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Arresto e fermo: differenze

31 Ottobre 2018 | Autore:


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Cos’è l’arresto in flagranza di reato? Cos’è il fermo di indiziato di delitto? Qual è la differenza tra misure cautelari e misure precautelari?

Alcuni termini giuridici propri del processo penale sono diventati talmente popolari da essere compresi praticamente da tutti, anche da chi non ha una laurea in giurisprudenza: continuamente in televisione la cronaca giudiziaria ci parla di giudizio abbreviato, patteggiamento, ergastolo, sospensione della pena. Ciò è un bene, perché i mass media hanno sdoganato una cultura che, in precedenza, era appannaggio solamente dei tecnici del diritto. Tuttavia, molti istituti giuridici restano ancora avvolti da una alone di incertezza: tra questi, ci sono senza dubbio l’arresto e il fermo. Se pensi che essi siano uguali, ti sbagli: una cosa è essere fermati, un’altra essere arrestati. Certo, ci sono delle affinità evidenti ma, dal punto di vista strettamente giuridico, arresto e fermo sono ben diversi, in quanto perseguono finalità differenti e trovano applicazione solamente in presenza di determinati presupposti. Quindi, quando senti in tv o alla radio che alcune persone sospette sono state fermate, sappi che l’arresto non c’entra nulla. Fatta questa doverosa premessa, sono pronto a spiegarti come agisce la polizia giudiziaria in presenza di indizi e sospetti: vedremo le differenze tra arresto e fermo.

Misure cautelari: cosa sono?

Non posso davvero spiegarti le differenze tra arresto e fermo se prima non ti parlo delle misure cautelari all’interno del processo penale. Devi sapere che il procedimento penale è un lungo percorso che comincia nel momento in cui all’autorità competente (cioè, la Procura della Repubblica) giunge la notizia di reato e termina con la sentenza (di assoluzione o di condanna) definitiva. In mezzo ci sono un’articolata serie di vicende; elencarle tutte sarebbe impossibile, per questo possiamo riferirci, solo per esempio, all’informazione di garanzia, alla richiesta di archiviazione, all’udienza preliminare, al dibattimento, ecc.

Poiché il processo penale è molto lungo, la legge consente all’autorità giudiziaria di adottare alcuni provvedimenti affinché l’imputato, nelle more del procedimento, non si sottragga alla giustizia oppure commetta altri fatti criminosi: parliamo delle misure cautelari. Le misure cautelari possono essere personali o reali (quando incidono sui beni dell’imputato) e servono a limitare la libertà dell’imputato (o dell’indagato, se si è ancora nella fase delle indagini preliminari).

Le misure cautelari vengono richieste dal magistrato del pubblico ministero per evitare che l’indagato/imputato possa rendere vano il procedimento, ad esempio dandosi alla fuga. Sulla richiesta si esprime il giudice il quale, se ritiene che sussistano i presupposti (le famose esigenze cautelari) [1], applica la misura alla persona indagata o imputata.

Le misure cautelari sono di diversi tipi: le più afflittive (cioè, le più limitative per la libertà dell’individuo) sono senz’altro la custodia cautelare in carcere [2] e gli arresti domiciliari [3], passando per l’obbligo di dimora [4] e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa [5].

Misure pre-cautelari: cosa sono?

Arresto e fermo non sono misure cautelari, bensì misure pre-cautelari. Cosa significa? In pratica, mentre le misure cautelari vere e proprie devono essere disposte obbligatoriamente dall’autorità giudiziaria con ordinanza, le misure pre-cautelari, come suggerisce il nome, intervengono ancor prima delle misure cautelari e, pertanto, non necessitano di un provvedimento del giudice.

Arresto e fermo sono poste in essere direttamente dalla polizia giudiziaria la quale, dopo aver catturato la persona sospetta, deve poi immediatamente informare l’autorità giudiziaria competente che, se ne ravviserà i presupposti, potrà adottare una misura cautelare in senso stretto.

Arresto: cos’è?

