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Orario delle notificazioni tramite Pec

10 ottobre 2018


Orario delle notificazioni tramite Pec

> L’esperto Pubblicato il 10 ottobre 2018



Entro quale orario deve essere effettuata la notifica dell’atto processuale tramite posta elettronica certificata? Le notifiche dopo le ore 21 in che giorno si considerano perfezionate?

Quando le notifiche avevano esclusivamente ad oggetto gli atti cartacei ed erano eseguite sempre dagli ufficiali giudiziari era naturale applicare l’articolo 147 del codice di procedura civile, in base al quale la consegna del plico non può farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21. Tale disposizione tenta infatti di contemperare tre esigenze tra loro diverse. Da un lato c’è quella del buon esisto della notifica stessa: lo scopo è infatti intercettare il destinatario prima che esca di casa per andare al lavoro. Dall’altro lato c’è la tutela della tranquillità familiare di quest’ultimo, che non deve essere disturbato nei momenti di riposo. Infine c’è la necessità di rispettare l’orario di lavoro dell’ufficiale giudiziario incaricato della consegna dell’atto che non può spingersi fino a notte inoltrata o all’alba. Senonché l’introduzione della posta elettronica certificata ha posto il problema dell’orario delle notifiche tramite Pec. Ci si è detto: una semplice email non disturba nessuno e nulla vieta che questa possa arrivare anche mentre il destinatario sta cenando o addirittura dormendo.

Dunque, entro quale ora la notifica può arrivare nella casella di posta elettronica del destinatario per considerarsi effettuata nello stesso giorno e non slittare a quello successivo? La spedizione della Pec dopo le ore 21 può considerarsi effettuata in modo tempestivo? La questione è stata analizzata dalla Cassazione con svariate pronunce, l’ultima delle quali del 27 settembre scorso [1].

La Corte torna ad affrontare il tema dell’orario delle notifiche tramite Pec e chiarisce quali sono i rapporti tra la nuova disciplina sulle notifiche telematiche e il “vecchio” articolo 147 del codice di procedura civile che nel frattempo non è mai stato né abrogato né modificato. In particolare si chiarisce quali sono i termini per considerare tempestiva la notifica telematica con rilascio di ricevuta di accettazione effettuata dopo le ore 21.00 del giorno di scadenza del termine per proporre ricorso. Vediamo qual è stata la soluzione sposata dai giudici supremi.

Entro che ora va fatta la notifica via Pec?

Secondo la Corte la notifica effettuata via PEC dopo le ore 21 si perfeziona, sia per il notificante che per il notificato, il giorno successivo, con tutte le conseguenze del caso sull’eventuale improcedibilità dell’atto notificato per la scadenza del termine.

Chi notifica l’ultimo giorno utile, dopo però le nove di sera, va incontro a una ineluttabile conseguenza: l’improcedibilità dell’azione per scadenza dei termini.

Fra l’altro per l’avvocato che notifica dopo le ore 21 e così facendo determina la decadenza dell’azione o la prescrizione del diritto si aprono anche le porte per una responsabilità proessionale.

Notifiche via Pec: vale la scissione dei termini? 

Come noto, con riferimento agli atti cartacei, è valsa la regola della cosiddetta «scissione degli effetti della notifica» in base alla quale:

  • per il notificante la notifica si considera effettuata nel momento in cui consegna l’atto all’ufficiale giudiziario, a prescindere dal giorno in cui questi lo consegna materialmente al destinatario. In questo modo non ricadono sul mittente le inefficienze e i ritardi del servizio postale; chi deve provvedere alla notifica si mette in regola rivolgendosi all’ufficiale giudiziario anche l’ultimo giorno utile (per le notifiche a mezzo posta);
  • per il notificato invece la notifica si considera effettuata il giorno in cui l’atto entra in suo possesso, ossia nel momento della consegna. Con la conseguenza che, se da tale giorno scattano determinati effetti (ad esempio il termine per l’opposizione al decreto ingiuntivo), il conteggio inizia a decorrere proprio da quando ha ricevuto il plico e non da quello anteriore in cui il notificante lo ha spedito.

