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Congedo di maternità

26 ottobre 2018 | Autore:


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Congedo retribuito per la madre lavoratrice: chi ne ha diritto, quanto dura, quanto e da chi è pagato, come richiederlo.

Stai per diventare madre e sei una lavoratrice? Sicuramente sai che ti spetta un periodo di congedo retribuito, il congedo di maternità obbligatorio. Hanno diritto a questo periodo di aspettativa retribuita non soltanto le lavoratrici subordinate, cioè le dipendenti, ma anche le collaboratrici e le lavoratrici autonome, le lavoratrici a domicilio, le socie lavoratrici di cooperative e le disoccupate. Per ciascuna di queste madri lavoratrici esistono delle norme ben precise che disciplinano il concedo di maternità: vediamo tutte le regole nello specifico.

Quanto dura il congedo di maternità?

Il periodo di astensione dal lavoro per maternità, nella generalità dei casi, dura complessivamente 5 mesi e può essere fruito in due modalità diverse:

  • 2 mesi precedenti la data presunta del parto (ai quali si deve aggiungere l’eventuale periodo tra la data presunta e quella effettiva del parto, laddove sia avvenuto oltre il termine) più i 3 mesi successivi al parto; nel conteggio del periodo che precede il parto, il datore di lavoro deve calcolare i 2 mesi a ritroso, senza includere nel computo la data presunta di nascita indicata nel certificato di gravidanza [1];
  • in alternativa si può chiedere il congedo di maternità flessibile, per il mese precedente al parto ed i 4 mesi successivi; per poter usufruire di questa seconda modalità e quindi poter lavorare fino all’ottavo mese completo di gravidanza, la madre deve ottenere un’attestazione rilasciata dal medico aziendale e da un ginecologo nella quale viene chiaramente sottoscritto che la flessibilità non provoca alcun danno di salute né per a madre né per il nascituro; la variazione può essere successivamente ridotta, ampliando il periodo di astensione precedente al parto inizialmente richiesto, sia su domanda della lavoratrice che per fatti sopravvenuti (come una malattia).

In caso di parto prematuro spettano alla madre lavoratrice, oltre ai tre mesi dopo il parto, i giorni  di cui non ha goduto prima del parto: questo vale anche se la somma tra questi giorni aggiuntivi e gli effettivi 3 mesi post partum supera i cinque mesi.

Nel caso in cui si verifichi un’interruzione di gravidanza, dopo i 180 giorni dall’inizio della gestazione, alla lavoratrice spetta comunque il congedo intero di maternità: la legge italiana considera infatti questo periodo di gestazione, seppur interrotto, come un vero e proprio parto; è tuttavia possibile ritornare a lavoro anche prima della fine dei 5 mesi di congedo.

Anticipo e proroga del congedo di maternità

Il periodo di congedo obbligatorio per maternità, poi, può essere ulteriormente anticipato, o posticipato sino a 7 mesi dopo il parto, se le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della lavoratrice o se la stessa è addetta a lavori pericolosi, faticosi o insalubri e non può essere spostata ad altre mansioni.

Congedo di maternità per affidamento e adozione

La madre lavoratrice ha diritto al congedo di maternità anche in caso di affidamento e adozione, sia nazionali che internazionali.

Il congedo per adozione ha la durata massima di 5 mesi, anche se durante il congedo il minore raggiunge la maggiore età. I genitori che hanno preso in affidamento (non preadottivo) un minore hanno invece diritto ad un congedo della durata massima di 3 mesi.

In caso di adozione ed affidamento preadottivo internazionale entrambi i genitori possono usufruire di un ulteriore congedo non retribuito, della durata corrispondente al periodo di permanenza nello Stato straniero richiesto per l’adozione o l’affidamento.

Sospensione del congedo di maternità

Dal 2015, l’astensione per maternità può essere sospesa in caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata: la lavoratrice deve disporre di un certificato medico attestante la compatibilità del suo stato di salute con la ripresa del lavoro. Questo diritto può essere esercitato dalla mamma lavoratrice una sola volta per ogni figlio, anche in caso di affidamento e adozione.

Com’è retribuito il congedo di maternità

L’astensione obbligatoria per maternità, sia ordinaria, sia flessibile, sia anticipata che posticipata, è indennizzata dall’Inps. L’istituto, in particolare, riconosce un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera (rmg) moltiplicata per il numero delle giornate indennizzabili comprese nel periodo di astensione.

L’indennità comprende anche il rateo giornaliero di gratifica natalizia o tredicesima, il rateo relativo alla quattordicesima (ove prevista), nonché i ratei relativi ad ulteriori emolumenti periodici quali premi, mensilità aggiuntive o trattamenti accessori eventualmente erogati.

I contratti collettivi prevedono, poi, un’integrazione a carico del datore di lavoro, che solitamente consente alla lavoratrice di percepire il 100% della normale retribuzione.

Per approfondire: Come calcolare l’indennità di maternità.

Come maturano ratei e contributi durante il congedo di maternità?

L’intero periodo di astensione obbligatoria (con flessibilità o meno, anticipato e posticipato) è utile al riconoscimento dei contributi figurativi da parte dell’Inps. Inoltre,  maturano  i periodi di ferie e tutti i ratei aggiuntivi riconosciuti normalmente alla dipendente (tredicesima mensilità, eventuale quattordicesima) ed il periodo di anzianità di servizio a tutti gli effetti.

Come si chiede il congedo di maternità?

