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Sangria ricetta: quale vino?

26 ottobre 2018 | Autore:


> Food Pubblicato il 26 ottobre 2018



Tutto sulla bevanda simbolo della Spagna ma che spagnola non è. I trucchi per renderla ottima, gli ingredienti di base, la frutta, i liquori e le variazioni.

E se ti dicessi che la sangria non è spagnola? Incredibile, vero? Eppure, a quanto pare, questo cocktail tra i più popolari al mondo non sarebbe stato inventato a Madrid ma da un gruppo di marinai britannici nel XVIII secolo. A quanto pare si trattò di un episodio tanto improvvisato quanto isolato, visto che Oltremanica non ebbe molto successo. Così furono gli spagnoli a perfezionare l’idea e ad appropriarsi (insieme ai portoghesi) del «marchio sangria», il cui utilizzo è riservato dal Parlamento europeo alle bevande prodotte esclusivamente nella Penisola iberica. La sangria viene identificata con la Spagna come la paella o la corrida (che tristezza, con tutte le altre cose che offre questo Paese). Ma qual è la ricetta della sangria e quale vino si deve usare per la sua preparazione?

In realtà, non esiste una sola ricetta della sangria. Possiamo dire che c’è una base che comprende vino rosso, zucchero, pezzetti di frutta e qualche liquore. Dopodiché ognuno è libero di fare le proprie varianti. Chi scrive, ad esempio, non ha mai usato nei suoi anni di gioventù il liquore ma solo il vino, la frutta lo zucchero ed una bevanda a base di limone (in alcune zone della Spagna la sangria viene chiamata anche limonada, cioè limonata proprio perché deve avere un po’ di limone per contrastare il gusto dolce della frutta e dello zucchero). Aggiungere un liquore non fa che aumentare la gradazione alcolica già bella alta grazie al vino e agli zuccheri. Altri preferiscono la sangria bianca, ovviamente a base di vino bianco anziché di quello rosso. In Spagna non la si trova quasi da nessuna parte: sarebbe come fare una paella col riso nero. Comunque, de gustibus: tutto dipende da quando volete sentire il bisogno di dire basta o da quanto in fretta volete che vi giri la testa.

Vediamo, allora, qualche ricetta della sangria, alcuni trucchetti per farla ancora più buona e dei consigli su quale vino usare.

Le origini della sangria

Quindi, e come direbbe il caro rimpianto Mike, «colpo di scena, amici ascoltatori». La sangria non è stata inventata in Spagna ma nelle Antille. Correva il XVIII secolo quando un gruppo di marinai britannici che si trovava da quelle parti ebbe un’idea bizzarra per bere qualcosa di «allegro» infrangendo il divieto di consumare alcol. Misero nel vino rosso delle spezie, della frutta e qualche dolcificante. Il tuto nel tentativo di confondere le acque (meglio sarebbe di confondere il vino) e potersi fare un aperitivo alcolico senza essere sorpresi. Chiamarono la bevanda sangaree per il suo colore rosso simile a quello del sangue (sangre in spagnolo). La bevanda fu molto apprezzata nelle colonie inglesi e francesi dei Caraibi, dov’era conosciuta anche come «limonata di vino».

Questa leggenda è stata confermata nel 1788 dal mitico Padre Esteban Torres nel suo Dizionario del Castigliano, volume di cui nessuno parla in Spagna se non, appunto, per discutere sulle origini della sangria.

Il cocktail (come verrebbe chiamato se fosse stato inventato oggi da qualche genio dell’happy hour) cominciò a diffondersi nella Penisola iberica a partire dal 1850 con il nome spagnolo di sangria, a tal punto che da allora viene considerata una bevanda spagnola a tutto gli effetti. Persino il Parlamento europeo ha deciso di proteggerla dalle imitazioni limitando l’uso della denominazione sangria soltanto a quella che si produce in Spagna e in Portogallo.

Sangria: la ricetta classica

È vero che la sangria si identifica con l’estate, perché va consumata bella fredda. Non fatevi condizionare più di tanto, per: forse non bevete un mojito, uno spritz o un Negroni belli freddi quando andare a fare l’aperitivo? Ecco, appunto: per una buona sangria ogni momento è buono.

Se dovete organizzare una festa e volete sorprendere i vostri amici con un’idea originale, ecco la ricetta della sangria classica.

Gli ingredienti:

  • vino rosso;
  • succo di arancia o di limone (mi permetto di suggerire quest’ultimo);
  • pesche a pezzetti (d’inverno puoi usare le mele);
  • zucchero;
  • ghiaccio;
  • gazzosa (da aggiungere al momento di servirla);
  • Cointreau.

Questa è la base della sangria classica. Non esiste, però, una regola sulla quantità di ingredienti da usare: si va a occhio e, a mano a mano che si aggiungono, si assaggia per ottenere l’equilibrio desiderato. Ognuno ha la propria mano, ma una buona proporzione può essere due pesche o una mela (mature, però: lasceranno più sapore) per ogni litro di vino. Da lì in poi, ciascuno segua il proprio palato. Anche se, già che ci siamo, un consiglio va dato: non esagerare con la frutta. Ricorda che la sangria è una bevanda, non un mangiaebevi. Troppi pezzetti di pesche o di mele possono dare fastidio.

Sangria: il tempo di riposo

Il tempo è un alleato per molte cose. Lo è anche per l’esito della sangria. La pazienza è uno degli ingredienti fondamentali di questa bevanda: più tempo sarà lasciata la frutta a macerare nel vino e più buona risulterà. Quindi, evita di prepararla al momento: se devi consumarla durante un aperitivo serale prima di cena, meglio che la prepari in tarda mattinata, cioè almeno 4-6 ore prima. Anche se l’ideale sarebbe lasciarla riposare per un giorno intero.

