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Quando la cassazione rigetta un ricorso?

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



Come funziona il ricorso per Cassazione? Cosa significa che la Cassazione è giudice di legittimità? Come decide la Suprema Corte?

Sicuramente avrai sentito parlare dei famosi tre gradi di giudizio che esistono nella giustizia italiana: in pratica, significa che contro una sentenza a te sfavorevole puoi proporre impugnazione davanti ad un diverso giudice perché si esprima nuovamente sulla questione e, nel caso di ulteriore condanna, puoi ancora impugnare davanti alla Corte di Cassazione. Questo meccanismo, complesso e articolato, serve per garantire che la decisione presa sia la più giusta possibile: se i processi si fermassero al primo grado, si darebbe ad un unico giudice il potere assoluto di decidere in maniera definitiva sulla questione sottopostagli. M, poiché anche i giudici possono sbagliare, è diritto di ogni cittadino quello di adire altri organi giudicanti affinché rivedano la decisione precedente. Al vertice di questa sorta di piramide c’è la Corte di Cassazione, giudice nato sulla scorta dell’esperienza del diritto napoleonico e deputato a conoscere solamente dei vizi di legittimità della decisione impugnata. Il suo nome deriva dal fatto che la Suprema corte, quando accoglie il ricorso, “cassa” la sentenza, in tutto o solamente nella parte che ritiene essere erronea. Se, però, la Corte di cassazione ritiene infondata la tua lamentela, allora non casserà nulla ma, al contrario, rigetterà il ricorso. Se quello che ho detto ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando la Cassazione rigetta un ricorso.

Cos’è la Corte di Cassazione

Spiegare con chiarezza il mondo del diritto non è cosa facile; ci proverò procedendo con ordine. Prima di dirti quando la Cassazione rigetta un ricorso, ti spiegherò cos’è innanzitutto la Cassazione. La Corte di Cassazione è l’ultimo e più alto grado di giurisdizione conosciuto in Italia: ciò significa, in poche parole, che la Corte di Cassazione ha l’ultima parola sulla vicenda, non essendo possibile mettere in discussione quanto da essa stabilito. Se, quindi, hai perso in primo grado davanti al tribunale, nel secondo davanti alla corte di appello e, infine, anche in Cassazione, non potrai farci più nulla: la vicenda sottoposta alla giurisdizione italiana deve ritenersi chiusa e decisa in maniera definitiva (salvo ricorso alla Corte Europea: leggi questo articolo per sapere cos’è.

Quando si può ricorrere in Cassazione?

Chiunque può ricorrere in Cassazione contro una decisione a sé sfavorevole: il requisito della soccombenza è fondamentale per poter accedere alla Corte di Cassazione. Quindi, sia che tu abbia deciso di intraprendere una causa (in veste di attore) sia che tu sia stato citato in giudizio (in qualità di convenuto), se alla fine risulti soccombente potrai comunque ricorrere per Cassazione. Lo stesso dicasi nel caso in cui tu sia imputato in un processo penale: all’esito dello stesso, se sarai condannato, potrai in ogni caso impugnare la decisione che ritieni ingiusta. Se, invece, verrai assolto o condannato ad una pena che il pubblico ministero non condivide, sarà la procura a poter fare ricorso. È possibile ricorrere in Cassazione essenzialmente in due modi:

  • impugnando la decisione resa dal giudice di secondo grado (giudice d’appello);
  • impugnando direttamente la sentenza del giudice di primo grado, senza passare per l’appello (tecnicamente, si parla di ricorso per saltum).

Cassazione: perché è giudice di legittimità?

Si è soliti dire che la Corte di Cassazione è giudice di legittimità e non di merito. Cosa significa? In pratica, vuol dire che i giudice della Cassazione non stabiliscono se la valutazione del giudice precedente è giusta o sbagliata, ma se tale decisione sia conforme alla legge. Si tratta di un controllo formale e non sostanziale. Facciamo un esempio. I giudici di primo e secondo grado hanno ritenuto attendibili le dichiarazioni rese da un testimone circa un fatto accaduto. Davanti alla Cassazione, non si potrà impugnare la sentenza e dire che, in realtà, i giudici hanno sbagliato perché il teste era inattendibile: questa valutazione è sottratta alla Suprema Corte la quale potrà solamente esprimersi circa la conformità a legge della testimonianza stessa. Ad esempio, la Cassazione potrebbe rilevare che la testimonianza non poteva essere affatto resa perché la persona sentita non aveva assistito ai fatti, ma aveva semplicemente narrato una vicenda che gli era stata raccontata da terzi.

La discrezionalità che la legge lascia al giudice di merito (quello di primo e secondo grado), quindi, non può essere messa in discussione dalla Corte di Cassazione, la quale dovrà necessariamente attenersi alle valutazioni contenute nella motivazione della sentenza impugnata.

Cassazione: per quali motivi si fa ricorso?

Per comprendere quando la Cassazione rigetta un ricorso, dobbiamo addentrarci ancor di più nei meandri della giustizia italiana e, in particolare, in quelli della Suprema Corte. Devi sapere che la Corte di Cassazione non soltanto è giudice di legittimità, nei termini appena spiegati nel paragrafo che precede, ma può decidere solamente in presenza di determinati vizi. In gergo giuridico si dice che il ricorso davanti alla Corte di Cassazione rappresenta un’impugnazione a critica vincolata: in parole più semplici, vuol dire che puoi impugnare una sentenza e sottoporla all’attenzione degli ermellini (altro nome con cui vengono identificati i giudici cassazionisti; per saperne di più, leggi questo articolo) solamente se la sentenza è viziata per determinate cause.

