’Agenzia Entrate” e “Redditometro: consigli per evitare l’accertamento del fisco”.

Cosa sono gli studi di settore

Si tratta di uno strumento utilizzato dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate per rilevare i parametri fondamentali di reddito dei professionisti, lavoratori autonomi e delle aziende. In base all’attività svolta dal singolo soggetto, il fisco presume, per quel determinato settore, una determinata “capacità contributiva” del contribuente. Se vi è un discostamento rispetto a tale parametro presuntivo, scatta la richiesta di chiarimenti.

L’ufficio delle imposte li usa quindi nell’accertamento cosiddetto induttivo.

Fino al 2009 lo studio di settore era uno strumento di accertamento praticamente infallibile. Era infatti sufficiente lo scostamento dagli standard della dichiarazione dei redditi a legittimare l’atto impositivo. Nel 2009, poi, dopo una nota sentenza delle Sezioni unite della Cassazione [2], il campo di applicazione degli studi si è molto ridotto. Ora, infatti, il contribuente, presentandosi al contraddittorio con l’amministrazione e fornendo prove circa le peculiarità della sua attività e quindi del suo reddito rispetto al settore, può ottenere l’annullamento dell’accertamento.

note

[1] Cass. sent. sent. n. 20500/2013.

[2] Cass. S.U. sent. n. 26635/2009.


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