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Depressione e ansia: quali differenze

26 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2018



La società odierna ci sottopone a sfide giornaliere che, in particolari condizioni ambientali e predisposizioni personali, possono intaccare il nostro equilibrio mentale e renderci ansiosi e/o depressi.

Nella vita capitano dei momenti in cui ci si sente sbagliati, carenti di qualcosa e senza forza di volontà. Ci si chiude in sé stessi e non si rivelano a nessuno questi stati d’animo per timore d’essere derisi e non capiti. Guardando gli altri si ha la sensazione di essere fragili e incapaci mentre tutti sfoggiano sicurezza e capacità di integrarsi in società. Può succedere che ci si senta ansiosi nell’affrontare situazioni apparentemente semplici, che la preoccupazione ci assalga in qualunque frangente rendendoci introversi e insicuri. Altre volte ci assale la tristezza e pensieri cupi continuano a ripetersi nella nostra mente e sembra di essere in un vortice di infelicità. Non bisogna sottovalutare queste condizioni, questi sentimenti possono essere indicativi di un disagio psichico che deve essere affrontato, perché possono essere dovuti a depressione e ansia: quali differenze ci sono tra queste patologie?

Depressione e ansia: epidemiologia

La depressione e l’ansia, disturbi estremamente frequenti al giorno d’oggi, hanno avuto negli ultimi decenni un incremento tale da essere considerate le malattie del secolo. Si stima che in Italia il 5,4% delle persone soffra di depressione, mentre l’ansia colpisce il 4,2% della popolazione. Risulta che la depressione si associa all’ansia grave nel 7% dei casi. Sono malattie che colpiscono maggiormente il sesso femminile e tendono ad essere più frequenti dopo i sessantacinque anni di età anche se nessuna fase della vita risulta risparmiata.

I dati epidemiologici indicano che esiste una correlazione tra depressione e/o ansia e il livello socioeconomico. La depressione e l’ansia sono più frequenti in persone con basso grado di istruzione, nei disoccupati e in coloro che risultano inattivi. Malgrado l’elevato numero di persone affette da queste patologie, solo una minima parte fa ricorso allo specialista (lo psichiatra) e assume psicofarmaci.

Nella maggior parte dei casi, la malattia non viene diagnosticata correttamente e ciò determina una terapia non adeguata. Questi quadri clinici hanno un impatto importante nella vita delle persone, infatti i pazienti lamentano una riduzione della qualità della vita con ripercussioni sulle relazioni interpersonali, in ambito lavorativo e familiare, nei rapporti genitori figli.

La depressione e l’ansia determinano ricadute economiche notevoli in termini di:

  • giornate di lavoro perse: periodi in cui le persone sono in malattia perché non riescono ad affrontare il lavoro;
  • rendimento lavorativo: una persona depressa e/o ansiosa avrà una capacità di lavoro ridotta;
  • spesa sanitaria: costo a carico del servizio sanitario nazionale per visite specialistiche e terapie farmacologiche.
    Nel linguaggio comune queste due condizioni sono frequentemente associate tra loro infatti si parla di “depressione ansiosa” e di “sindrome ansioso depressiva”, tuttavia sono condizioni cliniche distinte per cui analizziamo separatamente la depressione e l’ansia per individuare quali siano le differenze.

Depressione

La depressione, interessa un numero elevato di persone e si stima che la percentuale di pazienti sia destinata ad aumentare, presenta caratteristiche peculiari e non deve essere confusa con le reazioni psicologiche conseguenti a situazioni particolari e stressanti. Il paziente riferisce il suo stato d’animo in termini di tristezza, infelicità, sentirsi giù di morale.

I sintomi presenti in un paziente depresso sono:

  • basso tono dell’umore: il tono dell’umore è la capacità che ha l’uomo di adattarsi alle varie condizioni provando piacere in situazioni positive e tristezza in quelle negative. Quando viene persa questa plasticità ad adeguarsi, si avrà una deflessione dell’umore e si tenderà a vedere negativamente la realtà. È presente perdita di interesse in generale;
  • anedonia: incapacità a provare piacere per qualunque attività venga svolta;
  • alterazione del pensiero: ci si orienta verso una bassa stima di sé, senso di colpa. Possono essere presenti episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio che talvolta vengono messi in atto col “suicidio allargato” che coinvolge le persone care;
  • rallentamento psicomotorio: interessa il movimento, il linguaggio, l’espressione del viso, la capacità di prendere decisioni. Il paziente presenta una riduzione importante dell’energia psichica che lo porta a non reagire (può essere fraintesa e confusa con una mancanza di volontà);
  • disturbi vegetativi: si ha profonda astenia, diminuzione della libido, insonnia, riduzione dell’appetito con dimagrimento e malnutrizione.

