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Dimissioni: quando sono per giusta causa?

23 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Ottobre 2018



In quali casi il lavoratore può presentare le dimissioni per giusta causa: mancato pagamento stipendi e contributi, mobbing, molestie, demansionamento, illeciti.

Sei molto stanco, stai spesso male, non riesci più a reggere i ritmi di lavoro e vorresti dimetterti, perché pensi che le tue condizioni di salute costituiscano una giusta causa di dimissioni? Oppure fatichi a conciliare l’attività lavorativa con la vita privata e gli impegni familiari, e per questo vorresti dimetterti per giusta causa? Fai molta attenzione, perché né lo stato di malattia, né le difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata sono considerati giusta causa di dimissioni. Parliamo di dimissioni per giusta causa, difatti, quando il dipendente recede dal contratto di lavoro per colpa di un grave inadempimento del datore di lavoro, così grave da non permettere la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto. Se le dimissioni non sono rassegnate per giusta causa sono considerate volontarie: in questo caso, la perdita dell’impiego non può essere considerata involontaria, quindi non spetta lo stato di disoccupazione e, conseguentemente, non si ha diritto all’indennità di disoccupazione Naspi. Ma come capire quando le dimissioni sono per giusta causa? La legge non fa un elenco tassativo delle ipotesi in cui le dimissioni sono per giusta causa: è la giurisprudenza a stabilire in quali casi le dimissioni per giusta causa sono considerate legittime, e non si tratta di dimissioni volontarie. Facciamo il punto della situazione.

Quando le dimissioni sono considerate per giusta causa?

Nella generalità dei casi, le dimissioni sono considerate per giusta causa se si verifica un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del datore di lavoro.

Ricordiamo che il datore di lavoro ha i seguenti obblighi:

  • corrispondere la retribuzione;
  • versare i contributi previdenziali e assistenziali;
  • pagare i premi Inail;
  • rispettare la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro e tutelare, conseguentemente, i lavoratori;
  • assicurare la formazione del lavoratore, nei contratti che prevedono quest’obbligo specifico, come l’apprendistato;
  • rispettare le disposizioni stabilite dalla legge e dai contratti collettivi riguardo all’assunzione, all’inquadramento del lavoratore, al diritto alle ferie ed ai permessi, alle pause di lavoro…

Ma quali tra questi obblighi non devono essere rispettati, per aver diritto a presentare le dimissioni per giusta causa? Quali sono, cioè, gli inadempimenti del datore di lavoro che danno luogo a giusta causa di dimissioni?

L’inadempimento del datore deve essere così grave da non consentire di proseguire il rapporto, nemmeno per un periodo molto breve.

Per le dimissioni per giusta causa è necessario il preavviso?

Come appena osservato, l’inadempimento del datore di lavoro deve essere gravissimo, tale da non rendere possibile la prosecuzione del rapporto, nemmeno momentanea (tranne rarissime eccezioni): se il lavoratore, manifestando la volontà di dimettersi, dichiara al datore di lavoro di essere pronto a continuare l’attività per tutto o parte del periodo di preavviso, non può essere considerato dimissionario per giusta causa.

Posso presentare le dimissioni per giusta causa per mancato pagamento dello stipendio?

Il mancato o ritardato pagamento della retribuzione costituisce, secondo numerose sentenze [1], giusta causa di dimissioni.

Fai attenzione, però: non basta che il datore ti abbia pagato uno stipendio in ritardo, perchè tu possa rassegnare le dimissioni per giusta causa. Non sempre, infatti, il mancato pagamento o il ritardo nel pagamento dello stipendio giustificano le dimissioni del dipendente, ma per presentare le dimissioni per giusta causa ci deve essere un  inadempimento ripetuto da parte del datore di lavoro.

Secondo la giurisprudenza [2], l’inadempimento si considera ripetuto quando il datore di lavoro è in arretrato di almeno 2 buste paga.

Se, invece, il contratto collettivo nazionale applicato giustifica le dimissioni del dipendente in caso di ritardo nel pagamento dello stipendio, puoi dimetterti per giusta causa sin dal primo giorno successivo al termine per il saldo della retribuzione [3].

Posso presentare le dimissioni per giusta causa per mancato versamento dei contributi?

Se il datore di lavoro non versa i contributi previdenziali o assistenziali al dipendente, il mancato versamento della contribuzione rende legittime le dimissioni per giusta causa del lavoratore.

Attenzione, però: le dimissioni per giusta causa per il mancato versamento dei contributi non sono giustificate se il fatto è stato a lungo accettato dal lavoratore.

Posso presentare le dimissioni per giusta causa se il datore di lavoro mi insulta?

Se il datore di lavoro, o un superiore gerarchico, si comporta in modo ingiurioso verso il dipendente, le dimissioni per giusta causa sono legittime.

