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Multa autovelox: motivi per impugnare e fare ricorso

10 ottobre 2018


Multa autovelox: motivi per impugnare e fare ricorso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 ottobre 2018



Autovelox: ecco come fare ricorso. Il verbale incompleto perché non indica l’ultima taratura e la presenza del preventivo cartello di avviso è nullo e può essere contestato davanti al Giudice di Pace.

Multe: su internet fioccano tutti i giorni le ricerca su come fare ricorso contro l’autovelox. Gli automobilisti si chiedono come contestare i verbali della polizia, elevati a volte per differenze minime di velocità rispetto ai limiti consentiti. E se anche la legge impone una tolleranza del 5% rispetto al cartello o, in mancanza, alle previsioni contenute nel codice della strada, si tratta spesso di numeri minimi da non essere facilmente controllabili attraverso il tachimetro, specie quando si percorrono rettilinei e strade in discesa. C’è da dire che i Comuni maliziosamente appostano le pattuglie non tanto sui tratti più pericolosi ma su quelli ove viene spontaneo accelerare: sarà anche un modo per tutelare la sicurezza del traffico ma il dubbio che, nello stesso tempo, si voglia fare cassa sorge automatico. Certo, se non ci fosse, oltre alla sanzione tutt’altro che leggera, anche la decurtazione dei punti dalla patente, probabilmente più di un automobilista non si porrebbe il dubbio se pagare o depositare ricorso, tenendo peraltro conto che l’estinzione della multa nei primi 5 giorni consente di ottenere lo sconto del 30%. Ma così non è. Ed allora è naturale chiedersi quali sono, in caso di multa autovelox, i motivi per impugnare e fare ricorso. A dircelo però sono gli stessi giudici che hanno annullato, in questi anni, numerosi verbali incompleti, errati, non dovuti. Le ultime di queste interessanti pronunce sono state pubblicata proprio in questi giorni dalla Cassazione [1]. Si tarda di due ordinanze che indicano quali elementi devono necessariamente comporre il verbale a pena di nullità. Di tanto daremo conto nelle successive righe.

Spiegheremo, in particolare, quando fare ricorso contro l’autovelox e quali sono le contestazioni più “sicure” da sollevare con l’impugnazione al giudice di pace. Ci riferiremo solo a quei vizi sui quali si è ormai formata una giurisprudenza costante, per cui non si può parlare dell’orientamento di un isolato tribunale o di un giudice particolarmente accondiscendente. Anche la Suprema Corte ha convalidato, con tono deciso e fermo, la nullità di tutte le multe che non seguono tali direttive. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di analizzare quali sono tali motivi per fare ricorso.

Autovelox: quando fare ricorso contro la multa

Quando si vince la causa al giudice di Pace? I motivi per fare ricorso contro l’autovelox sono svariati, ma solo pochi di questi consentono una vittoria sicura. 

La presenza del cartello di avviso

Il primo tra tutti è sicuramente la necessità che, prima della postazione con l’autovelox, vi sia il segnale con l’avviso «Controllo elettronico della velocità». Il cartello deve essere visibile, non coperto dalla vegetazione o rovinato da spray o da altri segni dell’usura. Non deve essere oscurato da manifesti pubblicitari o da altri cartelli.

La segnaletica in questione è sempre obbligatoria, sia per le postazioni fisse che per quelle mobili (ossia quando l’autovelox è montato sul treppiedi). In assenza, la multa è illegittima e va annullata.

Nel corso degli anni, Comuni, Province ed Anas hanno disseminato le strade con i cartelli «Controllo elettronico della velocità» in modo da poter, all’occorrenza, consentire il rilevamento elettronico della velocità in tutta serenità. Senonché questa “inflazione” di segnaletica ha portato gli automobilisti a non prendere più in considerazione gli avvisi. Pertanto, la direttiva Minniti del 2017 ha stabilito che il solo cartello stradale, fissato al suolo, non è più sufficiente se sul tratto di strada in questione i controlli sono occasionali (avvengono cioè di rado), ma è necessario anche un ulteriore segnale, di quelli mobili, posizionato per l’occasione a terra dai verbalizzanti pochi metri prima della postazione. 

Distanza tra cartello e autovelox

Non c’è una distanza minima o massima, fissata dalla legge, tra tale segnaletica e l’autovelox. La Cassazione ha detto che:

  • quanto alla distanza minima questa deve essere “ragionevole” (la Corte Suprema parla di “adeguato anticipo”), in modo da consentire il rallentamento dell’auto senza rischi di frenate improvvise, che potrebbero essere ancora più pericolose dell’eccesso di velocità. Chiaramente, trattandosi di un criterio elastico, esso andrà rapportato al tipo di strada e di traffico: sui tratti stradali urbani, pochi metri saranno più che sufficienti, mentre sulle autostrade resta forse valida la distanza minima di 400 metri secondo quanto precisato dalla circolare del 2007 del Ministero degli Interni [2];
  • quanto alla distanza massima, tanto la Cassazione quanto la circolare degli Interni [3] hanno indicato in 4 km il limite oltre il quale il cartello con l’avviso deve essere ripetuto, a pena di invalidità della multa elevata con l’autovelox.