Nel caso invece di notifica a mezzo Pec non vale il predetto principio di «scissione degli effetti della notifica»; non si prevede cioè la diversità tra il momento di perfezionamento della notifica per il notificante ed il tempo di perfezionamento della notifica per il destinatario (che resta pertanto valida solo per gli atti cartacei notificati a mezzo posta). Secondo l’interpretazione della Corte di Cassazione, pertanto, il notificante dovrà ricevere entro le ore 21 del giorno in cui effettua la notificazione non solo la ricevuta di accettazione del messaggio di posta elettronica certificata ma anche la ricevuta di avvenuta consegna del messaggio di PEC. Nelle notifiche a mezzo Pec, gli effetti della notifica si verificano nello stesso momento sia per il notificante che per il notificato.

Quando l’atto notificato via Pec si considera nei terminiù’

Tornando al problema dell’orario delle notifiche via Pec, secondo l’interpretazione della Corte di Cassazione, pertanto, il notificante dovrà ricevere entro le ore 21 del giorno in cui effettua la notificazione non solo la ricevuta di accettazione del messaggio di posta elettronica certificata ma anche la ricevuta di avvenuta consegna del messaggio di PEC.

È la legge stessa a prevedere tale conseguenza: il d.l. n. 179/2012, convertito nella legge n. 221/2012, e in particolare l’art. 16-septies recante «Tempo delle notificazioni con modalità telematiche», prevede che «la disposizione dell’art. 147 cod. proc. civ. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo».

Il principio era già stato affermato nel 2017 dalla stessa Cassazione la quale ha posto l’accento sul momento in cui il notificate riceve la mail di accettazione della notifica dal gestore. La Corte ha affermato che la notificazione, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21.00 [2], si perfeziona alle ore 7.00 del mattino successivo, secondo quella che viene definita la “chiara disposizione normativa”, intesa a tutelare il diritto di difesa del destinatario della notifica. Risultato: qualora la notifica con modalità telematiche venga richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione, dopo le ore 21.00, si perfeziona alle ore 07.00 del giorno successivo. È pertanto inammissibile, perché non tempestivo, il ricorso per cassazione la cui notificazione sia stata richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21.00 del giorno di scadenza del termine per l’impugnazione».

Perfezionamento della notificazione

Se la notificazione di un atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si conclude positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio [3].

Per il rispetto del termine, la conseguente notificazione ha effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, sempreché la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l’esito negativo della notificazione e assumere le informazioni ulteriori.

note

[1] Cass. ord. n. 23225/18 del 27.09.2018.

[2] Ai sensi dell’art. 3-bis, comma 3, l. n. 53/1994

[3] Cass. sent. n. 23007/2018 del 26.09.2019.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 15 giugno – 27 settembre 2018, n. 23225

Presidente D’Ascola – Relatore Criscuolo

Motivi in fatto ed in diritto della decisione

La.Li.Cl. e La.An., figli della defunta L.R., nel 2011 convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Torino lo zio L.A.R., al fine di procedere allo scioglimento della comunione esistente sugli immobili in (omissis), derivante dalla successione della nonna G.L., la quale aveva disposto delle proprie sostanze con testamento olografo pubblicato in data 9/6/1988.

Aggiungevano che con precedente sentenza della Corte d’Appello di Torino era stata determinata la misura della loro partecipazione alla comunione ereditaria nella quota di 2/27 pro capite, e che al giudizio doveva partecipare anche Uniriscossioni S.p.A., poi divenuta Equitalia Nord S.p.A., che aveva iscritto ipoteca legale sugli immobili ubicati alla via (…).

Si costituiva il L. che non si opponeva allo scioglimento della comunione, ma assumeva che la de cuius in vita aveva simulatamente venduto alla dante causa degli attori un immobile in (omissis), avendo in realtà posto in essere una donazione, in favore, oltre che della figlia, anche del genero LA.PI..

