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Amministrazione di sostegno: che cos’è e come si chiede

20 febbraio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 febbraio 2013



Le persone che, per qualsiasi motivo, non riescono a provvedere a se stesse e ai loro bisogni quotidiani possono chiedere di essere affiancate da un amministratore di sostegno. Vediamo di cosa si tratta e come ottenere questa forma di assistenza.

Capita spesso che i soggetti più deboli della nostra società non abbiano un’adeguata protezione e un sufficiente aiuto nella cura della propria persona e del proprio patrimonio. Questo accade per i motivi più diversi: per esempio, la mancanza di parenti prossimi che si prendano cura di loro o particolari malattie che ne rendono difficoltosa l’assistenza, o ancora la natura dei disturbi da cui sono affette che ne impedisce l’interdizione o l’inabilitazione. L’amministrazione di sostegno soccorre tutte queste persone svantaggiate e che tuttavia hanno bisogno di assistenza continua e qualificata.

Basti pensare agli anziani che vivono soli e che, non avendo più familiari in grado di aiutarli, sono abbandonati a loro stessi; a coloro che sono ricoverati in ospedale e non possono muoversi; ai malati terminali o a tutti quelli che si trovano in coma o in stato vegetativo permanente; ai mutilati o ai disabili in genere; per non parlare di tutti coloro che hanno malattie o disturbi psichici temporanei. Sono tutti esempi di soggetti che non possono essere interdetti o inabilitati perché non dichiarabili infermi di mente, nemmeno a livello parziale, ma che hanno comunque bisogno di qualcuno che si occupi di loro in pianta stabile.

Un amministratore di sostegno è una persona che si affianca al soggetto bisognoso e, a seconda della situazione in cui versa quest’ultimo, lo supporta assistendolo o sostituendolo in alcuni o tutti gli atti che lo riguardano, come ad esempio le relazioni con la Pubblica Amministrazione, con banche ed enti previdenziali, la stipulazione di contratti, la prestazione del consenso a operazioni chirurgiche e atti di disposizione del proprio corpo come prelievi e donazioni di organi. In tutti questi casi è l’amministratore di sostegno ad agire in nome e per conto del beneficiario oppure ad affiancarlo personalmente nel compimento dei vari atti individuati.

Ciò che differenzia l’amministrazione di sostegno dall’interdizione da un lato e dall’inabilitazione dall’altro è che essa consente al beneficiario di mantenere una propria e maggiore autonomia su alcuni tipi di operazioni, concordando invece gli ambiti specifici di intervento dell’amministratore. Ad esempio si può prevedere che quest’ultimo affianchi l’interessato per tutte le vendite oltre un certo valore (vendite, donazioni ecc.). Al contrario, l’interdizione e l’inabilitazione sono provvedimenti più vincolanti e limitativi.

Il procedimento si instaura con una domanda [1] rivolta al Giudice Tutelare presso il Tribunale del luogo di residenza o domicilio del beneficiario. La domanda può essere avanzata dall’interessato o dai parenti più prossimi (figli, nipoti, ma anche suoceri e cognati), dal coniuge o dalla persona stabilmente convivente. Il giudice convoca tali soggetti, ove possibile, davanti a sé per discutere della domanda e farsi un’idea della situazione in cui versa il bisognoso di assistenza. Se ritiene fondate le ragioni presentate a sostegno della domanda, il magistrato nomina l’amministratore preferendo, nella scelta, i familiari dell’assistito (come, ad esempio, i genitori, i figli, fratelli e sorelle, il coniuge non separato legalmente o comunque la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado) e lo autorizza al compimento degli atti richiesti e ritenuti necessari.

La persona interessata alla nomina di un amministratore di sostegno per sé stesso può preventivamente orientare la scelta del Giudice attraverso l’indicazione di colui che dovrà svolgere questa funzione, per il tempo in cui si renderà necessaria, in un atto pubblico o una scrittura privata autenticata.

L’amministratore di sostegno è la forma di assistenza a persone in difficoltà più duttile e meno umiliante per un’ampia categoria di soggetti poiché permette di mantenere determinati spazi di libertà e autonomia gestibili in totale indipendenza. Pertanto può essere impiegata per aiutare persone con difficoltà anche solo temporanee, indipendentemente dall’età e dalla gravità delle patologie di cui soffrono purché invalidanti per il normale compimento degli atti di vita quotidiana.

note

[1] Detta in gergo tecnico “ricorso”.

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1 Commento

  1. Il sistema, detto così, non ha nulla da eccepire, però ad esempio a Piacenza e purtroppo da quel che sento anche in altri luoghi, i sistema vessa delle persone che non ne hanno bisogno, con un vergognoso circolo vizioso. Assistenti sociali di ditta privata, guarda a caso di cooperativa, assessore ex dirigente della cooperativa, amministratori parenti di giudici o ex maninpasta comunali e chi più ne ha più ne metta e dulci in fundo nessun avvocato a Piacenza che vuole fargli causa perché non lavorerebbe più. A voi le conclusioni!

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