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Disturbo da alimentazione incontrollata: cos’è il binge eating disorder

9 ottobre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 9 ottobre 2018



Disordini alimentari: quali sono i sintomi correlati al binge eating disorder, quali le cause e i rimedi.

Chi di noi non ha mai sperimentato almeno una volta l’esperienza di un’abbuffata di cibo? Più o meno tutti e ciascuno per ragioni diverse! Del resto, è patrimonio comune l’idea che alcuni tipi di alimenti – pensiamo alla cioccolata – abbiano un aspetto consolatorio. Per alcune persone però, queste abbuffate – in inglese binge eating – sono molto frequenti e comportano una vera e propria perdita di controllo nei confronti del cibo: non ci si rende conto di quanto e soprattutto perché si sta mangiando così tanto.

Il binge eating disorder è dunque essenzialmente mangiare senza controllo, oltre la sazietà, spesso oltre il desiderio stesso di mangiare. Una condizione simile non è assimilabile ad una passione smisurata per il cibo – qui non ci sono amanti del buon cibo – il binge eating disorder è una patologia a tutti gli effetti.

Cos’è il binge eating disorder?

Il Binge Eating Disorder si colloca tra i Disturbi del comportamento alimentare, nella cui categoria rientrano malattie ben più conosciute come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa. Rappresenta quindi qualcosa di serio che non va assolutamente sottovalutato! Proviamo quindi a capire di cosa si tratta per imparare a riconoscerne i sintomi.

Per Binge Eating Disorder si intende un comportamento alimentare caratterizzato da abbuffate di cibo senza controllo che si ripetono da un minimo di una volta alla settimana a svariate volte nell’arco di una settimana, per almeno tre mesi consecutivi. L’abbuffata viene definita tale quando la quantità di cibo ingerita è oggettivamente grande, superando anche di 2 o 3 volte il fabbisogno calorico giornaliero (ad esempio pasti da 6000 Kcal in un giorno).

Questo significa che mangiare un pasto completo – se di solito non lo si fa – mangiare un gelato o una brioche in più rispetto al normale non sono da considerarsi come perdite di controllo oggettive sul cibo, ma soggettive, poiché ci si rende perfettamente conto di quanto – e perché – si sta mangiando in più rispetto alle abitudini normali.

Quali sono i sintomi correlati al binge eating disorder?

 Comportamenti tipici del binge eating disorder sono:

  • Mangiare più rapidamente del normale
  • Mangiare anche se ci si sente completamente sazi
  • Mangiare anche se non si ha realmente fame
  • Mangiare da soli perché si prova imbarazzo di fronte agli altri
  • Sentirsi in colpa ed insoddisfatti di sé stessi solo dopo essersi abbuffati.

Generalmente alle abbuffate di cibo non seguono azioni per rimediare all’eccessivo introito calorico che invece si trovano spesso in altri tipi di disturbi alimentari, come ad esempio esercizio fisico intenso e prolungato, induzione del vomito, digiuno, abuso di lassativi.

Ciò fa si che quasi sempre il binge eating disorder si associ a sovrappeso ed obesità.

Naturalmente non tutti gli obesi soffrono di binge eating disorder, ma tutti i soggetti con binge eating disorder sono in sovrappeso od obesi. Spesso è proprio la condizione di obesità a favorire lo sviluppo del disturbo per via della mancata accettazione di sé e della sensazione di impotenza di fronte ai tanti chili da perdere.

Il cibo può consolare e può punire, non è solo nutrimento. La cultura che mette al centro il cibo come premio – o punizione – favorisce il suo aspetto fortemente simbolico e fortifica una visione anche sociale dell’alimentazione, con effetti determinanti sulla salute pubblica.

Quali sono le cause del binge eating disorder?

Una causa specifica non è ancora stata individuata ma il disturbo sembrerebbe essere legato ad un’alterata regolazione delle emozioni che proviamo.

Praticamente, la capacità di esercitare l’autocontrollo, compreso il controllo del proprio comportamento alimentare, è fortemente influenzata dalle emozioni che proviamo – emozioni che a loro volta sono sottoposte ad un certo controllo razionale -. Vi è dunque tentativo da parte di ognuno di noi di influenzare le emozioni che proviamo in termini di quando dobbiamo provarle, come provarle e come devono manifestarsi.

Se per qualche ragione non siamo in grado di controllare le emozioni che proviamo anche l’autocontrollo può venire meno, compreso quello sul comportamento alimentare.

Pertanto è molto probabile che chi sviluppa il binge eating disorder sperimenti l’incapacità di controllare adeguatamente le proprie emozioni. Per emozioni non ci si riferisce soltanto a delle sensazioni negative specifiche – come rabbia o tristezza – ma anche a stati d’animo – come lo stato malinconico, lo stato d’ansia, lo stato d’agitazione, il senso di frustrazione.

Ecco che il cibo viene visto come un mezzo per alleviare uno stato d’animo negativo o nella maggioranza dei casi per sostituire emozioni negative. Così mangiare per non sentire, può apparire una soluzione.

Quel che accade è che la persona, non avendo e non trovando a disposizione altri mezzi per gestire le emozioni che prova, si rimpinza di cibo per evadere momentaneamente da quella situazione che lo destabilizza. Il problema è che si instaura un circolo vizioso: alla temporanea sensazione di benessere apportata dal cibo, fa seguito il senso di colpa per quanto si è fatto e il senso di sconfitta dovuto all’essersi mostrati incapaci di far fronte ad un problema. Questo senso di angoscia alimenta altri sentimenti ed emozioni negative, che si tenterà di evadere tramite un’altra abbuffata di cibo e così via.

Tendenzialmente, tanto più è grande il disagio emotivo che si sta vivendo, tanto maggiore è la quantità di cibo che si sente il bisogno di dover ingerire per mettere a tacere l’emozione, il problema.

Si tratta dunque di una forza maggiore che non si riesce a contrastare se si vuole sopravvivere alle proprie emozioni: o si cede al richiamo del cibo o metaforicamente si “muore” schiacciati dal peso delle proprie emozioni negative.

Qual è il rimedio per il binge eating disorder?

Un’opportunità utile per affrontare il binge eating disorder è la psicoterapia: attraverso il colloquio – individuale o di gruppo- si cerca di far emergere i disagi, le paure e le difficoltà di chi soffre di questo disturbo col fine ultimo di migliorarne ed aumentarne l’autostima, fornirgli mezzi per imparare a riconoscere occasioni potenzialmente destabilizzanti, insegnargli a gestire le proprie emozioni e ad esercitare l’autocontrollo.

Secondariamente si pensa anche all’aspetto più pratico: si ridefinisce il ruolo del cibo, si ristabiliscono i ritmi ed i contenuti dei pasti per riappropriarsi del valore essenziale del cibo, non più un nemico ma un grande alleato del nostro corpo e del nostro benessere! I due aspetti devono procedere di pari passo perché modificando il modo in cui ci comportiamo si modifica anche il modo di pensare e di conseguenza pensare meglio ci fa agire meglio.

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