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Telecamera di videosorveglianza per casa: quale angolo di ripresa?

8 Ottobre 2018


Telecamera di videosorveglianza per casa: quale angolo di ripresa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Ottobre 2018



La visuale dell’obiettivo della telecamera: il divieto di non riprendere le scale, il pianerottolo, la porta del vicino o la strada.

La sicurezza delle nostre case può essere tutelata grazie a un moderno e poco costoso impianto di videosorveglianza. Ve ne sono di molti tipi, alcuni dei quali acquistabili anche su internet. La telecamera ha sempre una funzione di deterrente, anche quando è finta. C’è chi la collega con l’istituto di vigilanza privata e chi, per risparmiare, al proprio cellulare in modo da controllare, in ogni momento, cosa succede all’interno o all’esterno del proprio appartamento. Come tutti i sistemi di controllo, però, anche la telecamera di videosorveglianza per casa deve fare i conti con il rispetto dell’altrui privacy, specie quando è collocata in un edificio condominiale. Sicché, all’atto dell’installazione e della regolazione dell’angolo di visuale dell’obiettivo, le cose possono farsi rischiose per il proprietario: in ballo c’è la commissione di un reato per l’interferenza nella vita privata altrui e l’illecito trattamento dei dati senza consenso. Le regole che impongono il rispetto della riservatezza nei condomini sono state, in parte, precisate dal Garante della Privacy in un apposito vademecum; in altra parte sono state modificate dalla riforma del 2012 per facilitare l’installazione di impianti di controllo sulle parti comuni. In ultimo è arrivato il nuovo regolamento europeo meglio noto come Gdpr che contiene numerose novità in tema. In questo articolo faremo il punto della situazione e ci soffermeremo, in particolare, su quale angolo di ripresa può avere la telecamera di videosorveglianza per casa. Ma procediamo con ordine.

Videosorveglianza del condominio sulle parti comuni dell’edificio

Se la telecamera di videosorveglianza viene installata dal singolo condomino, a tutela del proprio appartamento, non c’è bisogno di chiedere il permesso all’assemblea o all’amministratore. Viceversa, quando la telecamera è installata dal condominio ed è puntata sulle parti comuni ove tutti transitano la legge prescrive la votazione e un predefinito quorum. In particolare, è necessario il consenso della maggioranza degli intervenuti all’assemblea in rappresentanza di almeno 500 millesimi [1].

Secondo quanto chiarito dal Garante della Privacy [2], la presenza di un sistema di videosorveglianza dev’essere segnalata da un cartello recante il simbolo di una telecamera e la dicitura «Area videosorvegliata» seguita dall’indicazione “La registrazione è effettuata da……… per fini di ……….. – Art. 13 del codice in materia di protezione dei dati personali (D. Lgs. 30/6/2003, n. 196)”.

In caso di registrazione, il periodo di conservazione delle immagini non può superare le 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini.

Videosorveglianza del condòmino sul proprio appartamento

Ogni singolo proprietario di appartamento o garage è libero di installare un impianto di videosorveglianza che però sia puntato unicamente sul proprio immobile o sulle relative pertinenze. Qui entra in gioco l’esigenza di contemperare la tutela della sicurezza con la privacy degli altri condomini. L’angolo di ripresa dell’obiettivo quindi non può mai finire sulle parti comuni (come scale, ascensore, pianerottolo, cortile, garage) o, peggio, sulla proprietà del vicino (la porta, lo zerbino, ecc.), anche se le immagini non vengono registrate [3].

Se la telecamera finisce per riprendere parti comuni, il condomino che l’installa deve farsi autorizzare dall’assemblea e deve ottenere il consenso di tutti gli altri condomini.

Inclinazione della telecamera di video sorveglianza

Una volta chiarito che la telecamera non può né inquadrare gli spazi comuni o l’altrui proprietà, bisogna definire quale può essere l’angolo di ripresa dell’obiettivo. È giocoforza infatti che l’impianto di videosorveglianza puntato sul proprio zerbino, ma a 60 gradi, finisce per inquadrare anche il vicino di casa. Ecco che quindi, al pari del luogo ove è puntata la telecamera, rileva anche l’inclinazione della stessa.

Secondo il tribunale di Bergamo [4], anche a 45 gradi una telecamera è illegale e va rimossa in quanto finisce per controllare il passeggio altrui, rivelando quando una persona entra o esce da casa.

L’orientamento dell’obiettivo è quindi il secondo punto su cui prestare massima attenzione per non commettere un reato. Bisogna pertanto evitare di riprendere le porte di ingresso dei vicini, le loro pertinenze, le finestre e i giardini [5].

La sentenza ha chiarito che gli impianti di videosorveglianza vanno rimossi anche se inquadrano soltanto i piedi di coloro che percorrono la strada comune, se la qualità delle immagini è scarsa e se l’obiettivo è puntato verso la strada, oggetto di servitù di passaggio.

La telecamera può riprendere la strada?

Per le ville e per chi abita al piano terra il problema è un altro: la possibilità che la telecamera finisca per riprendere la strada pubblica, dove transitano i pedoni che non sono necessariamente i condomini del medesimo edificio. È possibile installare la telecamera che inquadra il marciapiedi oppure bisogna chiedere il permesso al Sindaco o al Questore? La giurisprudenza ha detto che strade e aree pubbliche non possono finire nel mirino della telecamera di videosorveglianza [6]. In caso contrario, può scattare, oltre al procedimento penale, anche l’obbligo di rimozione e il risarcimento del danno.

