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Un avvocato può essere assunto?

18 novembre 2018


Un avvocato può essere assunto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 novembre 2018



Molti avvocati lavorano di fatto alle dipendenze di altri professionisti, ma in realtà non sono dipendenti perché gli avvocati non possono essere assunti.

Qualunque avvocato si sarà sentito chiedere almeno una volta: «sei stato assunto?», oppure «sei a tempo indeterminato?». Se hai mai fatto una di queste domande ad un avvocato sappi che probabilmente l’avrai messo un po’ in difficoltà nel risponderti. Infatti, gli avvocati non possono essere assunti, cioè non possono svolgere un lavoro dipendente, ma devono per forza essere lavoratori autonomi. Un’altra domanda che molti avvocati si sentono fare è: «hai uno studio per conto tuo?». Insomma, nell’immaginario comune l’avvocato o è un dipendente che lavora per altri colleghi o è un lavoratore autonomo che ha il proprio studio e che tanto più guadagna quanti più clienti riesce ad avere. La realtà è però un po’ diversa. Innanzitutto bisogna distinguere tra chi è solo abilitato all’esercizio della professione d’avvocato, ma non è iscritto all’ordine degli avvocati e chi invece fa l’avvocato, cioè chi esercita concretamente perché è iscritto all’ordine. Solo questi ultimi possono «fare» gli avvocati, cioè possono, tanto per intenderci, firmare gli atti processuali e presentarsi in udienza davanti ad un giudice. I primi, anche se sono abilitati, non essendo iscritti all’ordine non possono compiere le attività tipiche dell’avvocato, come rappresentare in una causa i propri assistiti. Chi non è iscritto all’ordine, pur essendo abilitato all’esercizio della professione, non ha limiti, nel senso che può essere assunto da chiunque (pubblica amministrazione, banche, assicurazioni, imprese ecc.). Gli avvocati iscritti all’ordine, invece, devono per forza essere liberi professionisti. Un avvocato può essere assunto? Un avvocato non può fare il dipendente. Se ti sembra che non sia così, prova a leggere fino in fondo questo articolo.

Cosa non possono fare gli avvocati?

L’esercizio della professione d’avvocato è incompatibile con molte altre attività. In particolare, la legge sull’ordinamento forense prevede che chi svolge l’attività d’avvocato, essendo iscritto all’ordine, non può contemporaneamente svolgere [1]:

1.qualsiasi attività di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente (ad esempio, il mediatore immobiliare o il notaio). Questo divieto conosce però alcune eccezioni. È infatti consentito all’avvocato iscriversi all’albo:

  • dei dottori commercialisti;
  • dei revisori contabili;
  • dei consulenti del lavoro;
  • dei giornalisti pubblicisti (ma non in quello dei giornalisti professionisti);

2.qualsiasi attività d’impresa commerciale svolta in nome proprio e per conto di altri. L’avvocato, insomma, non può fare l’imprenditore, ad eccezione dell’imprenditore agricolo. L’avvocato non solo non può esercitare l’attività d’impresa individualmente, ma non può nemmeno essere:

  • socio illimitatamente responsabile di una società di persone (di una s.n.c. o s.a.s. per intenderci);
  • amministratore di una società di persone;
  • amministratore unico, consigliere delegato o presidente del consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione di società di capitali (s.r.l., s.p.a. o s.a.p.a.). Questo significa che non c’è incompatibilità se l’avvocato è presidente del c.d.a., ma non ha effettivi poteri di gestione.

Le uniche eccezioni a queste incompatibilità sono costituite dai casi in cui la società si occupi esclusivamente dell’amministrazione di beni personali o familiari o nel caso in cui la società sia pubblica. Ovviamente, l’avvocato può creare uno studio legale e magari costituire anche una società tra professionisti con i suoi colleghi;

3.qualsiasi attività di lavoro subordinato. Insomma, la risposta al quesito del titolo di questo articolo è che l’avvocato non può essere assunto da nessuno, anche se di seguito ti spieghiamo quali possono essere le eccezioni a questa regola.

Perché gli avvocati non possono essere assunti?

Come detto, gli avvocati non possono svolgere alcuna forma di lavoro dipendente. Tanto per intenderci, non possono essere assunti nemmeno da altri avvocati. La legge sull’ordinamento forense stabilisce infatti che l’avvocato è un libero professionista [2]. Che senso ha questa previsione? Il senso è visto nella garanzia di indipendenza ed autonomia che deve caratterizzare la professione d’avvocato. L’avvocato infatti, per l’alta funzione sociale che riveste (la difesa dei diritti dei cittadini è uno dei diritti inviolabili del nostro ordinamento), deve poter essere libero ed autonomo, mentre il lavoratore dipendente è per definizione diretto e coordinato dal suo datore di lavoro.

