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Lavoratore dipendente, come fare il calcolo della busta paga

13 Novembre 2018


Lavoratore dipendente, come fare il calcolo della busta paga

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Novembre 2018



IRPEF, Contributi INPS, detrazioni fiscali, Bonus Renzi e molto altro: dietro il calcolo di una busta paga vi sono tanti fattori da considerare e diverse aliquote da verificare.

Tante sono le domande che imperversano nella mente degli esseri umani: da dove veniamo? C’è vita oltre la morte? Ma soprattutto, un lavoratore dipendente come fare il calcolo della busta paga? Può sembrare una battuta messa lì a caso, ma la realtà è che milioni di lavoratori dipendenti incassano il proprio stipendio senza capire le trattenute presenti a cosa sono dovute e (soprattutto) se sono corrette. In effetti, la risposta a questo quesito non è delle più semplici perché, partendo dall’importo lordo dello stipendio, bisogna verificare una serie di dati come imposte, contributi previdenziali ed eventuali detrazioni discali. Tali dati variano di mese in mese, a seconda del periodo fiscale, e il calcolo quindi diventa ancor più complesso. In questa guida quindi vedremo quali sono i calcoli che dall’importo lordo indicato in busta paga portano al netto accreditato sui vari conti correnti.

Cos’è la busta paga?

Volendo incominciare il nostro discorso da una definizione precisa, possiamo dire che la busta paga è quel documento che riporta tutti gli elementi che costituiscono la retribuzione di un lavoratore. Quando un lavoratore ha tra le mani la propria busta paga, scorre con lo sguardo direttamente sul fondo della pagina, dov’è riportata la retribuzione netta (che corrisponde all’importo che effettivamente finisce nelle sue tasche).

In realtà, la busta paga riporta molti più dati di quelli che un utente medio legge. Nello specifico, possiamo individuare ben quattro sezioni: la parte anagrafica, in cui sono riportate le generalità del lavoratore e quelle dell’azienda; la sezione calendario, in cui il lavoratore può verificare le effettive ore di lavoro effettuate, oltre ai permessi e alle ferie maturate; la sezione previdenziale, in cui sono evidenziati gli importi contributivi e fiscali trattenuti; e infine vi è la sezione contabile, quella che riporta le somme accreditate al lavoratore.

Ai fini del calcolo degli importi in busta paga, le due sezioni fondamentali sono quella contabile e quella fiscale, che sono proprio quelle che quindi analizzeremo di seguito.

Cosa comprendono le sezioni contabile e fiscale?

La sezione contabile è quella in cui sono riassunti tutti gli sforzi professionali del lavoratore. La prima voce, che è anche la più importante, è il lordo mensile, che si ottiene moltiplicando le ore di lavoro prestate nel mese con la tariffa oraria prevista dal contratto nazionale di quella specifica professione.

Qualora siano previste nel proprio lavoro, sotto al lordo mensile sono riportati ulteriori importi che incrementano il valore della somma di partenza, come gli straordinari, i premi produzione, le trasferte all’estero e così via. La sezione previdenziale è invece quella che riporta le principali trattenute in busta paga. Tra le voci che erodono il lordo dello stipendio vi sono i contributi INPS a carico del lavoratore, le trattenute IRPEF e le addizionali (regionali e comunali).

La sezione previdenziale, tuttavia, non deve essere vista in maniera negativa, perché non contiene esclusivamente importi che si sottraggono dalla busta paga. Fanno parte di questa sezione anche gli assegni al nucleo familiare [1] (importi corrisposti per chi ha fiscalmente a carico mogli e/o figli), i conguagli fiscali e il Bonus Renzi [2].

Queste ultime voci, tuttavia, non sono presenti in tutte le buste paga, perché riguardano casi specifici (il Bonus Renzi, ad esempio, è previsto per i lavorati il cui reddito annuo è compreso tra gli 8100 e i 24600 euro).

Quali sono le formule per calcolare la busta paga?

Una volta conosciuti tutti gli elementi che compongono una busta paga (o, per lo meno, quelli che ci interessano dal punto di vista retributivo), l’ideale sarebbe realizzare una formula da cui effettuare i calcoli, che ovviamente si possa applicare a tutte le tipologie di lavoro dipendente. In effetti tale formula esiste, e si può sintetizzare grosso modo così:

Rn = Ri – In + BR

Dove Rn indica la Retribuzione netta, Ri il Reddito imponibile, In riguarda l’Imposta netta e BR il Bonus Renzi. Ora, come già anticipato, l’importo del Bonus Renzi è noto (i famosi 80 euro per i redditi annui non superiori ai 24600 euro). Resta solo da capire come ottenere gli importi relativi al Reddito Imponibile e all’Imposta Netta. Il calcolo relativo al Reddito Imponibile è piuttosto semplice, e si può sintetizzare così:

Ri = Rl – CI

Dove Rl indica la Retribuzione lorda (la famosa prima voce della busta paga), mentre CI rappresenta i Contributi INPS a carico del dipendente (anch’essi riportati in busta paga). Un po’ più complesso è il calcolo che c’è dietro l’Imposta netta, dato che per ottenerla bisogna calcolare prima l’Imposta lorda e poi le eventuali detrazioni. Volendo riassumere:

Il = IRPEF + Addizionali regionali + Addizionali comunali

Dove Il indica l’Imposta Lorda. Sommando quindi le voci IRPEF e quelle delle addizionali, si ottiene l’Imposta Lorda, dalla quale si devono poi sottrarre le eventuali detrazioni fiscali:

DF = ANF + DLD

Dove DF indica le detrazioni fiscali, ANF gli assegni per nucleo familiare, e DLD le detrazioni per lavoratore dipendente. Ricavati tutti i valori, sarà sufficiente sottrarre le detrazioni all’imposta lorda per ottenere quella netta, ovvero:

In = Il – DF

Quali aliquote sono indicate nella sezione fiscale della busta paga?

