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Se il datore pretende obbedienza dal dipendente con le maniere forti

10 Set 2013


Se il datore pretende obbedienza dal dipendente con le maniere forti

> Business Pubblicato il 10 Set 2013



Impossibile pretendere il corretto adempimento della prestazione lavorativa con la coercizione: non conta che la parte offesa sia un sottoposto.

 

Il datore di lavoro che, con le “maniere forti”, costringe il dipendente a stare seduto sulla scrivania per terminare il proprio lavoro commettere reato di violenza privata. E ciò anche se ciò avviene dopo un palese atto di insubordinazione da parte del lavoratore che – nel caso di specie – era uscito dall’ufficio del superiore sbattendo la porta e lasciando il discorso a metà.

La Cassazione [1], a riguardo, ha appena ricordato che la pretesa al corretto adempimento della prestazione lavorativa esercitata con la coercizione fisica è del tutto estranea al nostro ordinamento. A nulla rileva che il destinatario della condotta sia comunque un sottoposto, né rileva – come detto – il comportamento, da parte di quest’ultimo, di palese disprezzo nei confronti del luogo del lavoro.

Come si deve comportare in questi casi il capo ufficio?

Contro le condotte “ribelli” del lavoratore, la coercizione è sempre vietata. Il dirigente può, tutt’al più, comminare una sanzione disciplinare. Anche in questo caso, comunque, la sanzione deve essere proporzionata al comportamento assunto dal lavoratore.

note

[1] Cass. sent. n. 32463/2013.


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