Essere lavoratori dipendenti o autonomi non comporta differenze soltanto a livello di contratto di lavoro o nella fiscalità (al dipendente paga tasse e contributi il proprio datore di lavoro, mentre il lavoratore autonomo le versa in prima persona). La differenza è infatti più profonda: l’avvocato non può essere assunto perché deve essere indipendente nelle sue scelte e non può essere diretto da qualcun altro.

Tutto il complesso di norme che regolano la professione d’avvocato è infatti mirato a garantire la sua indipendenza, così ad esempio:

  • l’avvocato è sempre libero di rifiutare un incarico o di rinunciare al mandato, anche durante un processo in corso, stando solamente attento a non danneggiare il diritto di difesa del proprio cliente (ad esempio, l’avvocato non può rinunciare al mandato la sera prima dell’udienza, perché il cliente non avrebbe il tempo di trovare un altro avvocato durante la notte). L’avvocato può sempre rifiutarsi di accettare l’incarico di un cliente, quando magari sente che l’accettazione del mandato possa creargli un problema di coscienza (pensa al classico caso della difesa nel processo penale di un efferato criminale). L’unica eccezione è costituita dal difensore d’ufficio: questi, quando viene nominato, non può rifiutarsi di svolgere un incarico. In alcuni casi, l’avvocato ha addirittura il dovere di rifiutare un mandato, quando ad esempio si trova in conflitto d’interessi oppure ancora quando l’incarico presuppone delle competenze in specifici ambiti che l’avvocato non possiede (pensa ad esempio se ad un avvocato divorzista si presenta un cliente che ha bisogno di essere difeso in un processo per omicidio). Se l’avvocato fosse un dipendente, invece, egli non potrebbe rifiutarsi di svolgere un incarico perché sarebbe il suo datore di lavoro ad affidarglielo;
  • l’avvocato risponde sempre personalmente davanti al cliente. L’avvocato che viene incaricato dal cliente è sempre responsabile di fronte a questi per le proprie azioni professionali. Se l’avvocato compie un errore, ad esempio, non potrà giustificarsi dicendo che ha solo eseguito gli ordini e che si è limitato a fare quello che gli era stato detto da qualcun altro. L’avvocato si assume la responsabilità di ogni sua scelta ed azione e ne risponde davanti al cliente. Anche quando l’incarico viene affidato dal cliente ad uno studio associato o anche ad una società tra professionisti, la prestazione è svolta sempre da un avvocato (o più avvocati) individuati specificamente, con nome e cognome, perché questi risponderanno personalmente di fronte al cliente. Insomma il tuo avvocato non sarà mai lo studio Rossi & Partners, ma sarà sempre l’avvocato Mario Rossi o l’avvocato Giuseppe Verdi [3].

Gli avvocati possono scrivere libri o articoli?

Gli avvocati possono svolgere attività di lavoro autonomo di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale. Questo significa che gli avvocati possono scrivere libri, pubblicare articoli, partecipare a convegni e a trasmissioni televisive, anche dietro compenso. Anzi, le pubblicazioni scientifiche o la partecipazione ai convegni come relatori comporta l’attribuzione di crediti formativi: infatti, gli avvocati sono obbligati ad aggiornarsi ogni anno e per farlo devono ottenere un certo numero di crediti attraverso la partecipazioni a conferenze e seminari.

Conosco un avvocato che lavora nell’ufficio legale di una banca: è possibile?

Come detto, un avvocato potrebbe essere abilitato all’esercizio della professione, ma non esercitarla effettivamente. Ricordati che per esercitare la professione, avere superato l’esame di Stato non basta: bisogna infatti essere iscritti all’ordine degli avvocati. Tuttavia, la legge consente a chi è stato iscritto, almeno una volta, all’ordine degli avvocati (e poi si è magari cancellato perché ha cambiato lavoro) di utilizzare il titolo di «avvocato» [4]. Ciò significa che anche colui che è abilitato, ma non iscritto all’ordine attualmente, potrà presentarsi come avvocato e firmarsi nei documenti con tale titolo. Questo comporta che per lui non valgono i divieti che sono imposti agli avvocati e quindi, tra le altre cose, egli potrà essere assunto da qualunque struttura, come uno studio legale, una banca, un’assicurazione o un’impresa.

