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Cos’è la malattia professionale?

26 Ott 2018


Cos’è la malattia professionale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Ott 2018



Purtroppo accade spesso che un lavoratore si ammali di una determinata patologia a causa dell’ambiente di lavoro. In questi casi si parla di malattia professionale.

Il lavoro è un diritto, è un dovere, è l’attività umana che consente alle persone di guadagnarsi da vivere e di garantire, a sé ed alla famiglia, un’esistenza libera e dignitosa. Purtroppo, però, a volte lavorare fa male alla salute. Sono moltissime, infatti, le malattia che colpiscono una persona a causa dell’ambiente di lavoro o a causa dell’attività che quella persona ha compiuto durante la propria storia lavorativa. Quando si parla di malattie connesse all’ambiente di lavoro si pensa, quasi sempre, al cancro, all’asbestosi e ad altre gravissime patologie determinate dalla presenza, nel luogo di lavoro, di determinate sostanze tossiche. Ma in realtà le malattie connesse al lavoro sono molto diffuse e molteplici, anche se spesso non così gravi. La malattia contratta a causa dell’attività lavorativa viene detta malattia professionale. Cosa si intende con questo termine? Cos’è la malattia professionale?

Quando si può parlare di malattia professionale?

La malattia professionale è una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo. La lentezza con cui la malattia professionale agisce sul corpo del lavoratore la distingue dall’infortunio che, invece, è costituito da una causa violenta e concentrata nel tempo. Si pensi ad un incidente sul lavoro che determina la perdita di un dito della mano. In questo caso la lesione della salute dell’organismo del dipendente non è lenta e progressiva ma è determinata da una causa violenta e immediata. Si parlerà, dunque, di infortunio.

Pensiamo, invece, al caso del dipendente di una impresa in cui è presente amianto. L’aspirazione delle fibre di amianto produce una lesione lenta e progressiva nel corpo del dipendente che può condurre ad un particolare tumore polmonare detto mesotelioma pleurico. In questo caso l’organismo viene colpito in modo lento e progressivo e siamo, dunque, in presenza di una malattia professionale.

Per esserci malattia professionale, inoltre, la stessa causa deve essere diretta ed efficiente, cioè in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente. Tornando al nostro esempio, il tumore polmonare che ha colpito il dipendente dell’industria in cui c’era amianto deve essere stato determinato, in via prevalente, dall’esposizione all’amianto e non da altre concause. Ciò in quanto la causa della malattia professionale deve essere prevalente e diretta. È ammesso, tuttavia, il concorso di cause extraprofessionali, purché queste non interrompano il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole l’infermità. Questo problema si è posto, spesso, quando il dipendente ha delle abitudini extralavorative che possono, da sole, produrre la malattia e che possono, dunque, escludere che la stessa sia stata prodotta necessariamente dalla causa di servizio. Si pensi, sempre nel nostro esempio, al dipendente che fuma un considerevole numero di sigarette ogni giorno. Si potrebbe ritenere che il fumo di sigaretta escluda il nesso causale tra esposizione all’amianto e tumore polmonare perché anche il fumo, da solo, può produrre la malattia.

Per le malattie professionali, quindi, non basta l’occasione di lavoro come per gli infortuni, cioè un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, ma deve esistere un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la malattia. Il rischio, come abbiamo detto all’inizio, può essere provocato dalla lavorazione che il lavoratore svolge, oppure dall’ambiente in cui la lavorazione stessa si svolge (cosiddetto “rischio ambientale”).

Facciamo due esempi. Si pensi ad una cuoca di una mensa scolastica che dopo molti anni di servizio si ammala di tunnel carpale (si tratta di un tendine del dito della mano che con certi tipi di lavori usuranti tende ad ammalarsi e a degenerare). In questo caso il rischio è determinato dall’attività lavorativa della lavoratrice. La cuoca, infatti, nel suo lavoro svolge attività che tendono ad usurare il tunnel carpale (sollevamento pentole, mondatura della frutta e della verdura, etc.). Si parla di rischio ambientale, invece, quando non è l’attività lavorativa svolta in sé a costituire un rischio per l’insorgere di una certa patologia ma il rischio è di tipo ambientale.

Si pensi al nostro esempio di prima: il dipendente dell’industria in cui è presente amianto non è a rischio per la lavorazione svolta in sé, ma perché per lavorare deve recarsi in un ambiente che lo espone al rischio di ammalarsi di tumore polmonare.

Malattie professionali tabellate e non tabellate

Tutti i datori di lavoro hanno l’obbligo di assicurare i propri dipendenti presso l’Inail, ossia l’Istituto Nazionale degli Infortuni sul Lavoro. Assicurare un dipendente all’Inail significa pagare una quota, che varia al variare della retribuzione del dipendente, al pari dei contributi previdenziali. Con un meccanismo analogo a quello delle assicurazioni private, una volta assicurato un dipendente, l’Inail è obbligata a indennizzare il lavoratore assicurato contro tutta una serie di rischi tra cui, in particolare, l’insorgere di infortuni o di malattie professionali.

Il sistema di indennizzo che spetta al dipendente in caso di malattia professionale determina una macro-distinzione all’interno delle malattie professionali in tabellate e non tabellate.

Le malattie professionali sono tabellate se:

  • indicate nelle due tabelle dell’Inail (una per l’industria e una per l’agricoltura);
  • provocate da lavorazioni indicate nelle stesse tabelle;
  • denunciate entro un determinato periodo dalla cessazione dell’attività rischiosa, fissato nelle tabelle stesse (cosiddetto “periodo massimo di indennizzabilità”).