L’arresto è eseguito direttamente dalla polizia giudiziaria quando una persona è colta in flagranza di reato, cioè nel momento di commettere un crimine. L’arresto, in pratica, consiste nella cattura immediata di colui che viene colto con le mani nel sacco. Poiché, come anticipato, non si tratta di una misura cautelare, gli agenti possono procedere senza dover attendere il permesso del giudice; il perché è molto semplice: non c’è il tempo materiale di comunicare all’autorità giudiziaria il crimine commesso e, per questo motivo, la legge autorizza a bloccare immediatamente il responsabile.

Arresto in flagranza di reato e arresti domiciliari: qual è la differenza?

Parlando delle misure cautelari personali abbiamo menzionato gli arresti domiciliari. Questi arresti, però, sono differenti dall’arresto in flagranza di reato. In comune v’è la privazione della libertà dell’arrestato; di diverso, però, ci sono i presupposti: mentre gli arresti domiciliari, in quanto misura cautelare, sono disposti dal giudice con ordinanza che prescrive all’imputato (o indagato) di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza, l’arresto in flagranza di reato è eseguito direttamente dalla polizia giudiziaria, senza alcuna autorizzazione del giudice.

Flagranza di reato: cos’è?

Presupposto indispensabile perché si proceda all’arresto è la flagranza di reato. Secondo la legge [6], è in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

La flagranza di reato, quindi, presuppone una vicinanza temporale tra la commissione del reato e il tempo della cattura. Nel caso di persona colta con le mani nel sacco si parlerà di flagranza vera e propria; quando, invece, il reo è scoperto subito dopo oppure è inseguito, si parla di quasi-flagranza. In entrambi i casi, comunque, è possibile procedere all’arresto.

Arresto in flagranza di reato: presupposti

La flagranza è elemento essenziale per procedere all’arresto, arresto che, tra l’altro, può essere eseguito non solo dalla polizia giudiziaria (poliziotti, carabinieri, guardia di finanza, ecc.) ma anche dal privato cittadino quando si tratta di delitti perseguibili d’ufficio. In questo caso, la persona che ha eseguito l’arresto deve senza ritardo consegnare l’arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia [7].

Tuttavia, non si può procedere all’arresto in flagranza per qualsiasi tipo di reato: altra condizione, infatti, è che si tratti di un reato ritenuto particolarmente grave dalla legge. La gravità è individuata in due modi: attraverso l’entità della pena astrattamente prevista per quel tipo di reato; mediante un elenco di ipotesi tipiche. Dal primo punto di vista, la polizia giudiziaria procede all’arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto doloso, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni [8]. Di conseguenza, si potrà procedere all’arresto in flagranza per reati gravi come l’omicidio o la concussione, ma non per quelli come lesioni semplici o violenza privata.

Arresto in flagranza: per quali reati?

Anche fuori dei casi sopra previsti, la polizia giudiziaria procede obbligatoriamente all’arresto di chiunque è colto in flagranza di delitti che l’ordinamento ritiene particolarmente gravi; si potrà procedere, pertanto, nel caso di crimini quali: devastazione e saccheggio; strage; riduzione in schiavitù; prostituzione minorile; pornografia minorile; iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile; violenza sessuale (esclusi i casi di minore gravità) e violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minorenne; furto aggravato; furto in abitazione e furto con strappo; rapina ed estorsione; ricettazione aggravata; spaccio di droga; ecc.

Arresto facoltativo in flagranza di reato: cos’è?

Nelle circostanze sopra esaminate la polizia giudiziaria deve procedere obbligatoriamente all’arresto: si parla, per l’appunto, di arresto obbligatorio in flagranza. In altre parole, davanti ad uno dei fatti sopra illustrati, le autorità devono per forza trarre in arresto l’autore.

La legge, però, contempla anche alcuni casi di arresto facoltativo in flagranza: si tratta di ipotesi meno gravi, ove la polizia non è tenuta ad effettuare l’arresto. Secondo la legge, la polizia giudiziaria ha facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto doloso, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni [9].

Come per l’arresto obbligatorio in flagranza, anche per quello facoltativo la legge prevede una lunga lista di reati per i quali è possibile procedere alla restrizione della libertà dell’agente. Secondo il codice di procedura penale, la polizia giudiziaria ha altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di delitti come peculato mediante profitto dell’errore altrui, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; violenza o minaccia a un pubblico ufficiale; lesione personale; violazione di domicilio;  furto semplice; truffa, ecc.

