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Viaggi in auto: sono ore di lavoro e vanno pagate

9 ottobre 2018


Viaggi in auto: sono ore di lavoro e vanno pagate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 ottobre 2018



Sì agli straordinari per gli spostamenti perché è lavoro tutto il tempo in cui si è a disposizione del datore di lavoro.

Ti sarà certamente capitato di dover andare in missione o di spostarti con l’auto per ragioni di lavoro e, per tale motivo, di fare tardi la sera. Alla fine, se anche l’orario di lavoro “ufficiale” è terminato secondo le previsioni del tuo contratto, eri stanco come se avessi fatto uno straordinario. Il semplice stare fuori di casa, seppur seduto dentro la tua auto, è stressante, logorante e di certo non consente di riposarsi a dovere. Così ti sarai chiesto in tali occasioni: «Questo tempo chi me lo paga?» Ebbene, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2015 [1], oggi attuata dalla Cassazione [2], stabilisce che è obbligo dell’azienda retribuire non solo il lavoro in senso stretto ma tutto il tempo in cui il dipendente è a disposizione del datore di lavoro, quindi anche le attività connesse alle mansioni abituali come, nel caso dei lavoratori senza sede fissa, gli spostamenti in auto e il tragitto casa-lavoro. Va infatti considerata come una normale lavoro la temporanea inattività se le energie sono comunque dedicate alla società. Si pensi al caso di chi deve recarsi sui cantieri. La Suprema Corte quindi avverte, i viaggi in auto sono ore di lavoro e vanno pagate. Ma procediamo con ordine.

Il normale orario di lavoro

L’orario normale di lavoro è di 40 ore settimanali (in ogni caso i contratti collettivi possono stabilire una durata inferiore). L’orario settimanale non può superare le 48 ore comprensive dello straordinario per ogni periodo di 7 giorni, calcolato come media in un periodo non superiore a 4 mesi (nel calcolo della media non sono presi in considerazione i periodi di ferie annue e le assenze per malattia, infortunio e gravidanza).

Rientrano nell’orario di lavoro, e pertanto vanno retribuiti, i periodi in cui i lavoratori sono obbligati ad essere fisicamente presenti sul luogo indicato dal datore di lavoro ed a tenersi a disposizione di quest’ultimo per poter fornire la loro opera in caso di necessità.

Cosa significa stare a disposizione del datore di lavoro

Secondo la sentenza ormai storica del 2015 della Corte di Giustizia Europea, un lavoratore può essere considerato «a disposizione del proprio datore» quando ha l’obbligo di eseguire le direttive e di esercitare la propria attività in funzione dell’azienda. Quindi, se anche fermo a una sedia, deve stare a disposizione dell’azienda e non muoversi da un determinato posto egli si considera “al lavoro”. Al contrario, non può essere considerato a disposizione il dipendente, in quei periodi in cui è libero di dedicarsi ai propri interessi e di gestire liberamente il proprio tempo anche se ha l’obbligo di reperibilità: pertanto, tali frangenti non costituiscono orario di lavoro, conformemente a quanto previsto dalla Direttiva CE.

Dato che, per i lavoratori privi di sede fissa, il tragitto di lavoro è generalmente deciso e programmato dal datore, compresi quelli da e per il domicilio del dipendente, questi percorsi devono essere remunerati come ore lavorate. A disporlo è una direttiva dell’Unione Europea del 1993 [2].

Tragitti in auto: vanno retribuiti

La Cassazione ha appena confermato quanto già detto dalla Corte UR. Anche secondo i nostri giudici rientra nell’orario di lavoro, e va dunque retribuito, tutto il tempo in cui le energie del prestatore restano a disposizione del datore, benché vi possano essere momenti di temporanea inattività. Ed allora ben possono scattare gli straordinari se la giornata del dipendente dura oltre nove ore e mezza considerato il tempo necessario al lavoratore di recarsi con l’auto aziendale da un posto all’altro nell’interesse del datore come ad esempio sui vari cantieri dell’azienda.

Nel caso di specie si trattava di un elettricista che, per conto dell’impresa presso cui era stato assunto, curava giornalmente lavori di piccola manutenzione in due Comuni del Salento. Per recarsi nei vari luoghi ove andavano effettuati gli interventi il dipendente impiegava diverse ore in auto finendo per lavorare ben oltre il limite di ore fissato dal suo contratto collettivo, ragion per cui ha inteso fare causa al datore di lavoro per ottenere il pagamento degli straordinari. Straordinari che la Cassazione gli ha riconosciuto. I giudici hanno ritenuto sussistente il diritto a ottenere il versamento delle differenze retributive per il lavoro fuori di casa per andare e venire dai cantieri della società. E ciò anche se non deve passare per la sede dell’impresa e ha l’auto aziendale: non conta che il lavoratore abbia una certa autonomia organizzativa perché, in base al codice civile [4], nel rapporto subordinato l’obbligazione a carico del prestatore è di mezzi (nel senso che il dipendente mette a disposizione dell’imprenditore le sue energie a prescindere dal raggiungimento di un risultato specifico o dal compimento di un’opera particolare).

Risultato: il datore di lavoro deve retribuire anche il tempo necessario per raggiungere le varie sedi di lavoro dal momento che lo spostamento è funzionale a rendere la prestazione.

note

[1] C.Giust. UE sent. n. C-266/14.

[2] Cass. ord. n. 24828/18 del 9.10.2018.

[3] Direttiva 93/104/Cee, recepita in Italia dal decreto legislativo 66/2003. In particolare l’articolo 1, secondo comma lettera a), del decreto legislativo 66/2003 attribuisce rilievo in modo esplicito al tempo della disponibilità del prestatore e della sua presenza sui luoghi di lavoro oltre che della prestazione effettiva.

Riposo escluso

[4] Art. 2094 cod. civ.


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6 Commenti

  1. Lavoro in ospedale. Faccio 60km (30all’andata e 30al ritorno). Il tempo impiegato (circa 1ora al giorno),può essere considerato straordinario?. Ho diritto al rimborso spese chilometriche?

  2. ma il tragitto sede e cantiere deve essere corrisposta al completo o viene al 75% come mi viene spesso detto
    saluti

    luigi

  3. ma un dipendente pubblico che viaggia ogni giorno e fa circa 3 ore di macchina per recarsi a lavoro, cosa gli spetta??

  4. Questo vale anche per chi è seduto sul furgone e nn guida ma che tutti i giorni si fa 1/1,30 ore per andare e uguale per tornare dal cantiere in attesa di una risposta porgo distinti saluti grazie. ALESSANDRO da Bergamo

  5. un dipendente pubblico che viaggia ogni giorno e fa circa 2 ore di macchina per recarsi a lavoro, ( andata e ritorno 120 km totale ) cosa gli spetta?

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