Nell’ambito del cosiddetto “sistema tabellare”, il lavoratore è sollevato dall’onere di dimostrare l’origine professionale della malattia.

Infatti, una volta che egli abbia provato l’adibizione ad una lavorazione tabellata o comunque l’esposizione a un rischio ambientale provocato da quella lavorazione e l’esistenza della malattia anch’essa tabellata e abbia effettuato la denuncia nel termine massimo di indennizzabilità, si presume per legge che quella malattia sia di origine professionale. È questa la cosiddetta “presunzione legale d’origine”, superabile soltanto con la rigorosissima prova – a carico dell’Inail – che la malattia è stata determinata da cause extraprofessionali e non dal lavoro.

Il sistema tabellare si è evoluto in sistema misto con l’intervento della Corte Costituzionale [1]. La Corte Costituzionale, ha infatti introdotto nella legislazione italiana il cosiddetto “sistema misto” in base al quale il sistema tabellare resta in vigore, e nel suo ambito continua ad applicarsi il principio della “presunzione legale d’origine”, ma è affiancato dalla possibilità per il lavoratore di dimostrare che la malattia non tabellata di cui è portatore, pur non ricorrendo le tre condizioni previste nelle tabelle, è comunque di origine professionale. Le tabelle Inail nascono, in sostanza, da anni ed anni di osservazione del fenomeno delle malattie professionali.

L’osservazione scientifica, infatti, consente di prevedere a quali malattie professionali possono esporre il dipendente certi tipi di lavorazione. Ciò che distingue, nella sostanza, le malattie tabellate dalle altre è l’onere della prova. La malattia tabellata si presume provocata dal lavoro. Il fatto che la malattia non tabellata sia determinata dal lavoro deve essere, invece, dimostrato dal dipendente che vuole ottenere l’indennizzo.

Le tabelle vengono adeguate?

La legge [2] ha introdotto un sistema veloce per adeguare le malattie tabellate. È stata infatti istituita in seno all’Inail una commissione scientifica che propone, periodicamente, la modifica e/o l’integrazione delle tabelle. È poi il Ministero del Lavoro, sulla base delle proposte della commissione, a disporre con proprio Decreto l’aggiornamento delle tabelle. In questo modo l’osservazione scientifica della realtà del mondo del lavoro si trasmette tempestivamente alla disciplina giuridica e le tabelle sono sempre aggiornate.

Cosa spetta al dipendente che abbia una malattia professionale?

L’Inail indennizza i danni provocati dalle malattie professionali prevedendo prestazioni di carattere economico, sanitario e riabilitativo. Dal punto di vista economico l’Inail eroga, in caso di malattia professionale, le seguenti prestazioni:

  • indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta;
  • indennizzo in capitale per la menomazione dell’integrità psicofisica (danno biologico);
  • indennizzo in rendita per la menomazione dell’integrità psicofisica (danno biologico) e per le sue conseguenze patrimoniali;
  • rendita diretta per inabilità permanente;
  • integrazione della rendita diretta;
  • rendita di passaggio per silicosi e asbestosi;
  • rendita ai superstiti;
  • assegno funerario:
  • assegno per assistenza personale continuativa;
  • speciale assegno continuativo mensile;
  • prestazione aggiuntiva alla rendita per le vittime dell’amianto;
  • tutela delle vittime per esposizione amianto non professionale;
  • assegno di incollocabilità;
  • erogazione integrativa di fine anno;
  • brevetto e distintivo d’onore;
  • indennità per i lavoratori marittimi temporaneamente inidonei alla navigazione;
  • rimborso spese per l’acquisto di farmaci;
  • rimborso spese di viaggio e soggiorno cure idrofangotermali e soggiorni climatici.

Si tenga conto che le prestazioni vengono erogate dall’Inail anche se il datore di lavoro ha omesso di versare regolarmente i contributi all’Inail. Ciò a causa del principio di automaticità delle prestazioni in materia previdenziale ed assistenziale per cui il lavoratore ha diritto alle prestazioni anche se il datore di lavoro non ha rispettato la sua obbligazione contributiva in quanto non si possono scaricare sul dipendente le colpe dell’azienda.

Oltre alle prestazioni di carattere economico, come detto, l’Inail offre agli assicurati che abbiano contratto una malattia connessa al lavoro anche servizi di carattere sanitario e riabilitativo.

Cosa rischia il datore di lavoro in caso di malattia professionale?

Oltre che chiedere le varie prestazioni economiche, sanitarie e riabilitative all’Inail, il dipendente che si sia ammalato di una patologia professionale può chiedere anche al datore di lavoro il risarcimento dei danni subiti. Infatti, la legge [3] pone a carico dell’azienda un dovere di protezione della salute e della sicurezza dei propri dipendenti.

Se il lavoratore dimostra che la malattia è stata determinata dal fatto che l’azienda non ha adottato tutte le misure necessarie a tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti può dunque ottenere un risarcimento danni (cosiddetto danno differenziale) pari alla differenza tra il danno subito (e dimostrato dal dipendente) e la quota di danno già indennizzata dall’Inail.

note

[1] Corte Cost. sent. n. 179/1988.

[2] Art.10, D. Lgs. n. 38/2000.

[3] Art. 2087 cod. civ.


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