La presenza del cartello deve essere indicata sul verbale

Con le ordinanze della Cassazione citate in apertura [1], la Corte ha decretato la nullità della multa se il verbale non indica che l’autovelox è segnalato in modo visibile ai conducenti dei veicoli. E altrettanto – come vedremo a breve – vale quando non viene specificato che l’impianto di rilevamento elettronico che è stato tarato di recente. Il tutto perché secondo la giurisprudenza di legittimità la necessità di avvisare gli automobilisti in transito che sulla strada è in corso la misurazione rientra nell’obbligo di trasparenza costituito a carico della pubblica amministrazione. 

La taratura dell’autovelox

L’autovelox deve essere tarato almeno una volta ogni anno. Ciò vale sia per le postazioni fisse che per quelle mobili. La taratura serve a garantire il corretto funzionamento dell’apparecchio, vista la delicatezza degli ingranaggi e l’alta precisione che gli si chiede. 

La taratura deve avvenire ad opera di ditte private specializzate in autodromi (almeno per gli autovelox che vengono installati sulle autostrade). Di tali operazioni deve essere redatto verbale che è pubblico e va prodotto all’automobilista multato che ne fa richiesta. Se nel ricorso contro la multa, in presenza della contestazione della mancata taratura, la polizia non produce una copia autentica di tale verbale, la contravvenzione deve essere annullata. 

A imporre la taratura annuale degli autovelox è stata una sentenza del 2015 [4] della Corte Costituzionale. Dopo tale pronuncia gli apparecchi che rilevano l’andatura dei mezzi sulle strade devono periodicamente essere sottoposti a verifiche sul funzionamento; controlli che non possono essere sostituiti da certificazioni di omologazione conformità. 

Leggi sul punto: Autovelox: come sono tarati?

La taratura deve risultare dal verbale

Con le ordinanze della Cassazione dell’altro giorno, la Cassazione ha ribadito un principio che aveva già espresso l’anno scorso: non basta che l’autovelox sia tarato, ma di tale adempimento deve essere dato atto nel verbale. In pratica, la multa consegnata al conducente deve indicare quando è avvenuta l’ultima taratura affinché non sia l’automobilista a doversi informare per poter verificare l’attendibilità della rilevazione e la validità della contravvenzione. Se il verbale non indica quando è avvenuta l’ultima taratura o se questa dovesse risultare effettuata più di un anno prima, la multa è nulla. Sul punto confronta i precedenti della giurisprudenza riportati nell’apposito box qui sotto.

note

[1] Cass. ord. nn. 24795/18 e 24796/18.

[2] Art. 2 del dm trasporti 15 luglio 2007

[3] Min. Interni, circ. n.300/A/1/26352/101/3/3/9 del 20.08.2007.

[4] C. Cost. sent. n. 113/2015. 

Autore immagine: 123rf com

La taratura dell’apparecchiatura (autovelox) è necessaria e solo a condizione che vi sia espressa indicazione nel verbale dell’avvenuto adempimento, il rilevamento può presumersi affidabile con conseguente onere dell’opponente di contestare la cattiva fabbricazione, installazione e/o funzionamento del dispositivo.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 26 settembre 2018 n. 22889 

In materia di violazione delle norme del codice della strada relative ai limiti di velocità, l’efficacia probatoria dello strumento rivelatore del superamento di tali limiti (autovelox) opera fino a quando sia accertato, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionamento del dispositivo elettronico. D’altra parte, in presenza di un “certificato” di taratura, del quale non sia contestata la provenienza da soggetto abilitato all’adempimento, non e’ dato al giudice di merito di spingere il proprio esame sino alla verifica delle modalità con le quali la stessa taratura e’ stata effettuata.

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 12 luglio 2018 n. 18354 

La taratura dell’apparecchiatura è necessaria e solo a condizione che vi sia espressa indicazione nel verbale dell’avvenuto adempimento il rilevamento puo’ presumersi affidabile, con conseguente onere dell’opponente di contestare la cattiva fabbricazione, installazione e/o funzionamento del dispositivo

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 6 marzo 2018, n. 5227 

Alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale n. 113 del 2015 che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’articolo 3 Cost., il Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n. 285,articolo 45, comma 6(Codice della Strada), nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocita’ siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, è da ritenersi, secondo la Suprema Corte, che l’articolo 45 C.d.S., comma 6(Uniformità della segnaletica, dei mezzi di regolazione e controllo ed omologazioni), prescriva la verifica periodica della funzionalità degli autovelox e la loro taratura.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 maggio 2016, n. 9972 

L’efficacia probatoria dello strumento rilevatore del superamento dei limiti di velocità opera fino a quando sia accertato, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionamento del dispositivo elettronico (Nel caso di specie il ricorrente non ha allegato e tanto meno provato l’esistenza di una qualche circostanza di fatto, che potesse far sospettare un qualche difetto dell’apparecchio rilevatore, che, come affermato nel processo verbale di contestazione, era stato debitamente omologato e del quale gli agenti operatori avevano preventivamente verificato la perfetta funzionalità). 

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 6 maggio 2005 n. 10212


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