Sangria: attenzione al ghiaccio

È vero che la ricetta della sangria prevede il ghiaccio, perché bella fredda è come va gustata meglio questa bevanda. Ma è altrettanto vero che si rischia di annacquarla troppo, specialmente perché – come abbiamo appena detto – bisogna lasciarla riposare per diverse ore. Che cosa fare allora per evitare che una sangria preparata con cura diventi poi dell’acqua sporca ed il vino perda il suo sapore?

Uno dei trucchi più usati è quello di lasciare la sangria riposare ed aggiungere il ghiaccio solo poco prima di servirla. Ma forse quello più efficace è quello di mettere a congelare dei chicchi d’uva ed aggiungerli alla sangria in modo da ottenere un doppio risultato: da una parte raffreddare la bevanda senza utilizzare l’acqua e dall’altra aggiungere un altro sapore di frutta senza alterare il sapore.

Sangria: quale vino?

Ed eccoci all’ingrediente fondamentale (insieme, come già detto, al tempo) della ricetta della sangria: il vino. C’è un errore che si commette molto spesso anche in Spagna. In tanti pensano che, siccome bisogna mescolare il vino con altri ingredienti, si può utilizzare quello economico venduto in cartoni al supermercato. Lo stesso che molte massaie usano per cucinare, insomma. «Non vale la pena spendere in un buon vino per metterlo insieme alla frutta e al ghiaccio», pensano.

Non è un’ottima scelta. Devi pensare che il vino è il principale ingrediente della sangria e che, quindi, se scarso, rischi di presentare una sangria scarsa. Mentre se il vino è buono, aumentano le possibilità di servire un’ottima sangria, con dei sapori diversi e delle note che la contraddistinguono. Anzi, ricorda questo principio: meglio mettere meno vino ma buono piuttosto che più vino di bassa qualità.

Non conviene nemmeno esagerare: di norma, un ottimo vino è tale perché in lui si apprezzano delle sfumature di sapori e di profumi che, onestamente, in una sangria si perdono.

È consigliabile, pertanto, utilizzare un vino di fascia media come uno giovane e, ancora meglio, fruttato.

Chi, invece, vuole osare a fare la sangria bianca può utilizzare dei vini bianchi secchi come il Pinot Grigio o il Sauvignon Blanc. Se avete in programma di fare il Camino de Santiago, portatevi a casa qualche bottiglia di Albariño, un ottimo vino della Galicia che può essere utilizzato per questa variante di sangria (consiglio: l’Albariño così com’è è spettacolare, va provato almeno una volta).

Volendo «arricciare il riccio», giusto per restare in tema ed utilizzare un’espressione spagnola, uno può complicarsi la vita facendo anche quella che viene chiamata la «sangria spumante» mettendoci il brut al posto di qualsiasi altri tipo di vino. Pensate che nelle Asturie c’è chi usa addirittura il sidro (bevanda tipica di quella regione). L’abbiamo già detto: de gustibus.

Sangria: le varianti

Dunque: palato che usi, sangria che vien fuori. E così c’è chi aggiunge alla ricetta originale della sangria delle varianti che nulla hanno a che fare con la base di questa bevanda ma che conferiscono altri sapori. In fondo, una bevanda, come un buon piatto, deve dare soddisfazione e seguire il gusto di chi la fa e la consuma.

Ecco, allora, alcuni esempi delle varianti di sangria che si trovano in Spagna. Dove, oltre agli ingredienti di base che abbiamo spiegato prima, si possono aggiungere:

  • melone e lampone;
  • zenzero e mirtilli;
  • anguria e melone;
  • pesca e mango;
  • lamponi e ciliegie;
  • rucola;
  • Martini, banana, arancia e mela;
  • brandy, mela, arancia e limone;
  • arance rosse;
  • fragole e limone.

Non manca chi aggiunge delle spezie. Oltre al già citato zenzero, volendo si possono inserire dei chiodi di garofano, la cannella, la stecca di vaniglia o la noce moscata (o tutto quanto insieme, anche se con moderazione per non far sparire il sapore del vino e degli altri ingredienti).

Come vedi, le combinazioni potrebbero essere infinite. L’importante è mantenere l’equilibrio tra i sapori (deve, comunque, prevalere quello del vino), la quantità di alcol e la temperatura.

Sangria: l’aggiunta del liquore

Anche il discorso del liquore è piuttosto vario quando si vuole preparare una buona sangria. La ricetta base parla di utilizzare il Cointreau, in quanto elaborato con zucchero e scorze di arance dolci e amare e, quindi, in grado di apportare il sapore dell’agrume senza sbilanciarlo né da una parte né dall’altra.

C’è, invece, chi preferisce usare il Grand Marnier. Si tratta di un liquore fatto a base di cognac e arance amare ma, paradossalmente, dal gusto più dolce, per quanto risulti più leggero in quanto ha meno carboidrati.

Altri liquori utilizzati per la sangria sono il gin ed il Porto, quest’ultimo anche versato insieme al cognac ed al Cointreau, scelta che aumenterà notevolmente la gradazione della sangria. In questo caso, attenzione a due cose: a non esagerare con lo zucchero e a tenere ben presente che la sangria tradisce in un modo immane: non ti lascia quella «mezza misura» in cui cominci a capire di avere bevuto troppo. Con la sangria, o ci sei o sei andato. E te ne accorgi solo il giorno dopo.


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