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I diritti dei figli di genitori separati o divorziati

8 Ottobre 2018


I diritti dei figli di genitori separati o divorziati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Ottobre 2018



Dal mantenimento all’affidamento condiviso, dal diritto di visita a quello alla bigenitorialità: tutte le tutele dei figli di coppie sposate e divorziate o delle coppie di fatto separate.

Ai fini legali, non c’è alcuna differenza tra figli di genitori divorziati e figli di coppie ancora unite in matrimonio. Allo stesso modo la legge ha cancellato ogni differenza tra i figli nati da coppie di fatto e figli invece nati all’interno di un matrimonio (sia esso avvenuto in Comune o in chiesa secondo il cosiddetto rito concordatario). Ciò nonostante, nella prassi, è indubbio che chi ha genitori separati è soggetto a una serie di problematiche che non ha invece chi vive in una famiglia unita. Nella migliore delle ipotesi c’è la lontananza dei genitori e la necessità di cambiare casa durante le feste o le vacanze per consentire il diritto di visita (di solito) al padre. Ci sono poi le normali difficoltà economiche cui si va incontro quando si vive con una sola persona e, da qui, le consuete rivendicazioni dell’assegno di mantenimento. Quando i rapporti tra gli ex coniugi o partner non sono idilliaci, a questi problemi si aggiungono anche tutta una serie di conflitti che possono portare il figlio, nella peggiore delle ipotesi, ad allontanarsi dalla figura di uno dei due genitori. Ciò sfocia in un conflitto interiore che culmina con la cosiddetta “alienazione parentale”, ossia il rifiuto di voler frequentare il genitore additato dall’altro come causa dei mali della famiglia. Si finisce per vivere problemi di adattamento e di crescita di non poco conto. Ecco perché il Garante dell’Infanzia ha, di recente, fissato una Carta con i diritti dei figli di genitori separati o divorziati. Si tratta più che altro di un memorandum che deve servire come guida e fanale per chi intende separarsi e divorziare. Non fanno eccezione le coppie di fatto.

Non si tratta di una legge, ma di un semplice lavoro di raccolta di dati e pensieri di un eterogeneo gruppo di giovani minorenni che ha potuto dar voce al pensiero dei tanti coetanei coinvolti, loro malgrado, nella separazione dei genitori. Il decalogo – che conferma quello che è il filo conduttore dei desideri della quasi totalità dei figli di separati – inizia con la richiesta di “essere amati”: a dimostrazione di come, quando l’universo degli adulti cessi, il figlio si senta perduto ed a volte direttamente colpevole della rottura e quindi chieda, come prima cosa, di essere confermato nella sua stessa esistenza. Seguono poi le affermazioni dei ragazzi rispetto ad un affermarsi della centralità degli “interessi” dei figli rispetto ai genitori.

In questo articolo, prendendo spunto da questo decalogo, vedremo anche ciò che stabilisce la legge e la giurisprudenza in modo da avere chiari tutti i diritti dei figli di genitori separati o divorziati e quali possibilità hanno questi di ricorrere al giudice se il padre o la madre non adempie ai propri doveri.

Abbiamo infatti, in un precedente articolo, individuato quali sono i diritti e i doveri tra genitori e figli. Ora ci occuperemo unicamente del caso delle coppie separate e divorziate anche se le due discipline hanno numerosi punti in contatto.

I diritti dei figli di coppie separate o divorziate

Prima di passare in rassegna la Carta pubblicata dal Garante dell’Infanzia, facciamo da noi il punto di quelle che sono le norme e le sentenze che garantiscono i diritti ai figli di coppie separate o divorziate. Tali diritti possono essere reclamati in tribunale in qualsiasi momento.

Diritto alla bigenitorialità

Ogni bambino ha diritto a mantenere significativi rapporti con entrambi i genitori e le rispettive famiglie di provenienza (zii, nonni, ecc.). Il che significa che se il giudice stabilisce – così come nella normalità dei casi – che il figlio vada a vivere con la madre, quest’ultima dovrà fare in modo che il proprio bimbo continui a vedere il padre (così come i nonni) secondo il calendario fissato dalla sentenza del tribunale. Il genitore che non collabora, frapponendo ostacoli, o che asseconda l’inerzia del figlio di non incontrare l’altro genitore è responsabile personalmente e, oltre a dover risarcire il danno all’ex, può perdere tanto l’affidamento condiviso quanto la collocazione del minore (si tratta però di provvedimenti che non scaturiscono alla prima violazione, ma solo nei casi più gravi).

Dall’altro lato il figlio ha diritto a che il genitore con cui non convive lo vada a trovare e partecipi alla sua vita, con tutti i progressi che la crescita comporta. Il che implica che il genitore assente può essere costretto a risarcire il danno al figlio anche una volta che questi sia divenuto maggiorenne. Egli potrà infatti citare in giudizio il padre (se ha vissuto con la madre) e chiedergli l’indennizzo per averlo privato del proprio affetto.