Il Gdpr, ossia il nuovo regolamento europeo sulla privacy, ha però previsto una deroga se sussistono seri motivi di sicurezza, il che si verifica quando ad esempio la casa è stata già interessata dall’arrivo dei ladri o quando non vi sono cancelli tali da contrastare eventuali malintenzionati. Il tribunale di Salerno [7] ha ritenuto lecita l’installazione di una telecamera di un proprietario di una casa in aperta campagna, che aveva già subito furti in passato. Pertanto, a prescindere dal fatto che le telecamere riprendano o meno il fondo di passaggio del vicino, è legittimo il trattamento dei dati personali per uso domestico se è «necessario per la salvaguardia di interessi vitali dell’interessato o di un’altra persona», ha ritenuto lecito l’uso delle telecamere a circuito chiuso, anche se gestibili tramite una applicazione per smartphone, purché le immagini non siano divulgate.

Sempre secondo la Corte di Cassazione, non compie violazione della privacy chi installa sul proprio balcone delle telecamere di sicurezza che riprendano, né fraudolentemente né clandestinamente, non solo alcune parti dell’edificio, comuni a tutti gli inquilini, ma anche porzioni esterne dell’area di proprietà dei vicini di casa, se si tratta di spazi di pertinenza dell’abitazione di taluno ma di fatto non protetti alla vista degli estranei, assimilabili in quanto tali a luoghi esposti al pubblico [8]. Le riprese così effettuate sono utilizzabili nei procedimenti contro atti vandalici ai danni della propria abitazione. A proposito di immagini, è reato scattare ripetute fotografie ai componenti la famiglia di un condomino, al fine di documentare le violazioni al divieto di parcheggio nell’area condominiale, essendo sufficiente documentare il fatto fotografando il veicolo [9].

Videosorveglianza privata: ci vuole il cartello con l’avviso?

Il cartello con l’avviso della presenza di una telecamera di videosorveglianza è obbligatorio solo per il condominio ma non per il singolo proprietario che installa la telecamera sull’uscio di casa propria. Egli non deve avvisare né i passanti, né i vicini, né i propri ospiti della possibilità di finire ripresi se si avvicinano all’uscio.

Le telecamere finte sono lecite?

Già in passato, sulle stesse pagine di questo giornale, ci siamo preoccupati di rispondere al dubbio se le telecamere finte sono legali. Secondo un importante parere del Garante della Privacy [10], l’uso di telecamere finte è legale e non deve neanche rispettare le norme in materia di tutela della riservatezza. In altri termini non c’è necessità di apporre un cartello, né orientare l’occhio in modo da non invadere l’altrui proprietà. In altri termini se è vero che è lecito camminare con una pistola giocattolo senza porto d’armi, è altrettanto lecito utilizzare una telecamera finta senza chiedere autorizzazioni e senza dover apporre particolari avvisi. In proposito, il Garante della Privacy ha detto: «L’istallazione di una finta telecamera, non in grado di riprendere immagini o suoni, non comporta un trattamento di dati personali. Il ricorso presentato al Garante dalle persone che ritengono di essere state riprese, e relativo al trattamento delle informazioni eventualmente raccolte, è quindi inammissibile».

A riguardo, il tribunale di Latina [11] ha ritenuto lecita l’apposizione di una telecamera finta che punti sulla proprietà del vicino al solo fine di svolgere una funzione deterrente avverso potenziali intrusioni da parte di terzi malintenzionati. Non si pone infatti alcuna violazione della privacy in ragione dell’inidoneità della telecamera ad effettuare riprese.

Chi vuole installare una telecamera sul pianerottolo per controllare l’accesso alla propria abitazione può farlo, a patto che le riprese siano limitate allo spazio antistante la porta, e non interessino, quindi, le parti comuni.

note

[1] Art. 1122-ter cod. civ.

[2] Garante della privacy comunicato del 24/5/2004.

[3] Trib. Napoli, sent. n. 4446/18 dell’8.05.2018.

[4] Trib. Bergamo, sent. n. 1074/2018 del 9.05.2018.

[5] Trib. Catania, sent. n. 466/18 del 31.01.2018.

[6] Trib. Bergamo, sent. n. 1074/2018. Cfr. anche Trib. Monza, sent. n. 865/2018: «Le telecamere che puntano verso il giardino di proprietà esclusiva di un altro proprietario sono illegittime e devono pertanto essere rimosse. In assenza di prova contraria, a dimostrazione dell’orientamento delle telecamere valgono le fotografie prodotte dalla parte che ritiene lesa la propria sfera di riservatezza». Ed ancora Trib. Catania, sent. n. 466/2018: «Il condomino non può installare una telecamera che punti verso l’ingresso, le finestre del bagno e della cucina del vicino, in quanto si tratta di luoghi di privata dimora che devono essere protetti dalle illeciti intrusioni altrui. Il danno morale può essere quantificato in via equitativa in duemila euro».

[7] Trib. Salerno, ord. n. 8498/2017.

[9] Cass. sent. n. 44156/2008.

[10] Cass. sent. n. 15993/2006.

[10] Garante Privacy, decisione del 30.12.2003 [doc. web n. 1084610].

[11] Trib. Latina, sent. del 17.09.2018.


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