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Cos’è la «par condicio creditorum»

17 novembre 2018


Cos’è la «par condicio creditorum»

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2018



Quando si verifica il fallimento di un’impresa, tutti i creditori della fallita concorrono insieme per recuperare i loro crediti, in condizioni di parità.

Il fallimento viene definito anche una «procedura concorsuale»: significa che tutti i creditori dell’impresa fallita concorrono insieme per vedersi pagati i propri crediti. La regola di un concorso, generalmente, è che tutti gareggino ad armi pari, ossia in condizioni di parità. Questo accade anche nel fallimento (e in altre procedure concorsuali previste dalla legge): tutti i creditori vengono trattati in maniera uguale e quindi non sarà avvantaggiato chi ha più forza economica, chi è più grande o ancora chi è più insistente e costante nel portare avanti le proprie istanze. Ecco cos’è la «par condicio creditorum», che in latino significa appunto la parità tra i creditori. Bada bene però che questa affermazione andrebbe specificata. Dire che tutti i creditori sono uguali significa che essi non possono essere trattati diversamente e quindi avvantaggiati rispetto ad altri secondo le preferenze e le simpatie dell’imprenditore fallito. Tuttavia, i creditori non sono proprio tutti uguali: è la legge stessa, infatti, che prevede che ci siano creditori più importanti di altri. In altre parole, prima del fallimento, l’imprenditore può fregarsene della legge: può ad esempio decidere di pagare un grosso fornitore essenziale per la prosecuzione dell’attività e lasciare senza stipendio i dipendenti. La legge stabilisce invece che, continuando nell’esempio, il dipendente debba essere pagato prima di un fornitore e quindi dopo il fallimento il curatore (che sostituisce l’imprenditore nella gestione dell’impresa) sarà tenuto a distribuire i soldi prima ai dipendenti e dopo ai fornitori. Se non ci sono soldi per tutti, come spesso accade, verranno pagati prima i creditori più importanti (secondo la legge) e con quello che avanza verranno pagati gli altri in proporzione tra loro, ossia verrà pagato a ciascuno una parte (ad esempio, il 20 %) del proprio credito.

Quali sono gli effetti del fallimento per i creditori?

Premettiamo che le procedure concorsuali nel nostro ordinamento sono più d’una, ossia sono:

  • il fallimento;
  • il concordato preventivo;
  • l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato d’insolvenza;
  • la liquidazione coatta amministrativa;
  • l’amministrazione straordinaria speciale.

Quando si apre una procedura concorsuale, tutti i creditori concorrono insieme per vedersi pagati i propri crediti in condizione di parità. In poche parole, ciascun creditore non può più perseguire autonomamente e separatamente i propri obiettivi di recupero del credito, ma deve per forza «mettersi in fila» insieme a tutti gli altri e aspettare il proprio turno, che non è altro che l’ordine di pagamento previsto dalla legge.

Ti facciamo un esempio relativo al fallimento: hai un credito verso l’impresa Alfa, la quale viene dichiarata fallita dal tribunale. Se prima del fallimento di Alfa avresti potuto promuovere una causa contro di essa, pignorare i suoi beni oppure Alfa avrebbe potuto anche pagarti spontaneamente, senza aspettare che le facessi causa, dopo il fallimento tutto questo non può più accadere. Alfa non potrà più pagare nessuno, nemmeno se ha i soldi in cassa e tu non potrai farle causa né pignorarle i suoi beni [1]. Il curatore fallimentare nominato dal tribunale, il quale gestisce l’impresa fallita, dovrà infatti prima verificare l’ammontare di tutti i debiti di Alfa, li dovrà mettere in ordine, secondo la scaletta di importanza prevista direttamente dalla legge e infine procederà a pagare i singoli creditori con i soldi che ha in cassa, nell’ordine previsto dalla legge fallimentare.

Insomma, nessun creditore rischia quindi di essere sorpassato da un altro, magari più ricco, più importante o più insistente nel richiedere di essere pagato: tutti verranno soddisfatti non in base a simpatie o in base alla casualità, bensì solamente secondo l’ordine della legge.

Qual è l’ordine previsto dalla legge?

