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Lettera di dimissioni

9 ottobre 2018 | Autore:


> Lavoro e Concorsi Pubblicato il 9 ottobre 2018



Il modulo per interrompere il rapporto di lavoro, i tempi entro i quali inviarlo oppure ripensarci. Il rispetto del preavviso.

Quante volte hai sentito il desiderio di cambiare vita, di lasciare l’attuale lavoro per fare qualcosa di più stimolante, di più consono alle tue aspirazioni? Magari di avvicinarti anche a casa o di lavorare addirittura dalla tua stessa abitazione grazie alle possibilità che offre Internet? Quante volte hai immaginato di non avere un superiore ma di diventare il capo di te stesso? Sogni non impossibili che, però, comportano un passaggio obbligatorio: la lettera di dimissioni. Quel pezzo di carta (meglio sarebbe dire quel messaggio di posta elettronica, visto che oggi è obbligatorio farlo per via telematica) che serve a rompere il legame contrattuale con un’azienda e ad essere liberi di voltare pagina.

Dare le dimissioni non è, comunque, una procedura scontata. Occorre rispettare alcuni vincoli imposti dalla legge. Dalla forma stessa della lettera di dimissioni ai tempi in cui occorre inviarla per rispettare l’eventuale preavviso richiesto dal contratto.

Da valutare, poi, le conseguenze della lettera di dimissioni. Se non hai un lavoro che ti aspetta subito ma vuoi, comunque, lasciare quello vecchio perché troppo scomodo o perché non ti trovi più, hai diritto alla Naspi, cioè al sussidio di disoccupazione? Non sempre: bisogna valutare il motivo delle dimissioni stesse. Se sono state presentate per giusta causa ti spettano di diritto, altrimenti la questione diventa più complicata.

Ricordiamo, innanzitutto, che parlare di rapporto di lavoro significa parlare di un patto sottoscritto da due parti (dipendente e azienda) e che, di conseguenza, può essere sciolto da ciascuna delle parti in qualsiasi momento pur nel rispetto di quanto siglato sul Ccnl e sul Codice civile [1], che consente sia al dipendente sia al datore di lavoro di recedere dal contratto dandone preavviso nel termine e nei modi.

Ecco, allora, quello che devi sapere sulla lettera di dimissioni: come va scritta, quando va presentata, che cosa comporta e quando è obbligatorio comunicare le dimissioni online.

Lettera di dimissioni: come presentarla

Premessa importante: in molti casi, la lettera di dimissioni non è più un foglio di carta che si mette in una busta e si lascia sulla scrivania del superiore, del capo del personale (pardon: delle risorse umane, che ora si dice così) o del datore di lavoro. Le dimissioni vanno comunicate obbligatoriamente per via telematica, come imposto nel 2016 dal Jobs Act. Un modo per impedire all’azienda di mettere in atto l’astuta pratica delle dimissioni in bianco, cioè quel foglio che veniva fatto firmare al lavoratore al momento dell’assunzione e che registrava le dimissioni del dipendente senza una data, messa successivamente dal datore di lavoro a suo piacimento.

Bisogna compilare un apposito modulo che si trova online sul sito del Ministero del Lavoro (ma che puoi scaricare qui).

Come puoi presentare le dimissioni online? Puoi seguire una di queste procedure:

  • collegarti al portale del Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it). Verrà richiesto il codice Pin o lo Spid (il sistema pubblico di identità digitale). In questo modo si accede al modulo online dove occorrerà inserire le informazioni richieste sul rapporto di lavoro che si intende interrompere. Chi è stato assunto prima del 2008 dovrà indicare la data di inizio del rapporto, la tipologia contrattuale e i dati del datore di lavoro (soprattutto indirizzo e-mail o Pec). Completato l’invio, il lavoratore riceve automaticamente un messaggio di corretta trasmissione al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente. Da quel momento cominciano a decorrere i 7 giorni nel corso dei quali il dipendente può ripensarci ed annullare le dimissioni;
  • rivolgerti ad un soggetto autorizzato (un patronato, un sindacato, un consulente del lavoro, ecc.) che compilerà il modulo e lo invierà al Ministero del Lavoro. Il modulo riporterà due informazioni: la Marca temporale, cioè la data di trasmissione, e un codice identificativo coerente con la data.

Questa procedura non è richiesta per:

  • i dipendenti pubblici;
  • i lavoratori domestici;
  • tirocinanti, stagisti e collaboratori coordinati continuativi;
  • lavoratori marittimi;
  • lavoratori in prova;
  • i casi di dimissioni o di risoluzioni consensuali del rapporto disposti in sede conciliativa.