Affidamento condiviso come regola

La legge vuole che l’affidamento del figlio, di regola, sia condiviso tra entrambi i genitori, anche quando uno di questi abbia subito l’addebito e, con il proprio comportamento colpevole, abbia fatto naufragare il matrimonio. Si può essere pessimi coniugi ma ottimi genitori. L’affidamento condiviso impone uguali diritti e doveri tra genitori che dovranno condividere le scelte più importanti di vita del minore o del maggiorenne non ancora autosufficiente.

Solo quando uno dei due genitori si dimostri particolarmente inaffidabile o si sia macchiato di gravi colpe contro il figlio perde l’affidamento condiviso.

Diritto al mantenimento

Il figlio ha diritto ad essere mantenuto dal genitore con cui convive e a ricevere un assegno da parte dell’altro genitore oltre alla partecipazione (di solito nella misura del 50%) a tutte le spese straordinarie (come visite mediche, viaggi, acquisto di un veicolo, ecc.). Tale assegno viene determinato dal giudice all’atto della separazione o del divorzio; va versato nelle mani del genitore che si prende cura del minore. Quando il figlio supera i 18 anni può chiedere che l’assegno venga versato direttamente sul suo conto; in assenza di tale domanda fatta direttamente al genitore, le somme vanno ancora versate alla madre con cui convive.

Il figlio ha diritto ad essere mantenuto finché non raggiunge un sufficiente grado di autosufficienza economica; il che significa ottenere un impiego consono alla propria formazione e aspirazione. La giurisprudenza ritiene tale anche un part-time ma non una borsa di studi o un lavoretto serale o stagionale per mantenersi. Una volta però raggiunta l’indipendenza economica si perde per sempre il mantenimento, anche se tale autosufficienza dovesse venir meno dopo poco (si pensi al figlio prima assunto e poi licenziato dopo pochi mesi).

Se il genitore obbligato non adempie al pagamento dell’assegno di mantenimento dei figli, la parte interessata (di regola l’altro coniuge) può chiedere al giudice di ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro al genitore obbligato, di versare le somme dovute direttamente ai figli. Si tratta del cosiddetto ordine di pagamento diretto che di solito coinvolge la busta paga. Per soggetto terzo si intende ad esempio: il datore di lavoro; l’ente che eroga la pensione; chiunque sia debitore di somme di denaro periodiche nei confronti del genitore obbligato come il conduttore di un immobile o l’onerato di una rendita vitalizia.

In caso di inadempienze da parte di uno dei genitori (ad esempio in caso di inadempimento totale o parziale dell’obbligo di contribuire al mantenimento dei figli), l’altro coniuge può chiedere al tribunale di garantire l’attuazione e l’osservanza del provvedimento di affidamento e mantenimento dei figli.

Se il giudice verifica che vi sono gravi inadempienze relative agli obblighi di natura patrimoniale può adottare (anche congiuntamente alle statuizioni sopra precisate) una delle seguenti misure:

  • ammonire il genitore inadempiente;
  • disporre il risarcimento dei danni: a) nei confronti del figlio; b)a carico di uno dei genitori a favore dell’altro;
  • condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della cassa delle ammende.

I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari.

Il genitore che non paga l’assegno di mantenimento può essere chiamato a rispondere, a seconda della gravità del fatto, di due reati diversi i quali, pur avendo come caratteristica comune l’inadempimento all’obbligazione fissata dal giudice civile sono autonomi, in quanto hanno elementi costitutivi diversi:

  • la violazione degli obblighi di natura economica, che presuppone un provvedimento giudiziale e un assegno determinato in sede giudiziaria;
  • il reato di omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai familiari, che presuppone lo stato di bisogno dei figli.

Diritto alla casa

Il figlio ha diritto a vivere nella casa ove è cresciuto, sia questa di proprietà del genitore con cui non convive che in affitto. Sarà il giudice ad assegnare il possesso dell’immobile al genitore presso cui viene collocato il minore. Ma se il figlio decide un giorno di vivere da solo, la casa torna al legittimo proprietario e anche il genitore convivente dovrà andare via.

La Carta dei diritti dei figli di separati o divorziati

Veniamo ora alla Carta pubblicata dal Garante. Può sembrare l’elenco delle buone intenzioni ma, al contrario rappresenta – ed è il prodotto del lavoro di analisi di adolescenti protagonisti involontari della crisi familiare – un vero e proprio atto di accusa nei confronti di chi, ignaro della vera e propria sofferenza dei figli e del diritto di questi ad essere rispettati, vorrebbe realizzare una ripartizione di tempi che non tenga conto della specifica realtà familiare solo per ricucire lo strappo all’orgoglio degli adulti. Vediamo allora quali sono i diritti dei figli di coppie separate o divorziate secondo il Garante.

I figli hanno il diritto di continuare ad amare ed essere amati da entrambi i genitori e di mantenere i loro affetti

I figli hanno il diritto di essere liberi di continuare a voler bene ad entrambi i genitori, hanno il diritto di manifestare il loro amore senza paura di ferire o di offendere l’uno o l’altro. I figli hanno il diritto di conservare intatti i loro affetti, di restare uniti ai fratelli, di mantenere inalterata la relazione con i nonni, di continuare a frequentare i parenti di entrambi i rami genitoriali e gli amici.

