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Sito internet dello studio professionale: le cinque regole

9 ottobre 2018


Sito internet dello studio professionale: le cinque regole

> Tech Pubblicato il 9 ottobre 2018



Caratteristiche di un buon sito web: trovare clienti richiede il rispetto di alcune semplici regole che non impongono conoscenze informatiche.

Avere un buon sito internet è una chance in più per il professionista di farsi conoscere e di intercettare la clientela. Di solito però chi è molto impegnato nel proprio lavoro ha poco tempo per dedicarsi al blog. Così la vetrina sul web finisce per essere abbandonata e per deludere le aspettative. Si finisce per dare la colpa a internet e alla concorrenza agguerrita ma, in realtà, l’errore grave è del professionsta che non ha saputo utilizzare uno strumento potentissimo. Esistono poche e semplici regole per avere un sito professionale e ben indicizzato: regole che non richiedono né conoscenze informatiche né l’ausilio di tecnici. Fermo restando che prevale chi ha più tempo da dedicare al proprio blog o ha una organizzazione dello studio tale da poter delegare la cura dello spazio virtuale ad alcuni collaboratori, chiunque può raggiungere i primi posti di Google. E una volta conquistata la vetta, le offerte di lavoro fioccano con estrema facilità. Perché c’è un detto in rete: se vuoi nascondere il corpo di un cadavere affinché nessuno lo veda, mettilo nella seconda pagina di Google. Questa finisce per non essere mai consultata da nessuno. Ecco allora le regole per un buon sito internet dello studio professionale. 

Come strutturare il sito web dello studio professionale

Il sito deve possedere una struttura molto ordinata e facilmente navigabile. Da una pagina principale (la cosiddetta home page) si deve poter accedere a non più di sei o sette pagine secondarie (categorie) e da queste alle ulteriori sottopagine (sottocategorie). Il tutto secondo un criterio logico che parte dal generale e finisce nello speciale. Ad esempio, nella home si può inserire un menu che porta alle pagine riguardanti il diritto di famiglia (e di qui alle sottopagine in materia di separazione, divorzio, affidamento dei figli, assegno di mantenimento, coppie di fatto, ecc.), il diritto societario (e di qui alle sottopagine per Srl, Spa e società in nome collettivo, ecc.), il diritto del consumatore (e di qui alle sottopagine riguardanti bollette, contratti di finanziamento e mutui, acquisti online, ecc.), il diritto fiscale (e di qui alle sottopagine riguardanti l’imposta sulla casa, l’imposta sulle successioni, le cartelle esattoriali, ecc.).

Da ogni categoria si deve poter accedere alla home e alle altre categorie. Da ogni sottocategoria si deve poter accedere alla categoria superiore e alla homepage. In questo modo è garantita la fruibilità e la navigabilità di tutte le aree del sito. Il lettore non deve perdersi e deve sempre poter tornare alla “porta” dalla quale è entrato.

Nella struttura del sito si possono inserire delle pagine “statiche” contenenti i dati non modificati di frequente (ad esempio la pagina dei contatti o con le foto dei professionisti) e pagine “dinamiche” dove invece si ospitano contenuti sempre nuovi (articoli, consigli ai clienti, video, ecc.).

Nella home page sarà bene inserire gli ultimi articoli pubblicati (ossia i link alle pagine dinamiche) e una breve presentazione dello studio. Tutti i contatti dello studio (professionisti associati, partner, collaborazioni, numeri di telefono, email, ecc.) e le aree di attività potranno poi essere maggiormente dettagliate in un’altra pagina. È un errore inserire tali contenuti (per loro natura statici) nella homepage: si finirebbe per spingere verso la parte finale della pagina i contenuti pubblicati più di recente, finendo per renderli meno leggibili. 

Contenuti sempre aggiornati

Disegnare la mappa del sito è un elemento molto importante che richiede tempo e ponderazione perché poi sarà difficilmente modificabile se non con l’aiuto di un valido programmatore. Si tratta della prima regola per un buon sito internet dello studio professionale. Fatto ciò si può passare invece alla “ordinaria amministrazione”. La cosa più importante per rendere un sito “indicizzabile” (ossia visibile da Google e dagli altri motori di ricerca e, pertanto, presente nelle prime pagine dei risultati) è aggiornarlo continuamente con contenuti sempre nuovi e originali. Bisogna prevedere una sorta di piano editoriale in cui si fissa una cadenza periodica per le pubblicazioni. Sono le pubblicazioni che danno al motore di ricerca la consapevolezza di avere un blog attivo e, pertanto, da prendere in considerazione più di quelli ormai abbandonati.