Fai comunque attenzione: la giusta causa non discende dal fatto che sia stato aperto un procedimento disciplinare a tuo carico, se la contestazione non ha contenuti ingiuriosi o lesivi della tua dignità.

In pratica, il datore di lavoro deve comportarsi in modo offensivo e oltraggioso perché il dipendente possa dimettersi per giusta causa, non basta una semplice contestazione disciplinare.

Posso presentare le dimissioni per giusta causa se il datore di lavoro pretende comportamenti illeciti?

Le dimissioni per giusta causa possono essere rassegnate anche a seguito della pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite del dipendente, cioè di comportamenti illeciti o in contrasto con la legge.

Posso presentare le dimissioni per giusta causa per molestie sessuali?

Sono senza dubbio legittime le dimissioni per giusta causa in caso di molestie sessuali compiute dal datore di lavoro nei confronti del dipendente.

Per molestie sessuali si intendono comportamenti lesivi e molesti riguardanti la sfera sessuale. Nello specifico, si tratta di comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, che hanno lo scopo o l’effetto di violare la dignità della persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.

Posso presentare le dimissioni per giusta causa per demansionamento?

Se il dipendente è demansionato, nella generalità dei casi, può legittimamente rassegnare le dimissioni per giusta causa.

Per demansionamento, nello specifico, si intende un significativo svuotamento del numero e del contenuto delle mansioni, così grave da determinare un pregiudizio al bagaglio professionale del lavoratore

Nel valutare il peggioramento delle mansioni, bisogna però tener conto del fatto che in alcuni casi questo è considerato lecito: una recente sentenza della Cassazione [4], a tal proposito, stabilisce che adibire il lavoratore a mansioni inferiori è legittimo, se costituisce l’alternativa alla perdita del posto di lavoro.

Inoltre, non bisogna dimenticare che il Jobs Act stabilisce la legittimità degli accordi di demansionamento, se sussiste l’interesse del dipendente alla conservazione del posto, o all’acquisizione di una diversa professionalità, o al miglioramento delle condizioni di vita.

L’assegnazione a un inquadramento inferiore può essere attuata, ad ogni modo, senza bisogno di un accordo, in caso di modifica dell’organizzazione aziendale che ricada sulla posizione del dipendente, e in altre ipotesi previste dai singoli contratti collettivi, compresi gli accordi territoriali e aziendali.
In questi casi, però, dato che non si tratta di accordi individuali, il livello di retribuzione non può essere peggiorato, ad eccezione dei compensi legati a determinate modalità di svolgimento della precedente attività.

Posso presentare le dimissioni per giusta causa per mobbing?

Sono senza dubbio legittime le dimissioni per giusta causa rassegnate dal lavoratore per mobbing.

Il termine mobbing comprende tutti quei comportamenti vessatori, ripetuti e duraturi, individuali o collettivi, rivolti nei confronti di un lavoratore ad opera di superiori gerarchici, colleghi o sottoposti; in alcuni casi si tratta di una precisa strategia finalizzata a mandar via il dipendente dall’azienda.

Perché si possa, precisamente, realizzare il mobbing, devono ricorrere i seguenti elementi:

  • esistenza di comportamenti di carattere persecutorio, che possono essere anche leciti, presi singolarmente;
  • i comportamenti devono essere attuati , con intento vessatorio, contro la vittima in modo diretto, sistematico e prolungato nel tempo;
  • l’intento persecutorio e la volontà lesiva devono essere riscontrabili in tutti i comportamenti;
  • i comportamenti possono essere messi in atto non solo dal datore di lavoro, ma anche da un preposto o da altri dipendenti;
  • deve poi essere presente un danno alla salute, alla personalità o alla dignità del dipendente;
  • tra il danno ed i comportamenti deve esistere un rapporto causa-effetto.

Per stabilire con certezza quando un comportamento è persecutorio, bisogna valutarlo sulla base di sette indici:

  • tipologia di azioni messe in atto;
  • durata e frequenza delle azioni;
  • ambiente lavorativo;
  • dislivello tra gli antagonisti;
  • andamento tra gli antagonisti;
  • andamento secondo fasi successive;
  • intento persecutorio.

Che cosa spetta con le dimissioni per giusta causa?

Le dimissioni per giusta causa si considerano come perdita involontaria dell’impiego, alla pari del licenziamento: il lavoratore che si dimette per giusta causa ha infatti diritto all’indennità di disoccupazione Naspi.

Il lavoratore che si dimette per giusta causa ha inoltre diritto all’indennità per il mancato preavviso, dato che non gli è consentito proseguire il rapporto neppure per un breve periodo (il ritardo nel cessare il rapporto di lavoropuò essere giustificato in via del tutto eccezionale, e comunque per un brevissimo periodo di tempo).

note

[1] Cassazione sent. n.5146/1998.

[2] Tribunale di Ivrea, sent. n. 150/2017.

[3]  Tribunale di Milano, sent. n°1713/2017.

[4] Cass. sent. n. 23698/2015.


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