Reddito di cittadinanza senza requisiti: cosa si rischia?

8 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Ottobre 2018



Carcere e multe per chi fa il furbo dichiarandosi povero senza esserlo, rifiutandosi di lavorare o con separazioni o divorzi finti per avere il sussidio.

Fatta la legge, fatta la trappola si dice spesso. Ed in questo, gli italiani sono spesso dei maestri. Lo dimostra il fatto che, nel corso di quest’anno, da ogni 10 controlli della Guardia di Finanza sulla situazione economica dei contribuenti emergono sei finti poveri. Cioè, il 60% bara sulle proprie condizioni. Così, si può presumere che non mancherà chi tenterà di approfittare senza requisiti del reddito di cittadinanza, il provvedimento in arrivo nel 2019 a sostegno di chi vive sotto la soglia di povertà.

780 euro possono fare gola a chiunque.

Ma cosa rischia chi ottiene il reddito di cittadinanza senza requisiti? E con quale scusa si può chiedere il sussidio pur sapendo di non averne diritto?

Una delle armi contro le truffe che il Governo intende sfoderare è quella di un più attento controllo sull’Isee per ottenere il reddito di cittadinanza, anche se l’indicatore – ad oggi ed in assenza di un apposito disegno di legge – non è tra i criteri di accesso. Tuttavia, il pericolo non arriva soltanto da chi dichiara di avere meno di quello che, in realtà, possiede: saranno da controllare con un occhio più attento anche finte separazioni e falsi divorzi, messi in atto esclusivamente per risparmiare l’assegno di mantenimento e farglielo pagare allo Stato come sussidio.

Occhi aperti, dunque, per individuare chi pretende di avere il reddito di cittadinanza senza requisiti.

Cosa rischia? Secondo quando annunciato dal vicepremier Luigi Di Maggio, la pena sarà severa e prevede il carcere, oltre ad una multa piuttosto salata.

Reddito di cittadinanza: i requisiti

Quali sono i requisiti senza i quali non sarebbe possibile ottenere il reddito di cittadinanza? In primo luogo, occorre essere disoccupati oppure vivere al di sotto della soglia di povertà. Questa soglia è stata collocata in 780 euro nel 2014 dall’Eurostat ed a quella ha fatto riferimento il Governo, visto che ha fissato proprio in 780 euro l’importo del sussidio (anche se i dati del 2016 dicono che la soglia di povertà ha già superato gli 800 euro).

Quindi senza lavoro, indigenti e con reddito o pensione sotto i 780 euro.

Dopodiché occorre essere maggiorenni e vivere in Italia da almeno 10 anni. E darsi da fare per superare l’attuale situazione di povertà.

Avere diritto al reddito di cittadinanza, infatti, comporta muoversi per cercare un lavoro e per riqualificarsi attraverso dei corsi di formazione proposti spesso dai Centri per l’impiego. Ma vuol dire anche lavorare gratuitamente 8 ore alla settimana per il proprio Comune di residenza, a meno che si abbia un lavoro ma con uno stipendio ridicolo, cioè si venga sottopagati.

Non c’è spazio per chi vuole di incassare il sussidio e passare le giornate a base di poltrona, birra e tv.

Nello specifico, e sempre che il soggetto non sia pensionato, occorre:

  • iscriversi presso un Centro per l’impiego dando immediata disponibilità a lavorare;
  • cominciare un percorso per essere aiutati a trovare un lavoro dimostrando la vera disponibilità a non restare disoccupato;
  • dimostrare di essere disposti a lavorare gratuitamente per il proprio Comune per almeno 8 ore settimanali;
  • frequentare dei corsi di riqualifica o di aggiornamento professionale;
  • fare ricerca attiva di lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare qualsiasi variazione del proprio reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che vengano proposti.

Reddito di cittadinanza: cosa rischia chi non ha i requisiti

Chi pretende oppure – ancora peggio – ottiene il reddito di cittadinanza senza requisiti perché ha mentito al momento sulla propria situazione economica al momento della richiesta o perché non rispetta le condizioni poste per fruire del sussidio, rischia grosso. Il minore dei mali è quello di vedersi ritirare l’agevolazione, nel caso si rifiuti di lavorare quelle 8 ore gratuite per il proprio Comune oppure per tre volte un’offerta di lavoro proposta dal Centro per l’impiego.

Il peggio arriva quando chi ha avuto il reddito di cittadinanza ha mescolato le carte a suo favore raccontando di essere più povero di quello che, in realtà, è. Sono previsti, in base alla normativa in vigore [1]:

  • la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 51 a 1.032 euro per chi mente sulle condizioni personali o di reddito con artifizi o raggiri per avere un beneficio assistenziale (come, infatti, è il reddito di cittadinanza);
  • da uno a cinque anni di carcere e la multa da 309 a 1.549 euro se il danneggiato è lo Stato o un ente pubblico.

La giurisprudenza, inoltre, si è pronunciata diverse volte contro chi ha tentato di fare il furbo per ottenere un sussidio o dei contributi pubblici. È il caso del Tribunale di Nocera [1], che ha inflitto recentemente una pena di quattro mesi di reclusione ed una multa di 40 euro a chi ha presentato all’Inps finte cessazioni di rapporti di lavoro. Una pena che poteva arrivare a sette anni di carcere [2] se il giudice l’avesse ritenuta opportuna per chi cerca in modo truffaldino di ottenere contributi pubblici a sostegno dell’economia e delle attività produttive [3].

Reddito di cittadinanza e finte separazioni

È possibile che qualcuno «ci marci» sul reddito di cittadinanza senza requisiti inventandosi di sana pianta una finta separazione o un finto divorzio? E con quali conseguenze?

 Tutto è possibile, con un po’ di insano ingegno.

Oggi, infatti, prima di concedere l’assegno di mantenimento di fronte ad una separazione o ad un divorzio il giudice chiede al coniuge economicamente più debole di provare i suoi tentativi di migliorare le cose e di trovare un modo per vivere in maniera autonoma, senza dipendere dall’assegno dell’ex marito o dell’ex moglie, come può essere l’iscrizione ad un Centro per l’impiego.

Con l’arrivo del reddito di cittadinanza, per quanto – come abbiamo spiegato – la volontà di trovare un lavoro sia tra i requisiti fondamentali per ottenerlo, sarà lo Stato a farsi carico del coniuge separato o divorziato in difficoltà economica. Ed è a quel punto che l’altro coniuge si sentirà nel diritto di presentare ricorso: se è lo Stato a togliere l’ex dall’indigenza, perché dovrebbe pensarci pure lui? O, per lo meno, perché dovrebbe pagare l’intera cifra dell’assegno e non solo una parte?

Questo comporta anche il rischio di truffa, nel caso in cui il marito o la moglie siano disoccupati ma quello che lavora abbia un reddito che supera la soglia di indigenza (mettiamo che guadagni 3.000 euro al mese, oltre a qualche soldo investito qua e là). Io e te ci separiamo per finta, lo Stato riconosce a te che non lavori il reddito di cittadinanza, io non ti pago il mantenimento e ci portiamo a casa 780 euro in più per qualche anno. Se, poi, siamo pensionati meglio ancora: la pensione di cittadinanza ti resta a vita. Bene, ora questi aspiranti furbetti sanno quello che rischiano.

note

[1] Trib. Nocera sent. n. 820/2018, n. 963/2018, n. 965/2018, n. 1115/2018 tra le altre.

[2] Art. 640 cod. pen.

[3] Art. 640 bis cod. pen.


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