Per ciò bisogna rispettare le seguenti regole:

  • è bene scegliere una sistematicità nelle pubblicazioni: piuttosto che scrivere, nella stessa giornata, numerosi contenuti e poi lasciare il sito fermo negli altri giorni, è preferibile spalmare le pubblicazioni nell’arco della settimana in modo da garantire omogeneità;
  • bisogna privilegiare la quantità dei contenuti (oltre ovviamente alla qualità). Più contenuti ci sono, più il sito viene indicizzato. È opportuno pubblicare non meno di un articolo al giorno (meglio se due o tre). A tal fine, chi non ha tempo a sufficienza può prevedere una turnazione all’interno dello studio delegando il compito ai vari collaboratori affinché si alternino tra loro. Non si deve compiere l’errore di ritenere tempo perso le ore che si dedicano all’aggiornamento del blog: da questo può dipendere la stessa sopravvivenza dello studio;
  • se un argomento, su cui si è già scritto in passato, deve essere aggiornato (ad esempio per l’intervento di novità legislative), è bene rimetterci mano e modificare la data di pubblicazione in modo da renderlo visibile agli utenti e quindi anche al motore di ricerca. L’attività di aggiornamento dei contenuti più vecchi è essenziale in un blog particolarmente pieno di testi. Attenzione però: non si deve cambiare il titolo e l’url (ossia l’indirizzo della pagina ove è pubblicato il contenuto).

Privilegiare la qualità dei contenuti 

La qualità del contenuto fa la differenza tra un blog e un altro. Questo concetto ha diverse sfaccettature. Vediamole qui di seguito.

Il primo aspetto fondamentale è il linguaggio che deve essere accessibile a tutti, anche e soprattutto a chi non è un esperto della materia. Questo perché, se scopo dello studio è farsi leggere dai clienti e non tanto dai colleghi, è bene utilizzare le stesse parole che usa il non addetto ai lavori. Ciò ha una duplice finalità. Da un lato si intercetta meglio la ricerca che l’utente fa sul motore di ricerca: chi, ad esempio, pone a Google una domanda e la formula in modo improprio non approderà mai su una pagina il cui titolo contiene terminologia tecnica o scientifica. La pagina deve invece usare il linguaggio della gente comune. 

In secondo luogo una terminologia volgare consente al lettore di comprendere il contenuto della pagina e arrivare fino in fondo ad essa (il che è un vantaggio per l’indicizzazione del sito visto che Google calcola il tempo di permanenza dell’utente sulla pagina web).

Qualità del contenuto significa anche originalità. Non bisogna trasformarsi in copywriter, dei “copioni” di ciò che è già stato scritto su altre pagine in Internet. Google privilegia i contenuti nuovi ed in cui l’autore ha apportato un contributo personale, il frutto della propria esperienza pratica. Fare un sunto o la sintesi di quanto trovato sul web rende la pagina un duplicato (anche se non formalmente identico) che viene scartato dai motori di ricerca. Non si arriva al primo posto su Google con un contenuto che non presenta un margine elevato di novità. Ecco perché l’autore, prima di scrivere, non dovrebbe consultare ciò che è già stato pubblicato sul web. La verifica potrà essere fatta dopo, per un confronto e per accertarsi di aver affrontato la questione sotto ogni punto di vista.

Strategia Seo

Il blog deve essere curato secondo le regole della Seo (search engine optimization), cioè l’insieme di pratiche che migliorano la posizione del sito nelle classifiche dei motori di ricerca. L’obiettivo che si raggiunge attraverso questa pratica è aumentare la visibilità del sito.

La Seo è diventata ormai una scienza che anche i professionisti devono conoscere. Esistono delle tecniche per indicizzare meglio i propri contenuti. Ad esempio bisogna avere bene chiare le keywords dell’articolo, le parole chiave. Si tratta delle frasi o combinazioni di parole che costituiscono anche l’oggetto principale del testo e che è bene evidenziare in grassetto. 

Sarà meglio se l’articolo presenti una struttura a FAQ con titoli di paragrafi evidenziati in bold. 

La scelta stessa del titolo deve basarsi sulle ricerche frequenti degli utenti sui motori di ricerca. Il modo migliore per sapere ciò che la gente cerca è avvalersi dello stesso Google e della sua funzione suggest. Si tratta di quello strumento che suggerisce, nel momento in cui digiti una parola, tutte le combinazioni di parole più usate dagli utenti per lo stesso tema. In questo modo si riesce a costruire un titolo “gettonato”.

Il miglior suggerimento che si possa dare a uno studio è fare un corso SEO di poche lezioni per poter potenziare la qualità e l’indicizzazione del proprio sito. Ve ne sono molti online; esistono anche dispense in libreria. Anche in questo caso si può delegare la funzione a una persona dello studio, magari quella più appassionata di informatica. La conoscenza della SEO non implica cognizioni tecniche, ma pratiche acquisibili da chiunque.

Sito responsive 

Il sito deve essere adattabile ai dispositivi mobili. Si tratta di una tecnologia (detta responsive) che consente di creare un unico codice per il sito senza doversi preoccupare di fare una versione per cellulari o tablet. Google indicizza meglio i siti responsive rispetto a quelli non.  

Presenza sui social network

I contenuti pubblicati sul sito devono essere presenti sui social network. Bisogna cioè diffondere i link su Facebook e LinkedIn in modo che altri utenti possano leggere i contenti e generare traffico nonché attenzione per il proprio blog. Si può valutare anche di aprire una pagina social dello studio. 

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