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Chi decide il pignoramento dello stipendio?

10 Ottobre 2018


Chi decide il pignoramento dello stipendio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Ottobre 2018



Pignoramento presso terzi: come avviene la procedura e quando il debitore riceve conoscenza della trattenuta sulla busta paga.

Se non hai pagato i tuoi debiti e hai un contratto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, è molto probabile che il creditore possa venirlo a sapere e decidere di pignorarti lo stipendio. In questi casi la procedura segue un iter predefinito dalla legge meglio noto come «pignoramento presso terzi». Tale forma di esecuzione forzata è rivolta a impartire l’ordine di pagamento non già al debitore ma a coloro che a quest’ultimo devono delle somme in modo da evitare che il denaro passi attraverso il debitore e quest’ultimo lo trattenga per sé rendendosi ulteriormente inadempiente. Si parla, appunto, del pignoramento nei confronti del “debitore del debitore”. La busta paga è uno di questi casi: mensilmente l’azienda deve versare la retribuzione al lavoratore dipendente, obbligo che discende sia dal contratto di lavoro che dall’ordinamento. Il datore di lavoro è quindi il “debitore del debitore” oggetto della procedura esecutiva. Se pertanto ti sei accorto che, dalla busta paga, l’azienda ha trattenuto dei soldi e questo importo corrisponde a un quinto del netto dello stipendio è quasi certo che sei anche tu caduto nella rete del pignoramento presso terzi. All’atto pratico dovresti aver ricevuto più di una notifica in precedenza per avvisarti dell’imminente misura. Ma chi decide il pignoramento dello stipendio? In altri termini, come verificare che il creditore o il datore di lavoro non abbiano compiuto un abuso a tuo danno? Cercheremo di comprenderlo qui di seguito.

Come avviene il pignoramento 

Si è ufficialmente “creditori” nel momento in cui si ha in mano un “titolo esecutivo”. Si tratta di un documento cui la legge attribuisce un forte valore di prova e che, oltre a descrivere la natura del debito, ne indica anche l’importo. Di solito i titoli esecutivi sono le sentenze di condanna al pagamento di una somma di denaro, i decreti ingiuntivi, i mutui firmati davanti al notaio. Ma lo sono anche le cambiali e gli assegni protestati. Chi è in possesso di un titolo esecutivo può passare direttamente all’ultima fase del “recupero crediti” che è la riscossione ossia l’esecuzione forzata. Forse conoscerai questa procedura con il termine più comune di pignoramento dei beni.

Prima di avviare il pignoramento, il creditore deve notificare al debitore un atto che va sotto il nome di precetto. La consegna deve avvenire tramite consegna a mani da parte dell’ufficiale giudiziario o con la raccomandata verde tipica degli atti giudiziari recapitata dal postino.

Nel precetto, il debitore viene per l’ultima volta invitato a pagare. Gli si danno altri 10 giorni di tempo. Dopodiché il creditore può avviare il pignoramento vero e proprio. Lo deve fare non oltre 90 giorni dalla notifica del precetto; se fa scadere questo termine, dovrà notificare un ulteriore precetto.

Dopo il precetto, il creditore decide quali beni del debitore aggredire. Ha un ampio campionario di scelte: dalla pensione al conto in banca, dai titoli di credito (bot, obbligazioni, ecc.) ai libretti di deposito, dall’arredo in casa a quanto custodito nella cassaforte all’interno dell’appartamento, dai quadri ed altri oggetti di valore ai divani ed elettrodomestici, dallo stipendio ai canoni di affitto percepiti da eventuali inquilini per immobili dati in locazione. C’è anche la possibilità di ipotecare e pignorare la casa, scelta consentita a prescindere dall’entità del debito (solo per le cartelle esattoriali è necessario aver raggiunto un debito di almeno 120mila euro).

Come avviene il pignoramento presso terzi

Se il creditore decide di avviare il pignoramento presso terzi deve prima individuare chi è il debitore del debitore. La cosa migliore è pignorare lo stipendio. La pensione infatti è sempre bassa e da questa va comunque detratto il “minimo vitale” pari a una volta e mezzo l’assegno sociale (oggi è circa 600 euro).

Lo stipendio può essere pignorato fino a massimo un quinto del netto, anche se su di esso ci sono già precedenti ritenute dovute a cessioni del quinto.

Se invece lo stipendio risulta già pignorato da altri creditori, e pertanto l’azienda sta operando la trattenuta di un quinto, è possibile il pignoramento di un altro quinto solo se le cause del credito sono di natura diversa. Si distinguono, inarticolati, tre tipi di crediti: quelli alimentari (ad esempio dovuti all’ex coniuge), quelli fiscali (ad esempio dovuti all’esattore) e tutti gli altri. Se due fornitori pignorano un quinto dello stipendio dello stesso debitore, il secondo che arriva si accoda ossia si soddisfa solo dopo che il credito del primo è stato soddisfatto. Invece se al fornitore si aggiunge un pignoramento di Agenzia Entrate Riscossione, si possono pignorare due quinti dello stipendio.

Prima del pignoramento dello stipendio, però, e dopo la notifica del precetto, il debitore deve ricevere la notifica di un atto chiamato appunto «atto di pignoramento presso terzi». Quest’atto, chiaramente, va notificato anche al suo datore di lavoro affinché sappia che deve effettuare, da quel momento in poi e sulle successive buste paga fino a integrale estinzione del debito, la trattenuta di un quinto.

A indicare l’importo da “bloccare” non è né il creditore, né l’ufficiale giudiziario; il calcolo viene infatti lasciato all’azienda datrice di lavoro. E questo per l’ovvia considerazione che lo stipendio non è sempre fisso, potendo variare in base agli straordinari o alle successive modifiche del contratto di lavoro (si pensi al passaggio da full time a part time).

Chi decide il pignoramento dello stipendio?

Quindi a decidere il pignoramento dello stipendio è il creditore, cui spetta l’iniziativa e la scelta dei beni del debitore da aggredire; la notifica viene materialmente curata ed eseguita dall’ufficiale giudiziario o dal postino che, in quanto pubblici ufficiali, garantiscono il ricevimento dell’atto da parte del debitore e del suo debitore; infine la trattenuta è un adempimento che ricade invece sul datore di lavoro. Si può dire quindi che il pignoramento dello stipendio si vale dell’attività di tre soggetti diversi.

C’è un aspetto che il codice di procedura non dice: a chi deve essere notificato per prima il pignoramento dello stipendio? Di solito l’avvocato deposita gli atti da spedire presso l’ufficiale giudiziario nello stesso momento, anche per risparmiare tempo. Ma nulla vieta all’ufficiale di consegnare prima quello al datore di lavoro e poi l’altra copia al dipendente pignorato. Quest’ultimo quindi potrebbe venire a sapere del pignoramento solo dopo l’azienda e magari quando già la busta paga gli è stata bonificata al netto della trattenuta.


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2 Commenti

  1. Oltre al minimo impignorabile,un pignoramento del quinto in essere e una cessione volontaria in corsa come si determina una ulteriore base pignorabile ad opera di Equitalia?
    Si agisce sul nuovo netto delle pensione in essere?
    Grazie

  2. Ma l’Agenzia delle Entrate Riscossione può, dopo che sono trascorsi infruttuosi i termini per il pagamento di una cartella esattoriale, emettere direttamente l’atto di pignoramento verso terzi, senza prima avvisare il debitore?

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