Seguire una formula per calcolare la busta paga è indubbiamente un metodo efficace per semplificare il tutto, ma non è da sola una procedura autoesplicativa. Del resto, se pensate che le formule appena descritte siano il massimo della complessità dietro il calcolo della busta paga, siete purtroppo fuori strada. Le voci relative ai contributi previdenziali e (soprattutto) all’IRPEF sono soggette ad aliquote, che variano a seconda della professione e reddito annuo dell’utente, e sono quindi quelle più difficili da calcolare. In linea generale, ad esempio, l’aliquota a carico del lavoratore relativa ai contributi INPS è del 9,19%, mentre quella il cui onere spetta al datore di lavoro non è indicata in busta paga, e varia a seconda del settore di appartenenza.

I lavoratori dello spettacolo, i dirigenti, gli apprendisti, i giornalisti e i lavoratori del settore agricolo hanno invece aliquote a parte. Le ritenute fiscali IRPEF, invece, sono suddivise in scaglioni che variano a seconda del reddito annuo del dipendente. Si parte da una tassazione del 23% per i redditi fino a 15mila euro fino al 43% per quelli oltre i 75mila euro, passando per gli scaglioni del 27% (tra i 15mila e i 28mila euro), del 38% (tra i 28mila e i 55mila euro) e del 41% (tra i 55mila e i 75mila euro).

Sempre in ambito IRPEF, il datore di lavoro è legalmente tenuto a ricoprire il ruolo di sostituto d’imposta, ed ha quindi la responsabilità di trattenere in busta paga mensilmente le varie quote IRPEF. L’azienda funge da sostituto d’imposta non solo per le trattenute IRPEF da lavoro dipendente, ma anche per quelle frutto di eventuali attività professionali esterne (contratti interinali, lavori a progetto, prestazioni occasionali e così via).

Alcuni esempi di detrazioni fiscali IRPEF

Il calcolo degli importi relativi all’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF, appunto) è tra i più complessi che ci sono dietro una busta paga, perché variano a seconda dell’aliquota prevista e di eventuali detrazioni fiscali. Quindi, sarà opportuno servirci di qualche esempio per chiarire le idee. Iniziamo però con fissare qualche punto: il tetto massimo che si può pagare di IRPEF si basa sul reddito imponibile e si calcola in base alle aliquote che abbiamo visto nel paragrafo precedente. A queste cifre, si possono poi sottrarre, ad esempio, le spese mediche sostenute durante l’anno (il 19% degli importi pagati, per la precisione) e le detrazioni per familiari a carico.

Qualora il reddito annuo sia particolarmente basso, poi subentrano ulteriori agevolazioni. A tal proposito possiamo dire che le detrazioni IRPEF sono inversamente proporzionali al reddito percepito: più si guadagna, meno sono le agevolazioni fiscali. Se un lavoratore dipendente, ad esempio, ha un reddito complessivo inferiore agli 8000 euro (fanno parte di questa categoria i dipendenti con contratto part-time da 20 ore settimanali in regime di cassa integrazione), gli spetta una detrazione di circa 1880 euro, da rapportare però alle ore di lavoro effettuate.

Nella peggiore delle ipotesi, tuttavia, la detrazione IRPEF non può essere inferiore ai 690 euro per i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato, mentre la cifra sale a 1380 euro per chi ha un accordo professionale a termine.

Le detrazioni diminuiscono, come detto, al salire del reddito, fino ad arrivare agli utenti che guadagnano in un anno oltre 55mila euro, per i quali non sono previste agevolazioni fiscali.

Quanti incidono le addizionali comunali e regionali?

All’interno dei calcoli legati all’IRPEF vi sono due voci, tutto sommato residuali, che contribuiscono però a gonfiare l’importo. Si tratta delle addizionali regionali e comunali, che vanno versate rispettivamente alla Regione e al Comune in cui l’utente ha residenza fiscale. L’addizionale regionale è pari allo 0,9% sull’imponibile IRPEF: tuttavia, a discrezione della regione di residenza, la percentuale può essere aumentata fino a un massimo dell’1,4%. L’addizionale regionale è frazionata mensilmente, su un massimo di 11 mesi. L’addizionale comunale, invece, viene pagato con il meccanismo dell’acconto (30%) e del conguaglio, in concomitanza con le scadenze IRPEF. L’addizionale comunale non può superare lo 0,8% dell’imponibile IRPEF. Se seguirai alla lettera i consigli contenuti in questa guida, la busta paga non avrà più per segreti per te.

note

[1] D.L. 13.03.1988.

[2] D.L. 66/2014.


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