Come detto, la parità tra i creditori non significa per forza che tutti i creditori sono uguali [2]. Le differenze tra di essi però non dipendono dall’identità del creditore, bensì dalla natura del suo credito. Ci spieghiamo meglio: la legge non preferisce Tizio o Caio, perché si chiamano così, bensì stabilisce un ordine dei crediti in base alla loro natura, cioè a seconda che siano crediti per forniture, per prestazioni lavorative, per finanziamenti, per tributi ecc. In altre parole, se Tizio vanta un credito che la legge considera, per così dire, più importante del credito di Caio, allora Tizio verrà pagato prima di Caio, ma non perché è migliore, bensì soltanto perché il suo credito viene prima nell’ordine stabilito dalla legge.

La legge fallimentare suddivide i crediti in tre categorie, in ordine di priorità [3]. Dell’elenco che segue la categoria al primo posto corrisponde ai crediti che vengono pagati per primi e la categoria al terzo posto corrisponde invece ai crediti pagati per ultimi:

  • crediti prededucibili;
  • crediti privilegiati;
  • crediti chirografari.

Quali sono i crediti prededucibili?

I crediti prededucibili sono i crediti che hanno precedenza assoluta rispetto a tutti gli altri. Tendenzialmente questi crediti sorgono dopo l’apertura della procedura concorsuale, ma non è sempre così. Infatti, la legge li individua nelle seguenti due categorie [4]:

  • crediti qualificati come prededucibili da una specifica disposizione di legge. Ne sono un esempio i crediti sorti nell’esercizio dell’impresa dopo l’apertura della procedura di amministrazione straordinaria. Spieghiamoci meglio: mentre nel fallimento quasi mai viene autorizzata l’impresa fallita a proseguire la propria attività, in altre procedure concorsuali, come l’amministrazione straordinaria, viene disposta la prosecuzione dell’attività d’impresa, soprattutto per conservare i posti di lavoro. Questo significa che l’impresa continua sì a produrre e vendere, ma anche a comprare e spendere (pensa, ad esempio, all’acquisto delle materie prime o al pagamento degli stipendi dei dipendenti). Ebbene, la legge prevede espressamente che queste spese sostenute nella continuazione dell’attività d’impresa sono spese prededucibili, ossia vengono pagate con precedenza rispetto a tutti gli altri crediti sorti prima dell’apertura della procedura concorsuale;
  • crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali. Si tratta di crediti sorti per attività funzionali alla procedura. Anche qui un esempio ti aiuterà a comprendere meglio: il creditore che chiede il fallimento di un’impresa sostiene delle spese (deve pagare una tassa allo Stato ed il compenso all’avvocato, ad esempio), ma poi del fallimento si avvantaggia non solo il creditore che l’ha chiesto, bensì tutti i creditori, anche quelli che sono rimasti inerti. Le spese del creditore che chiede il fallimento vengono quindi considerate spese sostenute a vantaggio di tutti i creditori (e quindi a vantaggio della procedura) e per questo vengono considerate prededucibili. Lo stesso vale per il compenso del curatore: il curatore è un professionista che svolge un servizio a vantaggio di tutti i creditori, in quanto egli ha il compito di reperire risorse e poi distribuirle tra i creditori secondo l’ordine previsto dalla legge. Anche il suo compenso verrà dunque pagato con precedenza rispetto agli altri crediti.

I crediti prededucibili possono essere pagati anche mano a mano che maturano, mentre la regola per gli altri crediti è di aspettare i cosiddetti riparti, ossia le distribuzioni che vengono fatte periodicamente da parte degli organi della procedura concorsuale. Prima di pagare, però, gli organi della procedura (come ad esempio il curatore, nel fallimento) devono essere sicuri che ci siano i soldi per tutti i crediti prededucibili, perché altrimenti se ne pagano alcuni ed altri no, violano la parità tra i creditori [5].

Quali sono i crediti privilegiati?

Come dice la parola stessa, i crediti privilegiati sono crediti preferiti rispetto agli altri, anche se vengono comunque dopo i crediti prededucibili. È lo stesso codice civile a prevedere che non tutti i crediti sono uguali: ce ne sono alcuni che sono più importanti di altri e questi vanno pagati con precedenza.