L’amore non si misura con il tempo ma con la cura e l’attenzione.

I figli hanno il diritto di continuare ad essere figli e di vivere la loro età

I figli hanno il diritto alla spensieratezza e alla leggerezza, hanno il diritto di non essere travolti dalla sofferenza degli adulti. I figli hanno il diritto di non essere trattati come adulti, di non diventare i confidenti o gli amici dei loro genitori, di non doverli sostenere o consolare. I figli hanno il diritto di sentirsi protetti e rassicurati, confortati e sostenuti dai loro genitori nell’affrontare i cambiamenti della separazione.

I figli hanno il diritto di essere informati e aiutati a comprendere la separazione dei genitori

I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nella decisione della separazione e di essere informati da entrambi i genitori, in modo adeguato alla loro età e maturità, senza essere caricati di responsabilità o colpe, senza essere messi a conoscenza di informazioni che possano influenzare negativamente il rapporto con uno o entrambi i genitori. Hanno il diritto di non subire la separazione come un fulmine, né di essere inondati dalle incertezze e dalle emozioni dei genitori. Hanno il diritto di essere accompagnati dai genitori a comprendere e a vivere il passaggio ad una nuova fase familiare.

I figli hanno il diritto di essere ascoltati e di esprimere i loro sentimenti

I figli hanno il diritto di essere ascoltati prima di tutto dai genitori, insieme, in famiglia. I figli hanno il diritto di poter parlare sentendosi accolti e rispettati, senza essere giudicati. I figli hanno il diritto di essere arrabbiati, tristi, di stare male, di avere paura e di avere incertezze, senza sentirsi dire che “va tutto bene”. Anche nelle separazioni più serene i figli possono provare questi sentimenti e hanno il diritto di esprimerli.

I figli hanno il diritto di non subire pressioni da parte dei genitori e dei parenti

I figli hanno il diritto di non essere strumentalizzati, di non essere messaggeri di comunicazioni e richieste esplicite o implicite rivolte all’altro genitore. I figli hanno il diritto di non essere indotti a mentire e di non essere coinvolti nelle menzogne.

I figli hanno il diritto che le scelte che li riguardano siano condivise da entrambi i genitori

I figli hanno il diritto che le scelte più importanti su residenza, educazione, istruzione e salute continuino ad essere prese da entrambi i genitori di comune accordo, nel rispetto della continuità delle loro abitudini. I figli hanno il diritto che eventuali cambiamenti tengano conto delle loro esigenze affettive e relazionali.

I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nei conflitti tra genitori

I figli hanno il diritto di non assistere e di non subire i conflitti tra genitori, di non essere costretti a prendere le parti dell’uno o dell’altro, di non dover scegliere tra loro. I figli hanno il diritto di non essere costretti a schierarsi con uno o con l’altro genitore e con le rispettive famiglie.

I figli hanno il diritto al rispetto dei loro tempi

I figli hanno bisogno di tempo per elaborare la separazione, per comprendere la nuova situazione, per adattarsi a vivere nel diverso equilibrio familiare. I figli hanno bisogno di tempo per abituarsi ai cambiamenti, per accettare i nuovi fratelli, i nuovi partner e le loro famiglie. Hanno il diritto di essere rassicurati rispetto alla paura di perdere l’affetto di uno o di entrambi i genitori, o di essere posti in secondo piano rispetto ai nuovi legami dei genitori.

I figli hanno il diritto di essere preservati dalle questioni economiche

I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nelle decisioni economiche e che entrambi i genitori contribuiscano adeguatamente alle loro necessità. I figli hanno il diritto di non sentire il peso del disagio economico del nuovo equilibrio familiare, e di non subire ingiustificati cambiamenti del tenore e dello stile di vita familiare, di non vivere forme di violenza economica da parte di un genitore.

I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni che li riguardano

I figli hanno il diritto di essere ascoltati, ma le decisioni devono essere assunte dai genitori o, in caso di disaccordo, dal giudice. I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni prese, in particolare quando divergenti rispetto alle loro richieste e ai desideri manifestati. I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni non contrastanti da parte dei genitori.

note

Autore immagine: 123rf com 


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1 Commento

  1. Avvenire del 22/09/18 pag. 2

    FREQUENTAZIONE DEI PARENTI DA PARTE DEI MINORI

    Gentile direttore, la frequentazione dei parenti da parte dei minori è contrassegnata con “rapporti significativi” nel nuovo testo Pillon dell’affidamento condiviso così come nel precedente. Non condivisibile. Si rischia che la frequentazione dei parenti sia realizzata mentre uno dei due genitori è libero e disponibile a seguire i figli. Per una giusta frequentazione dei figli basterebbe segnalare che un genitore può stare con i figli non meno di 12 giorni al mese e non più di 18 giorni al mese, in maniera diametralmente opposto all’altro. Il tutto in linea con le disponibilità di tempo dei due genitori. Silvio Pammelati Roma

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