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Dichiarare il falso: cosa si rischia?

9 Ottobre 2018


Dichiarare il falso: cosa si rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Ottobre 2018



Prestazioni assistenziali, le sanzioni per chi mente. Il falso malato e le false certificazioni mediche, il finto disoccupato.

Sono in molti a dimenticare che chi finge di essere malato o nullatenente solo per ottenere benefici assistenziali (come ad esempio lo stipendio durante la malattia o l’indennità di disoccupazione) commette una truffa ai danni dello Stato. In tutte queste ipotesi non c’è solo l’illecito civile della percezione di somme a cui non si ha diritto ma una vera e propria incriminazione penale. Ed ancora chi, beneficiando dei permessi previsti dalla legge 104, se ne va con gli amici in giro piuttosto che prestare l’assistenza al familiare invalido commette il reato di indebita percezione di contributi statali. Le numerose sentenze della giurisprudenza e della stessa Cassazione confermano che dichiarare il falso al datore di lavoro, all’Inps o a qualsiasi altra pubblica amministrazione costituisce reato. Lo commette anche chi dichiara una residenza di comodo in un immobile nel quale non vive: si commette il reato di falso in atto pubblico (la dichiarazione rilasciata all’anagrafe); senza contare che, una volta svelata la bugia, il Comune può recuperare gli ultimi cinque anni delle imposte sulla casa per le quali si è indebitamente usufruito delle esenzioni fiscali. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa si rischia a dichiarare il falso.

Dichiarare il falso è reato?

Chi dichiara il falso a un pubblico ufficiale commette reato. E su questo non ci piove. L’illecito penale diventa ancora più grave se la falsità è rivolta a nascondere le proprie condizioni personali o di reddito per ottenere benefici assistenziali quali la Naspi, il reddito di inclusione o qualsiasi altra sovvenzione pubblica a beneficio dei poveri. Sicché anche fingere di essere poveri è reato; è il caso di chi vuol apparire nullatenente quando compila l’Isee o quando presenta un’autocertificazione al Comune pur di ottenere l’assegnazione di un alloggio popolare.

In questi casi si rischia una condanna per truffa. Il codice penale difatti punisce [1] chi con «artifizi o raggiri» induce qualcuno in errore procurando a sé o ad altri «un ingiusto profitto con altrui danno». La pena è severa: scatta la reclusione da 6 mesi a 3 anni, con multa in una forbice compresa tra i 51 e i 1.032 euro. La pena aumenta da 1 a 5 anni di carcere con una multa da 309 a 1.549 euro se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico. Senza contare peraltro che, se la notizia filtra tra i media digitali e tutta internet ne parla, sarà poi più difficile ripulire la propria reputazione online.

Fingere di essere povero o disoccupato è reato

Un fenomeno particolarmente diffuso è quello delle assunzioni in nero di chi sta percependo la Naspi: il dipendente che è stato licenziato e che è riuscito subito dopo a trovare un nuovo posto chiede al nuovo datore di lavoro di non regolarizzare la propria posizione almeno fin quando l’assegno di disoccupazione non si sarà “consumato”. In tale caso, per l’assunzione non dichiarata al centro dell’impiego non rischia solo il datore di lavoro ma anche il lavoratore irregolare che nel frattempo sta ricevendo la Naspi pur non avendone più diritto. Lo Stato avvierà nei suoi confronti un processo penale e gli chiederà la restituzione delle somme percepite illegittimamente.

Allo stesso modo rischia grosso chi, per ottenere l’assegno di disoccupazione, si fa licenziare dal proprio datore di lavoro ma in realtà sta continuando a lavorare in nero. Di recente sono fioccate numerose condanne penali emesse dal tribunale di Nocera Inferiore [2] tutte oscillanti sui 4 mesi di reclusione e 40 euro di multa ai vari imputati colpevoli di aver fatto risultare all’Inps cessazioni di rapporti di lavoro, in realtà fittizi, per farsi pagare le indennità di disoccupazione.

Falso certificato medico

Attestare di essere malati quando invece non lo si è costa il posto di lavoro. In tal caso il datore può infliggere un licenziamento per giusta causa, senza neanche il preavviso. Ma c’è anche il reato commesso contro l’Inps che eroga, al posto dell’azienda, lo stipendio durante il periodo di assenza. Il tribunale di Trento [3] ha condannato a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa un uomo per aver redatto false certificazioni mediche a giustificazione delle assenze dal servizio per visite e/o prestazioni ambulatoriali.

Falsa invalidità

A tutto ciò si aggiunge il fenomeno dei falsi invalidi che purtroppo non accenna a diminuire. Chi induce in errore i medici della commissione dell’Asl per farsi riconoscere l’invalidità quando invece non ne ha diritto commette il reato di truffa ai danni dello Stato [4].

Indebita percezione di contributi statali è stata prevista per chi gode dei giorni di permesso previsti dalla legge 104 per occuparsi di un familiare affetto da handicap mentre invece fa il ponte o va in vacanza utilizzando quelle giornate come fossero ferie [5].

note

[1] Art. 640 cod. pen.

[2] Trib. Nocera Inferiore, sentt. nn.  820, 963, 965, 1065, 1111 e 1115 del 2018.

[3] Trib. Trento sent. n. 397/2017.

[4] Cass. sent. n. 16081/2018.

[5] Cass. sent. n. 54712/2016

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. AGGIUNGO AL COMMENTO PRECEDENTE;COSI COMPORTANDOSI,ANCHE LE PERSONE CHE DOVREBBERO DIFEDERE E’ TUTELARE NOI CITTADINI ONESTI LAVORATORI,HANNO DATO LA POSSIBILITA’ DI “AUMENTARE” LE ANOMALIE,ILLEGALITA’ E’ QUANT’ALTRO RELATIVO ALLA DISUMANA INCIVILTA’.
    TRATTASIDI DI EVIDENTI CASI CHE SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI QUOTIDIANAMENTE;NON POSSIMO REGARE LA “REALTA”. IN FEDE CECILIA LOLIVA

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