Il privilegio, cioè potremmo dire la preferenza che la legge accorda ad un credito rispetto ad un altro, può esercitarsi:

  • sui beni mobili. In questo caso il credito privilegiato verrà pagato con preferenza rispetto ad un credito non privilegiato utilizzando il ricavato della vendita dei beni mobili (per esempio, la liquidità in cassa dell’impresa fallita o il ricavato della vendita di un macchinario). Ne sono un esempio le retribuzioni dei lavoratori dipendenti. La legge presume che una persona che vive del proprio lavoro non può essere messa sullo stesso piano, ad esempio, di una grande banca che ha erogato un finanziamento. Per questo, con il ricavato della vendita dei beni mobili dell’impresa fallita, il curatore dovrà pagare prima i dipendenti e poi la banca;
  • sui beni immobili. In questo caso il credito privilegiato verrà pagato per primo utilizzando il ricavato della vendita dei beni immobili (per esempio, il capannone dove l’impresa svolgeva la sua attività). Ne è un esempio il credito dell’Agenzia delle Entrate per i tributi indiretti. Sul ricavato della vendita del capannone, quindi, l’Agenzia delle Entrate verrà pagata prima degli altri creditori non privilegiati.

Ricorda inoltre che ciascun privilegio (non sono previsti soltanto quelli che abbiamo indicato sopra come esempi, ma ce ne sono molti altri nel codice civile) ha una determinata posizione nella speciale classifica dei privilegi prevista dalla legge. Ad esempio, le retribuzioni dei dipendenti vengono prima dei compensi ai professionisti (come gli avvocati), anche se sono entrambi crediti privilegiati.

Cosa succede se su un immobile è presente l’ipoteca?

Quanto abbiamo detto finora rischia di subire un’eccezione molto rilevante. Abbiamo detto sopra, infatti, che il lavoratore dipendente verrà pagato prima della banca. Questo è tendenzialmente vero, però ti sarai accorto che spesso le banche garantiscono i propri crediti (soprattutto se derivanti dalla concessione di un mutuo per l’acquisto di un immobile) con le ipoteche.

Saprai sicuramente cos’è un’ipoteca: questa è una garanzia, cioè se il debitore non riesce ad onorare il proprio debito, il creditore che ha iscritto l’ipoteca potrà mettere all’asta l’immobile e prendersi il ricavato, così garantendosi di essere pagato. L’ipoteca sarebbe inutile se il creditore che l’ha iscritta potesse vedersi «sorpassato» da un altro creditore. In questi casi, dunque, limitatamente al solo ricavato della vendita dell’immobile su cui è presente l’ipoteca, il creditore ipotecario ha precedenza rispetto a tutti gli altri creditori, anche rispetto a talune categorie di creditori privilegiati. Il ricavato della vendita degli immobili viene destinato di regola ai creditori che hanno iscritto l’ipoteca, secondo l’ordine con cui l’hanno iscritta (ad esempio, verrà pagato prima Tizio che l’ha iscritta due anni prima di Caio).

Cosa succede se sul ricavato della vendita di un immobile concorrono un creditore ipotecario (ad esempio una banca che ha concesso un mutuo) ed un creditore che ha privilegio sugli immobili (come l’Agenzia delle entrate)? La regola è che il privilegio sugli immobili dovrebbe prevalere sull’ipoteca, salvo che la legge disponga diversamente: accade spesso però che la legge deroghi a questa regola (così, continuando nell’esempio, tendenzialmente si pensa che il credito dell’Agenzia delle Entrate per i tributi indiretti soccomba rispetto all’ipoteca).

Infine, cosa succede se concorrono un credito ipotecario ed un credito prededucibile (ad esempio, il compenso del curatore)? Tendenzialmente la regola è questa: prima viene pagato il credito ipotecario e poi quello prededucibile [6]. Bisogna specificare però quanto segue: è necessario che dalla vendita degli altri beni del fallimento, diversi da quello ipotecato, vengano ricavati soldi a sufficienza per pagare almeno i crediti prededucibili, altrimenti si ritiene che questi vadano pagati comunque per primi, anche a discapito dei creditori ipotecari se non ci sono soldi a sufficienza.

