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Il reato di patrocinio infedele

26 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Ott 2018



Cos’è il patrocinio infedele? Quando il cattivo avvocato commette reato? Cosa succede se il difensore non fa bene il suo lavoro?

Dell’Italia si può dire tutto, tranne che manchino gli avvocati: ce ne sono talmente tanti che, anche se decidessero di chiudere le facoltà di giurisprudenza, troveremmo avvocati in circolazione ancora per anni e anni. È probabile che, in questo momento, chi ti sta di fianco sia un legale, così come non è da escludere che tra i tuoi amici ci siano almeno due avvocati, un praticante e un numero indeterminato di studenti in giurisprudenza. Questi numeri astronomici inducono a pensare che l’attività del legale sia qualcosa di molto semplice, priva di grosse responsabilità. Così non è: una volta ricevuto il mandato, l’avvocato assume precisi obblighi nei confronti del suo assistito e, se viene meno a questi, deve pagare per i suoi sbagli. La responsabilità dell’avvocato è triplice: disciplinare, civile e penale. La responsabilità disciplinare è quella che sorge nel momento in cui il difensore contravviene agli obblighi impostigli dal suo codice deontologico: in questi casi, rischia una sanzione che può andare dalla mera censura fino alla radiazione dall’albo. La responsabilità civile è quella che lo lega al suo assistito: se non adempie con diligenza l’incarico assegnatogli, potrebbe essere chiamato a risarcire il danno cagionato al cliente. La responsabilità penale, infine, sorge nel momento in cui la sua condotta sia talmente grave da far scattare addirittura le norme del codice penale. In quest’ultimo caso, l’avvocato potrebbe essere chiamato davanti al tribunale a rispondere dell’attività particolarmente lesiva degli interessi del suo cliente. Proprio su questo aspetto vorrei soffermarmi. Se quello che ho detto sinora ti interessa, ti consiglio di proseguire nella lettura: ti spiegherò cos’è il reato di patrocinio infedele.

Patrocinio infedele dell’avvocato: cosa dice la legge?

Il codice penale punisce con la reclusione da uno a tre anni e con la multa non inferiore a 516 euro  l’avvocato o il consulente tecnico, che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, danneggia gli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’autorità giudiziaria. La pena è aumentata se il colpevole ha commesso il fatto, mettendosi d’accordo con la parte avversaria oppure se il fatto è stato commesso a danno di un imputato. La reclusione va da tre a dieci anni se il fatto è commesso a danno di persona imputata di un delitto per il quale la legge commina la pena di morte o l’ergastolo ovvero la reclusione superiore a cinque anni [1].

Patrocinio infedele dell’avvocato: cos’è?

Cos’è il reato di patrocinio infedele? Si tratta di un’ipotesi delittuosa caratterizzata dal fatto che l’avvocato non solo non fa bene il suo lavoro ma, addirittura, va contro gli interessi del suo assistito. Detto in due parole: l’avvocato si macchia del reato di patrocinio infedele quando lede di proposito la posizione giuridica del suo cliente.

Facciamo un esempio. Il processo italiano è scandito da tante scadenze che l’avvocato deve rispettare. Se il giudice assegna un termine inderogabile entro cui presentare le sue istanze e l’avvocato non lo rispetta, potrebbero aversi due ipotesi: responsabilità civile, nel caso in cui il legale abbia totalmente dimenticato di rispettare il termine; patrocinio infedele, e quindi responsabilità penale, se il ritardo è frutto di un piano premeditato volto a danneggiare volontariamente il proprio assistito. Se, poi, c’è stato addirittura accordo con la controparte processuale, la pena è aumentata. Ipotesi di reato di patrocinio infedele aggravata è anche quella del difensore dell’imputato che, anziché curare gli interessi di quest’ultimo, agisca subdolamente contro di lui affinché venga condannato.

Patrocinio infedele: quando è reato?

Abbiamo detto che l’avvocato che, volontariamente, rema contro gli interessi del suo assistito, commette il reato di patrocinio infedele. Si tratta di un reato proprio, in quanto può essere commesso solamente da soggetti qualificati, e cioè dall’avvocato e dal consulente tecnico di parte (si pensi al medico incaricato dalla persona danneggiata da un sinistro di valutare l’entità delle lesioni riportate).

Fondamentale è che il professionista agisca con la consapevolezza di ledere gli interessi del suo cliente: se questi venisse danneggiato per semplice incompetenza del patrocinatore, allora si rientrerebbe in una normale ipotesi di responsabilità civile. È necessario, quindi, il dolo dell’avvocato.

Il reato di patrocinio infedele è un delitto a forma libera, nel senso che qualunque condotta è idonea ad integrarlo se lo scopo è quello di rendere l’avvocato infedele ai suoi doveri professionali, danneggiando così la parte che rappresenta. Come vedremo nel prossimo paragrafo, anche un cattivo consiglio può integrare il reato di patrocinio infedele.

La condotta, infine, rileva penalmente solamente quando vi sia un procedimento: la norma, infatti, parla di infedeltà ai doveri professionali che danneggi gli interessi della parte difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’autorità giudiziaria. Lo stesso riferimento all’imputato nel caso di patrocinio infedele aggravato conferma che l’assistito debba trovarsi in un processo già avviato. In questo senso anche la giurisprudenza prevalente: per la sussistenza del delitto di patrocinio infedele è strutturalmente necessaria l’instaurazione di un procedimento dinanzi all’autorità giudiziaria, quale elemento costitutivo del reato [2]. Di conseguenza, non è penalmente responsabile l’avvocato che assuma l’incarico di dare inizio a una controversia giudiziale e, ricevuto l’acconto, non dia corso al contenzioso venendo meno all’accordo con il cliente, in quanto la condotta di infedeltà professionale diventa reato a condizione che risulti pendente un procedimento [3].

Una parte minoritaria della giurisprudenza, però, sostiene che per integrare il delitto di patrocinio infedele è sufficiente che l’esercente la professione forense si sottragga ai doveri connessi all’accettazione dell’incarico, indipendentemente dall’attuale svolgimento di un’attività processuale e dalla pendenza della lite, poiché il pregiudizio in danno della parte può concretarsi anche nella dolosa astensione della doverosa attività processuale [4].

Patrocinio infedele e consenso dell’assistito

A proposito del reato di patrocinio infedele, la giurisprudenza si è espressa a riguardo di un particolare caso in cui l’avvocato aveva suggerito al suo assistito di infrangere la legge: nello specifico, il consiglio del legale era stato quello di presentare una dichiarazione Iva non veritiera. Secondo i giudici [5], sebbene il cliente fosse d’accordo, il reato di patrocinio infedele è ugualmente integrato  in quanto l’obbligo dell’avvocato di difendere gli interessi della parte assistita incontra il limite dell’osservanza della legge: lo stesso codice deontologico forense prevede che l’assistenza dell’avvocato al proprio cliente deve essere condotta nel miglior modo possibile, ma pur sempre nel limite del mandato ricevuto e nell’osservanza della legge.

Secondo la Corte di Cassazione, l’oggetto della tutela penale offerta dal reato di patrocinio infedele non è tanto l’interesse privato del singolo, bensì quello superiore dell’equilibrio dell’amministrazione della giustizia, la cui rottura, a causa dello svolgimento scorretto della professione legale, può fare sì che il processo giunga a conclusioni errate.

note

[1] Art. 380 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 4668 del 27.04.1995.

[3] Cass., sent. n. 17106 del 03.05.2011.

[4] Cass., sent. n. 856 del 18.01.2005.

[5] Cass., sent. n. 6703 del 20.02.2012.

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