La legge sull’ordinamento forense prevede infatti che l’avvocato possa svolgere attività di consulenza legale e assistenza stragiudiziale con un contratto di lavoro subordinato [5], ma non può iscriversi all’ordine e quindi non potrà svolgere le attività tipiche dell’avvocato [6] (che, lo ricordiamo, sono la rappresentanza del proprio assistito nel processo).

Conosco un avvocato che lavora nell’ufficio legale dell’INPS: è possibile?

È possibile che tu conosca un avvocato che lavora nell’ufficio legale dell’INPS o di qualsiasi altro ente pubblico. Svolgere l’attività d’avvocato alle dipendenze di un ente pubblico costituisce infatti una delle eccezioni alla regola per cui l’avvocato non può fare il dipendente [7].

In altre parole, un avvocato può farsi assumere da un ente pubblico (come l’INPS) ed essere allo stesso tempo iscritto all’ordine degli avvocati (senza alcuna incompatibilità), purché:

  • presso l’ente pubblico sia istituito un apposito e stabile ufficio legale;
  • venga assicurata all’avvocato indipendenza ed autonomia nella gestione stabile ed esclusiva delle pratiche legali dell’ente;
  • sia previsto un trattamento economico adeguato all’importanza dell’attività professionale.

Gli avvocati che lavorano negli uffici legali degli enti pubblici devono iscriversi all’ordine degli avvocati in un apposito albo, diverso da quello ordinario in cui sono iscritti tutti gli altri.

Il professore di diritto di mio figlio fa l’avvocato: è possibile?

Un’altra eccezione alla regola per cui gli avvocati non possono essere assunti è rappresentata dalla possibilità di insegnare materie giuridiche o fare ricerca nelle seguenti scuole:

  • università;
  • scuole secondarie (medie e superiori) statali o private parificate;
  • istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione.

Attualmente la Corte di Cassazione ed il consiglio nazionale forense ritengono invece che gli avvocati non possano insegnare nelle scuole elementari.

Un avvocato non può essere assunto: sarà sempre così?

Tutto quanto detto finora potrebbe cambiare. È infatti in discussione in Parlamento un disegno di legge che propone di inserire un’altra eccezione alla regola per cui l’avvocato non può essere assunto [8]. Si vuole prevedere, infatti, che gli avvocati possano lavorare con un contratto di lavoro subordinato, anche se soltanto presso altri professionisti che esercitano la professione forense. Infatti, molti di loro lavorano già come se fossero dei dipendenti: non hanno propri clienti, ma eseguono soltanto gli incarichi affidatigli da altri avvocati, che gli forniscono anche i mezzi per esercitare la professione (la stanza, il pc, il telefono, la fotocopiatrice, le riviste giuridiche ecc.). Questi avvocati di fatto eseguono gli incarichi che gli vengono assegnati, rispettando l’orario di lavoro dello studio e ricevendo un compenso determinato il più delle volte in misura fissa. Questi sono tutti elementi, come avrai capito, propri del lavoro dipendente.

E allora qual è il problema, ti chiederai. Perché vogliono approvare una legge di riforma se già alcuni avvocati lavorano come dipendenti? Perché questi ultimi, nonostante facciano di fatto i dipendenti di altri professionisti, non hanno le tutele tipiche del lavoro subordinato: il più delle volte non hanno un contratto, quindi possono essere «licenziati» senza alcun motivo e senza alcun preavviso, il compenso non è stabilito da nessun contratto collettivo nazionale, le ferie, le malattie e la maternità non sono pagate, le imposte ed i contributi previdenziali sono interamente a loro carico ecc.

Quindi, in conclusione, il progetto di legge, secondo i suoi promotori, non farebbe altro che regolarizzare una situazione assai diffusa e generalizzata nel mondo dell’avvocatura italiana.

Di ALBERTO MELOTTO

note

[1] Art. 18 L. 247/2012.
[2] Art. 2 L. 247/2012.
[3] Artt. 4 e 5 L. 247/2012.
[4] Art. 2 co. 7 L. 247/2012.
[5] Art. 2 co. 6 L. 247/2012.
[6] Consiglio nazionale forense, parere 10.03.2017.
[7] Art. 19 co.3 e art. 23 L. 247/2012.
[8] D. D. L. n. 428 presentato alla Camera dei deputati il 28.03.2018.


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