Depressione: la diagnosi

In presenza di un quadro clinico suggestivo si fa diagnosi di depressione. Vengono individuati diverse tipologie cliniche:

  • disturbo da disregolazione dirompente dell’umore: si presenta nei bambini e ragazzi fino ai diciotto anni d’età, presentano scatti d’ira esagerati rispetto alle cause, umore triste riscontrato a casa o a scuola;
  • disturbo depressivo maggiore: colpisce prevalentemente le donne e si caratterizza per il
    basso tono dell’umore e almeno cinque delle seguenti condizioni che durano da due settimane almeno e si manifestano ogni giorno: perdita di peso o alterazioni nell’alimentazione, insonnia, astenia, pensieri negativi (inadeguatezza, incapacità e senso di colpa), incapacità a concentrarsi e a prendere decisioni, pensieri suicidari;
  • disturbo depressivo persistente: è una patologia cronica, colpisce individui giovani che possono presentare disturbo di personalità o fare abuso di sostanze. È presente umore depresso che persiste da almeno due anni e si associa ad almeno due delle seguenti condizioni: astenia, insonnia, alterazioni dell’appetito, pensieri negativi, difficoltà a concentrarsi;
  • disturbo disforico premestruale: si manifesta con labilità affettiva, umore depresso e irritabile, tendenza al conflitto. Possono essere presenti sintomi fisici quali stanchezza, gonfiore, dolori articolari e muscolari. Inizia la settimana che precede il ciclo e termina i primi giorni del ciclo mestruale;
  • disturbo depressivo da sostanze: conseguente all’assunzione o alla privazione di sostanze;
  • disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica: la depressione è associata ad una malattia medica o all’assunzione di farmaci:
  1. malattie neurologiche: malattia di Parkinson, malattia di Huntington, ictus, sclerosi multipla, tumori;
  2. infezioni virali (HIV);
  3. farmaci: interferone, betabloccanti, anticoncezionali orali, corticosteroidi;
  4. disturbi endocrini: morbo di Cushing, morbo di Addinson, patologie tiroidee.

Sono disponibili dei test rapidi da somministrare al paziente per la valutazione del quadro clinico e dell’evoluzione (scala di autovalutazione di Zung).

Depressione: la terapia

La terapia della depressione si avvale di farmaci la cui prescrizione deve essere personalizzata tenendo conto delle variabili collegate:

  • al farmaco: efficacia, tollerabilità, sicurezza, formulazione;
  • al paziente: presenza di patologie associate e relativa interazione tra farmaci.

I farmaci prescritti per la depressione vengono suddivisi in:

  • inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI);
  • inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI);
  • antidepressivi specifici serotoninergici e noradrenergici;
  • IMAO irreversibili e reversibili;
  • antidepressivi triciclici (sono scarsamente usati per i notevoli effetti collaterali).

La terapia farmacologica può essere affiancata dalla terapia psicologica che si avvale di diverse opzioni (psicoterapia, terapia comportamentale).

Ansia

L’ansia si caratterizza come una reazione emotiva esagerata di allarme verso situazioni quotidiane o personali, comporta modifiche del comportamento e sintomi fisici. Il paziente lamenta di sentirsi sistematicamente preoccupato per le situazioni quotidiane e si trova in uno stato di all’erta permanente nel timore che si verifichino eventi negativi. Questa condizione di ansia e preoccupazione si accompagna a sintomi viscerali quali aumentata frequenza cardiaca, affanno, sudorazione, vertigini, gola secca, nausea, vomito e diarrea.

Ansia: la diagnosi

Il colloquio con il paziente permette allo specialista di inquadrare il quadro clinico e di porre diagnosi di ansia. Si possono somministrare al paziente dei test di autovalutazione (scala di autovalutazione dell’ansia di Zung). Si riconoscono diversi quadri clinici:

  • disturbo d’ansia da separazione: colpisce i bambini che temono di perdere figure affettive quali i genitori;
  • disturbo di panico: attacco d’ansia improvviso con sintomi vegetativi, durata variabile da pochi secondi fino a un’ora. Forma particolare è l’agorafobia (paura della piazza);
  • mutismo selettivo: colpisce i bambini, si manifesta in relazione a situazioni stressanti (scuola);
  • fobie specifiche: ansia e paura immotivata verso animali, oggetti (siringhe), altezze o aerei;
  • disturbo d’ansia sociale: ansia e preoccupazione al pensiero di dover affrontare situazioni in cui si è esposti al giudizio degli altri (parlare in pubblico);
  • disturbo d’ansia generalizzato: è presente ansia, affaticabilità, tensione muscolare. Può essere presente ansia in concomitanza di patologie organiche (ipoglicemia, ipertiroidismo, scompenso cardiaco, aritmia, asma) o assunzione di farmaci/sostanze (corticosteroidi, insulina, ormoni tiroidei, salbutamolo, caffeina).

Ansia: la terapia

La terapia dell’ansia si avvale:

  • della psicoterapia: terapia cognitiva e psicoterapie psicodinamiche;
  • farmaci: inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), benzodiazepine.

Non sempre la depressione e l’ansia si manifestano con quadri clinici definiti. Infatti, oltre a presentare gravità variabile, si può avere una sintomatologia sfumata o l’associazione delle due condizioni con prevalenza dell’una o dell’altra. Il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali) codifica le caratteristiche peculiari di depressione e ansia permettendo di conoscere quali differenze le caratterizzino.


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