In ogni caso, si può procedere all’arresto facoltativo in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto.

Fermo: cos’è?

Simile, ma diverso dall’arresto, è il fermo, tecnicamente definito fermo di indiziato di delitto. La differenza principale tra arresto e fermo sta nel fatto che solo il primo presuppone lo stato di flagranza: la polizia giudiziaria, quindi, può procedere al fermo d’indiziato di delitto anche quando il soggetto non sia colto con le mani nel sacco. Inoltre, proprio perché manca quell’urgenza che, al contrario, presuppone l’arresto, il fermo viene di solito disposto dal pubblico ministero ed eseguito, dietro ordine di questi, dalla polizia giudiziaria. Vediamo cosa dice la legge a proposito del fermo di indiziato di delitto.

Fermo: cosa dice la legge?

Secondo il codice di procedura penale, anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione alla impossibilità di identificare l’indiziato, fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni ovvero di un delitto concernente le armi da guerra e gli esplosivi o di un delitto commesso per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico.

Prima che il pubblico ministero abbia assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono al fermo di propria iniziativa. La polizia giudiziaria procede inoltre al fermo di propria iniziativa qualora sia successivamente individuato l’indiziato ovvero sopravvengono specifici elementi, quali il possesso di documenti falsi, che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga e non sia possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del pubblico ministero [10].

Fermo: quali sono i presupposti?

Per procedere al fermo di indiziato di delitto è necessario che:

  • sussistano gravi indizi di colpevolezza in riferimento a delitti non lievi;
  • ci sia il fondato pericolo di fuga

Non occorre, come detto, la flagranza di reato. Il fermo di indiziato di delitto è normalmente ordinato dal pubblico ministero; nei casi di particolare urgenza, però, la polizia giudiziaria può procedere al fermo di propria iniziativa, in special modo quando la persona fermata solamente ai fini dell’identificazione personale esibisca documenti falsi che facciano presupporre che lo stesso stia per darsi alla fuga.

Arresto e fermo: cosa succede dopo?

Abbiamo visto cosa sono l’arresto e il fermo; ora ti spiegherò cosa accade dopo che la polizia ha proceduto ad applicare queste misura alla persona colta in flagranza oppure gravemente sospettata. Una volta che la polizia ha eseguito l’arresto o il fermo ne deve dare immediata notizia al pubblico ministero del luogo ove la misura pre-cautelare è stata eseguita. È diritto della persona arrestata o fermata ricevere una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e, se questi non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua a lui comprensibile, con cui viene informato dei suoi diritti e, in particolare, del diritto di:

  • nominare un difensore di fiducia e di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge;
  • ottenere informazioni in merito all’accusa;
  • ottenere un interprete e la traduzione di atti fondamentali;
  • avvalersi della facoltà di non rispondere;
  • accedere agli atti sui quali si fonda l’arresto o il fermo;
  • dare avviso ai familiari;
  • accedere all’assistenza medica di urgenza;
  • essere condotto davanti all’autorità giudiziaria per la convalida entro novantasei ore dall’avvenuto arresto fermo;
  • comparire dinanzi al giudice per rendere l’interrogatorio e di proporre ricorso per cassazione contro l’ordinanza che decide sulla convalida dell’arresto o del fermo.

Qualora la comunicazione scritta di cui sopra non sia prontamente disponibile in una lingua comprensibile all’arrestato o al fermato, le informazioni sono fornite oralmente, salvo l’obbligo di dare comunque, senza ritardo, comunicazione scritta all’arrestato o al fermato. Dell’avvenuta esecuzione della misura pre-cautelare la polizia giudiziaria informa immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero.

La polizia giudiziaria deve porre l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore, pena l’inefficacia della misura. Entro il medesimo termine trasmette il relativo verbale, anche per via telematica, salvo che il pubblico ministero autorizzi una dilazione maggiore.