La legge, in particolare, dice che le sentenze possono essere impugnate con ricorso per cassazione nei seguenti casi:

  • per motivi attinenti alla giurisdizione (ad esempio, il Tar ha reso una sentenza che, in realtà, spettava al giudice ordinario);
  • per violazione delle norme sulla competenza (ad esempio, per un fatto accaduto a Milano si è pronunciato il giudice di Napoli);
  • per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro (è l’ipotesi più frequente: il giudice ha applicato male una norma e, quindi, ha commesso un errore di diritto);
  • per nullità della sentenza o del procedimento (ad esempio, la sentenza impugnata non è stata firmata dal giudice);
  • per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (il giudice che ha emesso la sentenza impugnata non ha spiegato in motivazione perché, ad esempio, il testimone sentito durante il processo non è stato ritenuto attendibile, oppure non ha tenuto in considerazione la documentazione prodotta) [1].

In estrema sintesi, se ritieni che le decisioni rese in primo e secondo grado ti abbiano fatto un torto, sappi che potrai ricorrere per Cassazione solamente per far valere vizi di legittimità e solamente se questi ultimi rientrano in una delle categorie sopra viste. Se andrai davanti alla Suprema Corte a dire genericamente che la sentenza è ingiusta, stai certo che perderai la causa e verrai anche condannato a pagare salatissime spese di giustizia.

Cassazione: come decide?

Sono finalmente pronto a spiegarti quando la Cassazione rigetta un ricorso. Devi sapere che le decisioni della Corte di Cassazione possono essere di inammissibilità, di rigetto oppure di accoglimento. Analizziamole insieme.

Quando la Cassazione dichiara l’inammissibilità?

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa, oppure quando è manifestamente infondata la censura relativa alla violazione dei princìpi regolatori del giusto processo [2].

In buona sostanza, la Suprema Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso quando la sentenza impugnata si presenti conforme ai principi asseriti in passato dalla Cassazione stessa, oppure quando l’impugnazione non sia fatta per uno dei motivi che abbiamo visto sopra (difetto di giurisdizione, incompetenza, violazione di norme, ecc.) o non abbia rispettato le norme procedurali. Classico caso di inammissibilità è il ricorso presentato oltre i termini, cioè in ritardo.

In pratica, l’inammissibilità è una sorta di sanzione, dichiarata dalla Corte di Cassazione per aver presentato un ricorso tutto sommato inutile. L’inammissibilità scoraggia i ricorsi “temerari”, fatti tanto per fare: alla dichiarazione di inammissibilità, infatti, in genere segue la condanna al pagamento delle spese.

Quando la Cassazione rigetta un ricorso?

La Cassazione rigetta un ricorso quando ritiene infondata l’impugnazione, confermando così la sentenza impugnata. In pratica, il ricorso non è inammissibile, poiché rispetta i motivi che giustificano l’impugnazione davanti alla Corte, solamente che esso si presenta infondato, nel senso che le lagnanze non sono legittime. In pratica, quando la Cassazione rigetta un ricorso dà ragione al giudice che ha emesso la sentenza impugnata: i giudici, superato il vaglio dell’ammissibilità, leggono il ricorso ma ritengono che i motivi posti a sostegno dell’impugnazione siano infondati e che, pertanto, la sentenza debba essere confermata. Detto ancora in altre parole, la Cassazione rigetta il ricorso quando non ravvisa alcun errore nella decisione impugnata.

Quando la Cassazione accoglie un ricorso?

La Cassazione accoglie il ricorso quando dà ragione al ricorrente, ritenendo legittime le sue ragioni. In questa evenienza, la cassazione può annullare (cioè “cassare”: di qui il nome stesso della corte) in tutto o in parte la sentenza, rinviando al giudice di merito per decidere secondo il principio che essa esporrà. In altre parole, se la corte ritiene fondato il ricorso, provvederà a cancellare quella parte di sentenza che ritiene ingiusta e ad esprimere le condizioni cui dovrà attenersi il giudice del rinvio per decidere nuovamente proprio su quel punto. Il giudice del rinvio è un giudice diverso da quello che ha emesso la sentenza impugnata, ma di pari grado: ad esempio, se la sentenza contro cui si è fatto ricorso in cassazione è resa dalla corte di appello, giudice del rinvio sarà un’altra corte di appello scelta dalla cassazione.

Il giudice del rinvio dovrà decidere nuovamente sulla controversia, ma questa volta attenendosi a quanto stabilito dalla corte di cassazione. Riprendiamo l’esempio fatto nei paragrafi precedenti. La cassazione stabilisce la nullità della testimonianza resa da una persona sentita in primo grado perché essa non ha assistito direttamente ai fatti; pertanto, accoglie il ricorso e rinvia al giudice di merito stabilendo di decidere sulla vicenda non tenendo conto della testimonianza invalida. Il giudice del rinvio, quindi, dovrà valutare nuovamente i fatti nel merito, escludendo però la testimonianza “cassata” dai supremi giudici.

note

[1] Art. 360 cod. proc. civ.

[2] Art. 360-bis cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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