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Impugnazione donazione eredi legittimi

25 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Ott 2018



Come si impugna una donazione? Cos’è l’azione di riduzione? Quando una donazione lede la quota di legittima?

Ti è mai capitato di fare una donazione? Se la risposta è positiva, allora già saprai che non si tratta di una cosa tanto semplice; se, invece, non ne hai mai fatta una, devi sapere che regalare un bene a un’altra persona è molto più difficile di quanto tu possa credere: a meno che non si tratti di piccoli oggetti di modico valore, per fare donazioni importanti occorre andare da un notaio e portare con sé due testimoni. Anche dopo aver seguito correttamente questo iter, è possibile che il tuo regalo non sia al sicuro: coloro che si sentono lesi dalla donazione potrebbero infatti impugnarla e rivendicare ciò che loro spetta di diritto. Chi sono costoro che si accaniscono contro la tua volontà di donare i tuoi beni? Gli eredi legittimi, ovviamente. Devi sapere, infatti, che la legge concepisce la donazione come anticipo sulla successione: significa che tutto quello che doni va sottratto all’asse ereditario e, pertanto, impoverisce il patrimonio che lascerai quando non ci sarai più. Poiché esistono delle persone (gli eredi legittimari) che hanno per forza diritto ad una quota dei tuoi beni, tutto ciò che doni in vita potrebbe ledere i diritti di queste persone le quali, quindi, sono legittimate ad impugnare la tua donazione. Non hai capito bene cosa intendo dire? Vuoi saperne di più perché anche tu hai fatto una donazione e ora non sai se hai fatto la scelta giusta? Hai paura dei tuoi eredi? Prosegui nella lettura: ti parlerò dell’impugnazione della donazione degli eredi legittimi.

Cos’è la donazione?

Prima di parlare della dell’impugnazione della donazione degli eredi legittimi, ti spiegherò cos’è la donazione in generale. In parte lo abbiamo già anticipato nell’introduzione: la donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione [1]. La donazione è un contratto a tutti gli effetti, caratterizzato dall’impoverimento di chi lo compie e dall’arricchimento del beneficiario. L’arricchimento può avvenire in due modi: attraverso il trasferimento di un diritto (ad esempio, della proprietà di un immobile) oppure dell’assunzione di un obbligo (di pagare un debito, di versare una somma di danaro, ecc.).

Donazione: come si fa?

La donazione è un contratto che necessita di una specifica forma: secondo la legge, la donazione deve essere fatta per atto pubblico in presenza di due testimoni, sotto pena di nullità. L’accettazione può essere fatta nell’atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante. Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione [2].

In pratica, se vuoi donare un’auto o una casa, dovrai recarti dal notaio, portare con te il beneficiario della donazione e due testimoni: solo così potrai avere una donazione efficace. Perché tutti questi formalismi? Perché, come detto nell’introduzione, la legge guarda con sospetto le operazioni compiute a titolo gratuito, in quanto potrebbero celare manovre speculative o, addirittura, truffaldine. Pertanto, una donazione è valida solamente se fatta davanti al notaio.

Donazione: perché può essere impugnata?

L’impugnazione della donazione è interesse di quegli eredi che ritengono di essere stati lesi dalla donazione stessa: infatti, chi si priva dei suoi beni per regalarli ad altri intacca irrimediabilmente il suo patrimonio e, di conseguenza, l’eredità che toccherà ai prossimi congiunti quando egli non sarà più in vita. Si immagini questa situazione: Tizio, padre di due figli, dona la sua abitazione ad una donna che si è presa cura di lui. Alla sua morte, i figli dovranno dividersi ciò che resta del patrimonio del padre, privato dell’abitazione donata in vita. Ora, poiché la legge stabilisce che agli eredi legittimi (tra cui rientrano i figli) spetta una quota (definita “di legittima”) che è intangibile, è possibile che quella donazione abbia ridotto quanto spettasse ai figli.

Facciamo un altro esempio ancora più chiaro: Tizio dona a suo figlio Caio un’abitazione. Alla morte di Tizio, i figli Caio e Sempronio ereditano i beni del padre, dividendoli equamente (50 per cento ciascuno). Ora, è chiaro che Caio avrà ricevuto dal padre non soltanto la metà dell’asse ereditario, ma anche l’abitazione donatagli mentre era in vita; a differenza di Sempronio, che invece è subentrato solamente nel 50 per cento delle sostanze rimanenti alla morte. Sempronio ha quindi subito un danno.

Impugnazione donazione: quando?

