Tari seconda casa disabitata

28 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Ottobre 2018



Non basta che la seconda casa sia disabitata per avere diritto a non pagare la Tari. Infatti, devono ricorrere anche altre condizioni. Vediamo quali sono

Pagare le tasse non fa mai piacere e la Tari (cioè la tassa sui rifiuti) non fa eccezione. Ebbene, se è indubbio che la tassa sui rifiuti relativa alla prima casa – o comunque alla casa d’abitazione – debba essere sempre versata al comune nel quale si trova l’immobile, ciò non è sempre vero quando si tratta della seconda casa rimasta disabitata. Stop ai facili entusiasmi, però. Il fatto che vi sia una casa disabitata (p.es. perché sfitta o a causa di lavori al suo interno) non è di per sé sufficiente per poter accampare il diritto di non versare questa tassa. Infatti, il presupposto della Tari – ossia la circostanza dalla quale scaturisce l’obbligo del pagamento – è costituito dal possesso o dalla detenzione di locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti urbani [1]. Dunque, è sufficiente che tali aree o locali siano, anche solo potenzialmente, in grado di produrre rifiuti urbani per far sorgere l’obbligo di pagamento.

Ciò si giustifica con il fatto che la Tari serve a finanziare i costi della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, vale a dire di un servizio divisibile in quanto rivolto a soggetti determinati. Pertanto, basta che tali soggetti siano semplicemente idonei a usufruire di quel servizio – indipendentemente dal fatto che, nella realtà, ne beneficino oppure no – per far nascere l’obbligo tributario. A questo punto, quindi, ti starai chiedendo “La Tari sulla seconda casa disabitata devo pagarla oppure no?”.

Cos’è la Tari?

La Tari è uno dei tre tributi – insieme all’Imu (Imposta municipale unica) e alla Tasi (Tassa sui servizi indivisibili) – che compongono la Iuc (Imposta unica comunale).

A partire dal 2014 essa sostituisce le vecchie Tia (Tariffa di igiene ambientale), Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) e Tares (Tassa comunale sui rifiuti e sui servizi).

La sua funzione è quella di finanziare i costi sostenuti dal comune per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Il soggetto passivo del tributo è l’utilizzatore di tali servizi, il quale non deve essere necessariamente il proprietario dell’immobile. Infatti è tenuto al pagamento chiunque possieda o detenga, a qualunque titolo, locali oppure aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, idonei a produrre rifiuti urbani.

La tassa non si applica alle aree scoperte che costituiscano pertinenze o accessori (purché non operative) di locali tassabili né alle aree comuni condominiali, indicate dall’art. 1117 cod. civ., che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

La Tari si calcola sulla base della superficie calpestabile degli immobili interessati

Casa disabitata: in quali casi non è dovuta la Tari?

Uno dei fondamenti della Tari è costituito dal principio – elaborato dal diritto comunitario – per il quale “chi inquina paga”.

Pertanto, chi non ha la possibilità di inquinare non è tenuto a pagare.

Tale impossibilità si ravvisa per quei locali che non soltanto sono disabitati ma, di fatto, non risultano nemmeno abitabili.

Per non pagare la Tari sulla seconda casa disabitata è dunque necessario che nell’immobile in questione manchino

– gli arredi

– gli allacci per i servizi di fornitura di acqua, gas e luce [2].

Non vi è dubbio, infatti, che entrambi questi indici siano significativi della non abitabilità del locale.

Per converso, dall’attivazione anche di una sola utenza si presume che l’immobile è abitabile e quindi potenzialmente produttivo di rifiuti, con conseguente applicazione del tributo. Peraltro, il contribuente può sempre fornire la prova contraria, ossia dimostrare che, di fatto, l’appartamento è disabitato.

L’assenza di utenze va dimostrata documentalmente, mentre l’effettiva assenza di arredamento può essere oggetto di verifica da parte del comune tramite apposite ispezioni.

Inoltre, il regolamento comunale può prevedere specifiche ipotesi di esenzione o di riduzione del tributo, come, per esempio, nel caso in cui l’immobile sia occupato solo per limitati periodi nel corso dell’anno a causa di un suo utilizzo puramente stagionale.

Anche per questo motivo è opportuno leggere che cosa stabilisce in proposito il regolamento del comune.

note

[1] Art. 1, comma 641 della legge 147/2013

[2] Cassazione n. 8383 del 5 aprile 2013


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