Per esercitare il diritto all’astensione obbligatoria precedente al parto e ricevere il connesso trattamento economico, la madre lavoratrice deve presentare apposita domanda all’Inps ed al datore di lavoro, entro i 2 mesi antecedenti alla data presunta del parto, salvo i casi di pagamento diretto dell’indennità di maternità da parte dell’Inps.

Nella domanda devono essere indicati:

  • i dati della lavoratrice;
  • i dati relativi all’azienda e al contratto;
  • il mese di gestazione e la data presunta del parto.

La domanda deve essere inoltrata tramite:

  • sito internet dell’Inps, qualora la lavoratrice sia munita delle apposite credenziali (pin dispositivo, identità digitale spid, carta nazionale dei servizi), all’interno della sezione “Servizi Online per il cittadino”;
  • call center Inps, al numero 803.164, oppure, da cellulare, 06.164.164;
  • patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

I documenti contenenti i dati non autocertificabili (ad esempio, il provvedimento di adozione) devono essere inoltrati all’Inps tramite raccomandata, oppure presentati allo sportello, unitamente alla ricevuta d’invio telematico della domanda.

Per godere del periodo di astensione successiva al parto la lavoratrice deve presentare all’azienda e all’Inps, entro 30 giorni dall’evento,  il certificato di assistenza al parto da cui risulti la data di nascita, o la relativa dichiarazione sostitutiva. Il diritto all’indennità economica, comunque, non decade per il ritardo.

Congedo di maternità per le lavoratrici autonome

Le lavoratrici autonome (iscritte alle gestioni degli artigiani e dei commercianti), indipendentemente dall’effettiva astensione dal lavoro [2], hanno diritto a un’indennità giornaliera di maternità per i due mesi precedenti e i tre successivi alla data effettiva del parto. L’indennità è pari all’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge a seconda del tipo di lavoro autonomo svolto.
L’indennità è liquidata dall’Inps, previa domanda della lavoratrice, che può inviarla tramite:

  • sito internet dell’Inps, qualora la lavoratrice sia munita delle apposite credenziali (pin dispositivo, identità digitale spid, carta nazionale dei servizi), all’interno della sezione “Servizi Online per il cittadino”;
  • call center Inps, al numero 803.164, oppure, da cellulare, 06.164.164;
  • patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Anche in questo caso, i documenti contenenti dati non autocertificabili devono essere inoltrati all’Inps tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure presentati allo sportello, unitamente alla ricevuta d’invio telematico della domanda. L’indennità di maternità delle lavoratrici autonome si prescrive in un anno, ma possono essere idonei a interrompere la prescrizione tutti gli atti scritti volti a far valere il diritto.

Congedo di maternità per le lavoratrici parasubordinate e per le libere professioniste

Le lavoratrici parasubordinate (co.co.co) e le libere professioniste, iscritte in via esclusiva alla gestione separata Inps, tenute al versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva dello 0,72% , hanno diritto a percepire l’indennità di maternità per il seguente periodo:

  • 2 mesi antecedenti la data del parto;
  • 3 mesi successivi alla data stessa (o per 5 mesi successivi all’ingresso in famiglia del minore, nei casi di adozione e affidamento).

Si ha diritto all’indennità anche in caso di astensione anticipata, e per ulteriori periodi di interdizione autorizzati.
Per ottenere l’indennità, per quanto concerne le lavoratrici autonome, non è più necessaria, a seguito del Jobs Act Autonomi, l’astensione effettiva dal lavoro.
L’indennità è corrisposta alla collaboratrice, o alla libera professionista, direttamente dall’Inps, a seguito di apposita domanda, che può essere trasmessa esclusivamente in via telematica , tramite sito dell’Inps, call center o patronati.

La misura dell’indennità è pari all’80% di 1/365 del reddito imponibile ai fini contributivi derivante da attività di co.co.co o libero professionale, percepito nel seguente periodo di riferimento:

  • 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile;
  • in alternativa, nel periodo minore, quando l’anzianità assicurativa è inferiore a 12 mesi.

Maternità per colf e badanti

Il diritto a percepire l’indennità di maternità dall’Inps, per le collaboratrici domestiche e le badanti, spetta solo se sono stati maturati i seguenti accrediti contributivi (anche per lavori non domestici, e per impieghi al di fuori del territorio italiano, ma in uno Stato Ue):

  • 52 contributi settimanali nei 24 mesi precedenti la maternità;
  • in alternativa, 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti.

L’indennità è pari all’80% del salario convenzionale sul quale sono versati i contributi orari, ed è erogato direttamente dall’Inps.

Maternità per lavoratrici disoccupate

L’indennità di maternità spetta anche alle lavoratrici disoccupate, nelle seguenti ipotesi:

  • lavoratrici disoccupate o sospese da meno di 60 giorni;
  • lavoratrici disoccupate da oltre 60 giorni con diritto all’indennità di disoccupazione con requisiti normali o ridotti (ora Naspi) o all’indennità di mobilità;
  • lavoratrici disoccupate da oltre 60 giorni e meno di 180, non assicurate contro la disoccupazione, in possesso del requisito di 26 contributi settimanali nel biennio precedente l’inizio della maternità;
  • lavoratrici sospese da oltre 60 giorni con diritto alla cassa integrazione guadagni;
  • lavoratrici agricole a tempo determinato (Otd) con almeno 51 giornate di lavoro prestato nell’anno precedente ovvero nell’anno in corso prima dell’inizio della maternità.

note

[1] Inps, Mess. n. 18311/2007.

[2] Cass. Sent. n.289 del 12/01/2000.


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