L’impugnazione della donazione entra in gioco nel momento in cui il defunto leda la quota di legittima spettante agli eredi legittimari, cioè quella quota che, per legge, spetta obbligatoriamente alle persone (coniugi, figli, ecc.) più vicine al donante. Come si fa a violare una quota di legittima? Semplice: mediante testamento oppure, quando si è ancora in vita, attraverso donazioni. Nella prima circostanza, si prenda il caso di Tizio che, redigendo il testamento, nulla sappia della necessità di dover lasciare per forza una fetta di eredità alla moglie; oppure, pur avendone conoscenza, decide ugualmente di non trasmetterle niente o, comunque, meno di quello che le spetterebbe.

Allo stesso modo, la quota di legittima potrebbe essere violata attraverso donazioni fatte in vita: Tizio, anziché redigere testamento, in vita ha donato tutto ad amici e parenti lontani, lasciando con un pugno di mosche i figli. Ebbene, in queste circostanze, cioè quando le quote di legittima sono state lese, gli eredi che hanno subito un danno possono agire in tribunale mediante azione di riduzione.

Azione di riduzione: cos’è?

L’impugnazione della donazione avviene mediante azione di riduzione: si tratta di un’azione giudiziaria, da proporsi mediante atto di citazione, attraverso cui gli eredi legittimari la cui quota sia stata lesa possono ottenerne il ripristino [3]. L’azione di riduzione, quindi, serve a sanare la posizione degli eredi protetti dalla legge (coniuge, figli e ascendenti). Essa va esperita necessariamente dopo la morte del de cuius, allorquando si abbia certezza della lesione dei propri diritti: ed infatti, anche se il defunto avesse donato molto in vita, all’apertura del testamento egli potrebbe comunque aver lasciato cospicue sostanze ai legittimari, così da rispettare la legge. Solamente all’apertura della successione, appurata la lesione, è possibile per gli eredi agire con riduzione.

Riduzione delle donazioni: come funziona?

L’azione di riduzione si propone citando in tribunale tutte quelle persone, anche diverse dai coeredi, che hanno beneficiato ingiustamente del patrimonio del defunto. L’azione di riduzione, però, presuppone un calcolo preciso: come abbiamo visto sopra, infatti, la legge stabilisce con esattezza le porzioni di eredità da attribuire a ciascun legittimario. Per poter effettuare la giusta stima, è necessario stimare l’asse ereditario al netto dei debiti e delle donazioni fatte in vita. Facciamo un esempio.

Tizio muore senza fare testamento, lasciando moglie e due figli: secondo la legge, a ciascuno spetta un terzo dell’eredità. Supponiamo che il patrimonio di Tizio, alla morte, sia di 90mila euro. Secondo quanto detto, esso dovrebbe dividersi equamente: 30mila euro a testa. Tizio, però, in vita aveva donato ben 60mila euro ad uno dei suoi figli il quale, quindi, alla morte del padre si troverà ad avere 30mila euro più i 60mila già avuti con la donazione. Per evitare questo scompenso, e quindi che gli altri eredi abbiano di meno, la legge consente di agire in riduzione contro chi ha avuto di più.

Per ottenere la giusta quota spettante agli eredi lesi, bisogna sommare al patrimonio lasciato in eredità dal de cuius (90mila euro) la donazione fatta in vita (altri 60mila euro), per un totale di 150mila euro. La nuova ripartizione, quindi, andrà fatta sulla scorta di questo nuovo totale, cioè attribuendo 50mila euro ciascuno.

Impugnazione donazioni: quando si prescrive?

L’azione di riduzione può essere esercitata dagli eredi che ritengono aver subito una lesione della propria quota entro dieci anni dal momento in cui essi hanno accettato l’eredità. Trascorso infruttuosamente questo termine, gli eredi non potranno più far nulla e la situazione diverrebbe immutabile. Se la lesione della quota di legittima è avvenuta con donazione fatta in vita dalla persona oramai defunta, allora si ritiene che il termine, sempre decennale, decorra dall’apertura della successione, cioè dalla morte del de cuius, atteso che gli eredi erano già consapevoli della violazione del loro diritto.

Si ricordi, infine, che l’azione di riduzione può venir meno non soltanto per il trascorrere del termine prescrizionale, ma anche per rinuncia da parte dei legittimari, rinuncia che non può essere fatta valere finché è in vita in donante, ma solamente alla sua morte.

note

[1] Art. 769 cod. civ.

[2] Art. 782 cod. civ.

[3] Art. 553 ss. cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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