Quali sono i crediti chirografari?

I crediti chirografari sono abbastanza facili da individuare e su di essi non occorre dilungarsi troppo. Per semplificare il discorso, infatti, potremmo dire che si definiscono chirografari tutti i crediti che non sono inclusi nelle categorie precedenti. I crediti del fornitore sono un classico esempio di crediti chirografari. Il credito della banca per finanziamenti (sempre che non sia un credito garantito da ipoteca) è un altro esempio di credito chirografario.

Quali sono i creditori che concorrono?

Finora abbiamo parlato di crediti e creditori dell’impresa fallita. Ma chi stabilisce quali sono i crediti che devono essere pagati? Può ben darsi che un credito sia contestato e un pagamento non sia dovuto, così come può darsi che il creditore abbia perso interesse a recuperare il proprio credito. Allora la legge prevede una procedura, definita ammissione al passivo, attraverso la quale ciascun creditore chiede al giudice, attraverso un apposito atto scritto solitamente da un avvocato, di vedersi riconosciuto il proprio credito e di poter partecipare alla distribuzione dell’attivo, secondo l’ordine previsto dalla legge.

Ciascun credito verso un’impresa fallita non può che essere accertato nelle forme appena descritte [7]. Ricorda, dunque, che se hai un credito verso un’impresa fallita devi partecipare alla procedura di ammissione al passivo e devi farlo entro un certo termine. Se non lo fai, perdi per sempre il tuo credito.

Cosa succede se non ci sono soldi per tutti?

È appena il caso di dire che un’impresa fallisce quando è insolvente oppure viene ammessa ad un’altra procedura concorsuale quando versa in uno stato di profonda crisi e ciò significa che non ha soldi per tutti: la regola è pertanto che soltanto una parte dei creditori verrà pagata.

Tuttavia, quando si apre il fallimento il curatore fallimentare può intraprendere azioni per recuperare risorse da destinare ai creditori: dovrà infatti vendere l’azienda, gli immobili (se ve ne sono), il marchio ecc., potrà recuperare i crediti che l’impresa fallita si era dimenticata di recuperare, ed in generale potrà intraprendere tutte le azioni giudiziali che sarebbero spettate alla fallita per aumentare il proprio patrimonio.

Insomma, se al momento del fallimento Alfa aveva una liquidità di 10, al termine del fallimento potrebbe avere una liquidità di 100 e quindi potrebbe anche trovarsi nella condizione di pagare tutti (magari solo in parte) i propri creditori. Il più delle volte, però, i soldi non basteranno a pagare nemmeno tutti i creditori appartenenti alla stessa categoria.

Come visto, in base al principio della parità tra i creditori, non è ammesso che, tra quelli che appartengono alla stessa categoria (come ad esempio i dipendenti), alcuni vengano pagati e altri no. Allora cosa succede? Te lo spieghiamo con un esempio: l’ammontare totale dei crediti privilegiati è 100 euro, ma in cassa il curatore ha solo 50 euro. Egli non può preferire il dipendente Tizio, che ad esempio ha un credito di 50, al dipendente Caio, che ha un credito di altri 50, perché come detto i creditori appartenenti alla stessa categoria (come due dipendenti) sono trattati tutti allo stesso modo. In questo caso, dunque, il curatore, se sa di non avere soldi a sufficienza per pagare entrambi i dipendenti, pagherà a Tizio e a Caio il 50 % del loro credito, cioè pagherà Tizio 25 e Caio 25, rispettando così la loro parità di trattamento. La legge parla in questo caso di proporzionalità.

Di ALBERTO MELOTTO

note

[1] Art. 51 Legge Fallimentare R. D. n. 267/1942.
[2] Art. 2741 cod. civ. e art. 52 Legge Fallimentare.
[3] Art. 111 co. 1 Legge Fallimentare.
[4] Art. 111 co. 2 Legge Fallimentare.
[5] Art. 111-bis co.4 Legge Fallimentare.
[6] Art. 111-bis co. 3 Legge Fallimentare.
[7] Art. 52 co. 2 Legge Fallimentare.


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