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Imu abitazione principale: coniugi residenti in Comuni diversi

8 ottobre 2018


Imu abitazione principale: coniugi residenti in Comuni diversi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 ottobre 2018



Esenzione dal pagamento dell’Imu e della Tasi se marito e moglie hanno residenza nello stesso Comune o in Comuni differenti. Quando non si paga l’imposta sulla casa?

Tu e tua moglie avete due case di proprietà. Le spese per la gestione di entrambi gli immobili sono particolarmente elevate: tra utenze, tassa sui rifiuti e condominio se ne va quasi metà dello stipendio; così vorreste quantomeno evitare di dover pagare anche le imposte sulla casa. Sapete bene che Imu e Tasi, attualmente, non si versano più se si tratta di «abitazione principale». Così avete pensato di separare la vostra residenza e far risultare che ciascuno dei due vive in una abitazione diversa, almeno per i registri anagrafici, in modo da rientrare entrambi nei casi di esenzione dall’imposta sulla casa. In buona sostanza, il marito figurerà residente in una casa e la moglie in un’altra. Poiché gli appartamenti si trovano in Comuni diversi ritieni che la scelta non possa essere vietata dalla legge: ben potrebbe essere infatti che marito e moglie vivano separati, magari per ragioni di lavoro o di inconciliabilità di caratteri. Prima di intraprendere però questa via e procedere con il cambio di residenza vuoi sapere se possono profilarsi problemi con il fisco e se rischi qualche accertamento. Insomma, ti chiedi se i coniugi residenti in Comuni diversi pagano l’Imu sull’abitazione principale. 

La questione è stata più volte oggetto di verifiche da parte delle amministrazioni locali, verifiche che hanno portato i contribuenti a impugnare gli accertamenti. Con la conseguenza che si registrano numerose sentenze in materia. E anche i giudici hanno dimostrato di non pensarla sempre allo stesso modo. I nodi principali si sono verificati per l’Ici che, come noto, ha preceduto l’Imu. All’epoca però il dubbio era giustificabile visto che la normativa richiedeva, ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’imposta, solo la residenza all’interno dell’immobile, mentre oggi, oltre a tale requisito, è richiesta anche la “dimora abituale”. Non basta cioè risultare residenti in base ai registri anagrafici del Comune ma è anche indispensabile vivere materialmente all’interno dell’appartamento in questione. Con la conseguenza che la coppia che abita sotto lo stesso tetto non potrebbe – almeno in teoria – godere di due esenzioni differenti sull’abitazione principale. 

Di tanto parleremo nel seguente articolo anche alla luce di una interessante sentenza emessa di recente dalla Commissione Tributaria Regionale della Toscana [1]. Spiegheremo cioè se l’Imu sull’abitazione principale è dovuta dai coniugi con residenza in Comuni diversi o se, invece, è possibile usufruire della detrazione. Ma procediamo con ordine.

Imu e Tasi: quando l’esenzione?

Per Imu e Tasi la legge [2] prevede l’esenzione d’imposta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Tutto è stabilire cosa significa abitazione principale. 

Per «abitazione principale» si intende quella in cui il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Devono quindi coesistere entrambe le condizioni:

  • residenza risultante dai registri dell’anagrafe. Come noto, la modifica della residenza può essere sempre chiesta dal cittadino al Comune il quale la dispone immediatamente, salvo i successi controlli per accertare l’effettività della dimora. È assolutamente vietato fornire un indirizzo di residenza dove non si vive realmente: ciascuno ha infatti l’obbligo di essere reperibile. Le residenze false sono sanzionate penalmente con il reato di “falso in atto pubblico”. Se il Comune scopre la falsa residenza (potrebbe farlo ad esempio verificando gli importi fatturati con le bollette dell’acqua, della luce o del gas che rivelano la presenza di una persona in un’abitazione) può chiedere l’Imu e la Tasi degli ultimi cinque anni (tale è infatti la prescrizione);
  • dimora abituale: al contrario della residenza, la dimora non è un dato “formale”, non risulta cioè da un registro ma è un dato di fatto. Il soggetto deve cioè materialmente vivere all’interno dell’appartamento in questione. Ciò non significa che non possa allontanarsi ma gli è consentito solo per brevi periodi, ad esempio per le vacanze, per un viaggio, per lavoro, ecc. Così chi vive sei mesi in un altro Comune per un momentaneo trasferimento lavorativo può mantenere la dimora nel precedente immobile, ma se il trasferimento fosse definitivo, muterebbe la dimora. Il Comune, dopo aver concesso il cambio di residenza, verifica se nell’immobile nuovo sussiste anche la dimora (tramite controlli della polizia municipale) poiché, in caso contrario, la richiesta viene rigettata.

Imu e Tasi: coniugi che risiedono nello stesso Comune

Secondo la giurisprudenza che si è formata sino ad oggi, se marito e moglie dimorano e risiedono in immobili diversi situati nello stesso Comune, l’esenzione Imu e Tasi si applica per un solo immobile. In altri termini non è possibile, anche trasferendo ciascuno la propria residenza in una casa diversa, ottenere il beneficio fiscale per due volte. In tal caso, sarà palese l’intento fraudolento. E ciò sul presupposto che il nucleo familiare, in quanto tale, vive riunito sotto lo stesso tetto ed è inverosimile che, pur risedendo nella stessa città, i vari componenti abitano in luoghi differenti. 

Imu e Tasi: coniugi che risiedono in Comuni diversi

La norma sembra invece legittimare due agevolazioni quando i due coniugi risiedono in Comuni diversi.

Ad esempio la Commissione Tributaria Provinciale di Brescia [3] ha detto che l’esenzione Imu e Tasi per l’abitazione principale si applica se i coniugi posseggono due immobili diversi, purché siti in Comuni differenti e ciascuno dei due, oltre alla residenza anagrafica, vi ha la dimora abituale. Tale interpretazione è avvalorata dall’intervento (in Telefisco 2014) del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia sullo specifico problema dell’esenzione nel caso di «abitazioni principali». In essa si è chiarito che «l’esenzione si applica nel caso in cui i coniugi abbiano stabilito l’abitazione principale in due Comuni diversi», interpretazione ribadita dal Ministero stesso con circolare del 2012 [4].

Ma c’è anche chi ha detto il contrario. La stessa Ctr Toscana [5] ha ribadito il concetto dell’unità del nucleo familiare. In materia di Ici, invece, la stessa Ctr, con la sentenza citata in apertura, aveva ritenuto sussistente l’esenzione (la normativa come detto è cambiata). In quel caso è stato detto che l’abitazione principale – ai fini dell’esenzione da Ici – è provata dal certificato di residenza ed è esente da imposta, ancorché sia utilizzata da un coniuge non separato e quindi da un solo membro del nucleo familiare. L’Ici disponeva che per abitazione principale si intende quella in cui dimorano abitualmente il contribuente – che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale – e i suoi familiari. Per l’Ici quindi assumeva rilevanza il nucleo familiare, nel presupposto che ove due coniugi non fossero separati o divorziati avrebbero dovuto convivere, non potendo usufruire delle agevolazioni per l’abitazione principale se ad esempio uno abitava a Milano e l’altro a Cortina. 

Successivamente, il concetto di abitazione principale ai fini dell’Imu e della Tasi è variato e oltre alla residenza è richiesta ora anche la dimora abituale.

note

[1] Ctr Toscana sent. n. 1493/2018.

[2] Art. 13, comma 2, del Dlgs 201/2011.

[3] Ctp Brescia sent. n. 605/2/2016.

[4] Min. Finanze circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012

[5] Ctr Toscana sent. n. 1442/03/17.

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