Lettera di dimissioni: come scriverla

Per chi non è obbligato a fare la comunicazione per via telematica, scrivere una lettera di dimissioni non è complicato ma nemmeno banale. Non bastano due righe in cui si dice «mi licenzio e dal mese prossimo non vengo più». Da un punto di vista legale viene chiesto un certo contenuto riportato con una determinata forma, e cioè:

  • nome e cognome del dipendente, luogo e data delle dimissioni in alto a sinistra;
  • nome e cognome del datore di lavoro o ragione sociale dell’azienda in alto a destra;
  • oggetto;
  • contenuto in sé della lettera in cui deve essere riportata in modo chiaro ed inequivocabile la volontà di interrompere il rapporto di lavoro, la data in cui si intende recedere dal contratto e l’ultimo giorno di presenza in azienda;
  • firma leggibile del dipendente, in basso a destra.

Ecco, dunque, come si potrebbe scrivere una lettera di dimissioni secondo questo schema:

Ludmila Vatrice

Via delle Colf, 6

20122 Milano

 

                                                                                                                    Egr. Sig.

                                                                                                                    Carmelo Cotogno

                                                                                                                    Viale Fruttato, 12

                                                                                                                    20136 Milano

 

Oggetto: Dimissioni

Io sottoscritta Ludmila Vatrice con la presente intendo rassegnare in data odierna le mie dimissioni volontarie ed irrevocabili. Non potendo rispettare il preavviso stabilito dal contratto e consapevole della mia inadempienza, vogliate considerare quale ultimo giorno del mio rapporto di lavoro la data del 20.20.2020.

(oppure)

Intendo rispettare il preavviso stabilito dal contratto, quindi il mio ultimo giorno di lavoro sarà il 20.20.2020.

Cordialità,

                                                                                                                                                             Ludmila Vatrice

Lettera di dimissioni: il preavviso

Praticamente tutti i contratti nazionali di categoria prevedono un periodo di preavviso per la risoluzione del rapporto di lavoro, periodo che deve essere rispettato sia dall’azienda (in caso di licenziamento) sia dal lavoratore (in caso di dimissioni). Questo per tutelare entrambe le parti.

Il preavviso, infatti, è il lasso di tempo tra la data in cui il lavoratore comunica per via telematica le sue dimissioni ed il suo ultimo giorno di lavoro. Significa che, se ad esempio, il mio contratto prevede 3 mesi di preavviso e comunico le dimissioni il 1° marzo, per non incorrere in penalità dovrò lavorare fino al 31 maggio. Questo consente all’azienda di riorganizzarsi o di cercare per tempo una nuova figura per affiancare e successivamente sostituire il dipendente uscente. La durata varia da settore a settore e da una figura professionale all’altra ma è, comunque, scritta sul proprio Ccnl.

Il mancato rispetto del preavviso consente al datore di lavoro di decurtare al lavoratore dalle ultime spettanze i giorni non lavorati. Inoltre, se la procedura per presentare la lettera di dimissioni viene avviata dal dipendente ma non completata nonostante il datore di lavoro l’abbia sollecitato, l’azienda può cominciare una procedura disciplinare nei confronti del lavoratore per ingiustificata assenza dal posto di lavoro. È evidente che questa procedura può portare al licenziamento.

Se hai un contratto a termine e vuoi interrompere il rapporto di lavoro anticipatamente, devi stare molto attento al modo in cui lo fai: ei contratti a scadenza non è previsto il periodo di preavviso. Quindi, a meno che non si tratti di giusta causa (mobbing, ad esempio), se presenti le dimissioni prima del termine del contratto l’azienda potrebbe chiederti un risarcimento pari al periodo trascorso tra il tuo ultimo giorno di lavoro effettivo e la data di scadenza del contratto. Meglio, quindi, trovare un accordo con il titolare.

Lettera di dimissioni: posso ripensarci?

L’abbiamo detto poco fa tra le righe: chi presenta la lettera di dimissioni ha tempo 7 giorni per cambiare idea. Quel tempo decorre dalla data in cui è stata inviata la comunicazione al Ministero del Lavoro e all’azienda, così come risulta dal messaggio ricevuto dopo l’invio telematico. Il dipendente dovrà, a questo punto, ritirare le dimissioni sempre online. Come fare per revocare le dimissioni?

Nel caso in cui tu abbia comunicato le dimissioni per conto tuo attraverso il sito del Ministero, devi accedere di nuovo al portale e revocarle, utilizzando sempre lo stesso modulo che ti abbiamo messo prima a disposizione. Nella «sezione 4», dovrai barrare la voce «revoca».

Se invece ti sei rivolto ad un soggetto abilitato, puoi tornare da lui e chiedergli di comunicare la revoca delle tue dimissioni utilizzando i codici abbinati alla tua comunicazione. L’importante è che, in qualsiasi di questi due casi, il tutto venga fatto entro 7 giorni dalla data in cui le dimissioni sono state comunicate.

Può succedere, comunque, che lavoratore e azienda abbiano raggiunto un accordo per revocare le dimissioni oltre i 7 giorni dalla comunicazione. In questo caso non dovrai fare nulla se non presentarti al lavoro nella data stabilita.

note

[1] Art. 2118 cod. civ.

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