Il verbale contiene l’eventuale nomina del difensore di fiducia, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui l’arresto è stato eseguito e l’enunciazione delle ragioni che lo hanno determinato nonché la menzione dell’avvenuta consegna della comunicazione scritta o dell’informazione orale.

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito [11].

L’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto o il fermo

Una volta messo a sua disposizione, il pubblico ministero può procedere all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, dandone tempestivo avviso al difensore di fiducia ovvero, in mancanza, a quello d’ufficio. Durante l’interrogatorio, il pubblico ministero informa l’arrestato o il fermato del fatto per cui si procede e delle ragioni che hanno determinato il provvedimento comunicandogli inoltre gli elementi a suo carico e, se non può derivarne pregiudizio per le indagini, le fonti [12]. L’arrestato o il fermato possono avvalersi della facoltà di non rispondere.

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’interrogatorio davanti al pubblico ministero è (anche) una forma di garanzia per l’arrestato: infatti, se risulta evidente che l’arresto è stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge (quelli indicati nei paragrafi precedenti, per intenderci), il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l’arrestato sia posto immediatamente in libertà. La liberazione è altresì disposta prima dell’intervento del pubblico ministero dallo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, che ne informa subito il p.m. territorialmente competente [13].

Arresto e fermo: cos’è la convalida?

Entro quarantotto ore dall’arresto il pubblico ministero, qualora non debba ordinare l’immediata liberazione, richiede la convalida dell’arresto o del fermo al giudice per le indagini preliminari territorialmente competente. Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero e al difensore [14]. I termini devono essere rispettati a pena di inefficacia dell’arresto o del fermo.

L’udienza di convalida si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del difensore. Quando risulta che la misura pre-cautelare è stata legittimamente eseguita, il giudice provvede alla convalida con ordinanza. Contro l’ordinanza che decide sulla convalida, il pubblico ministero e l’arrestato possono proporre ricorso per cassazione.

Al contempo, il giudice, se ricorrono le condizioni di legge, dispone l’applicazione di una misura cautelare; in caso contrario, il giudice dispone con ordinanza la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato [15]. In poche parole, il giudice deve verificare la legittimità della misura pre-cautelare, e cioè che essa sia stata eseguita al ricorrere delle condizioni viste nei precedenti paragrafi. Se l’arresto o il fermo è legittimo, lo convalida e, se c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato, dispone una misura cautelare: questa può essere, ad esempio, la custodia cautelare in carcere, oppure gli arresti domiciliari.

La restrizione della libertà cominciata con l’arresto in flagranza, pertanto, si prolungherà con l’emissione di un’unica ordinanza con la quale il giudice, contestualmente, convalida la misura pre-cautelare (l’arresto o il fermo) e commina una misura cautelare (tipo gli arresti domiciliari o la custodia in carcere).

Arresto e fermo: quali sono le differenze?

In sintesi, l’arresto in flagranza di reato e il fermo di indiziato di delitto sono entrambe misure pre-cautelari, sebbene si distinguano per i diversi presupposti su cui poggiano. Come ricordato, solo per l’arresto occorre la flagranza di reato, mentre per il fermo sono necessari i gravi indizi di colpevolezza e il concreto pericolo di fuga. All’arresto in flagranza di reato procede direttamente la polizia giudiziaria, mentre il fermo viene disposto dal magistrato del pubblico ministero e, solo eccezionalmente, viene eseguito d’ufficio dalla polizia.

note

[1]  Art. 274 cod. proc. pen.

[2] Art. 285 cod. proc. pen.

[3] Art. 284 cod. proc. pen.

[4] Art. 283 cod. proc. pen.

[5] Art. 282-ter cod. proc. pen.

[6] Art. 382 cod. proc. pen.

[7] Art. 383 cod. proc. pen.

[8] Art. 380 cod. proc. pen.

[9] Art. 381 cod. proc. pen.

[10] Art. 384 cod. proc. pen.

[11] Art. 386 cod. proc. pen.

[12] Art. 388 cod. proc. pen.

[13] Art. 389 cod. proc. pen.

[14] Art. 390 cod. proc. pen.

[15] Art. 391 cod. proc. pen.

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