Disposta la chiamata in causa di LA.PI., di La.Gi., altro fratello degli attori, e di C.P.F.,

secondo marito di L.R., il Tribunale adito con la sentenza del 25/9/2013 rigettava la riconvenzionale, osservando che non essendo stata proposta azione di riduzione, ed avendo il convenuto agito solo come erede della pretesa donante, l’azione di simulazione si prescriveva nel termine di 10 anni dal compimento dell’atto, termine che era già decorso alla data di proposizione della riconvenzionale, non potendosi attribuire efficacia interruttiva alla missiva del 7 aprile 2008.

La Corte d’Appello di Torino, con la sentenza n. 629 del 20/4/2016 rigettava l’appello del convenuto rilevando che l’atto impugnato si presentava a tutti gli effetti come una compravendita, essendo riportato anche il prezzo, e mancando qualsivoglia prova in merito alla natura simulata dell’atto.

Inoltre, andava confermata l’affermazione secondo cui il L. aveva agito quale erede della de cuius, in quanto la simulazione non era funzionale ad una domanda di riduzione, ma al solo obiettivo di far rientrare i beni nella massa da dividere.

Del pari doveva confermarsi la prescrizione della domanda di simulazione, ritenendo condivisibile la giurisprudenza secondo cui qualora l’azione di simulazione sia esperita dall’erede, al fine di far accertare che il bene continua a far parte della massa comune, anche tramite l’istituto della collazione, la prescrizione decorre dalla data del compimento dell’atto e non dalla diversa data di apertura della successione, sicché alla data di proposizione della domanda riconvenzionale, era abbondantemente maturata la prescrizione decennale.

Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello ha proposto ricorso L.A. sulla base di quattro motivi.

La.Li.Cl., La.An., La.Gi. e LA.PI. hanno resistito con controricorso.

Gli altri intimati non hanno svolto difese in questa fase.

Il ricorso è inammissibile, in quanto tardivamente proposto, dovendosi sul punto accogliere la specifica eccezione sollevata da parte dei controricorrenti.

Ed, infatti, premessa l’applicabilità alla fattispecie del termine semestrale di cui all’art. 327 c.p.c., quale scaturente dalla novella di cui alla legge n. 69/2009 (trattandosi di giudizio introdotto in primo grado in data successiva al 4 luglio 2009), il termine per la proposizione de ricorso veniva scadere il 21/11/2016 (considerato che la sentenza impugnata è stata pubblicata in data 20/4/2016, e tenuto conto del periodo di sospensione feriale).

La notifica del ricorso è stata effettuata a mezzo posta elettronica certificata, ed a mente del D.L. n. 179 del 2012, art. 16 quater, comma 3, la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista del D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, art. 6, comma 1, e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dal D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, art. 6, comma 2.

Nel caso in esame la notifica del ricorso in esame si è perfezionata, a tenore della norma citata, alle ore 23.47 del giorno 21 novembre 2016, come risulta dalla ricevuta di accettazione.

Tuttavia ai sensi del citato D.L. n. 179 del 2012, conv. nella legge n. 221 del 2012, art. 16-septies (Tempo delle notificazioni con modalità telematiche), si prevede che “la disposizione dell’art. 147 c.p.c. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo”.

Il richiamato art. 147 c.p.c. (Tempo delle notificazioni)nella vigente formulazione applicabile ratione temporis – dispone che le notificazioni dal 1 ottobre al 31 marzo non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 19 (prima delle ore 6 e dopo le ore 20 dal 1 aprile al 30 settembre).

Ritiene il Collegio che debba darsi continuità a quanto di recente affermato da Cass. n. 8886/2016, secondo cui l’art. 16 septies del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, non prevede la scissione tra il momento di perfezionamento della notifica per il notificante ed il tempo di perfezionamento della notifica per il destinatario, espressamente disposta, invece, ad altri fini, dall’art. 16 quater dello stesso d.l., ritenendosi quindi tardiva la notifica del ricorso per cassazione affermando che si era perfezionata, sia per il notificante che per il notificato, il giorno successivo a quello di scadenza del termine per l’impugnazione, poiché eseguita dopo le ore 21 di quest’ultimo giorno.

Infine tale orientamento è stato da ultimo ribadito da Cass. n. 30766/2017, la quale ha affermato che in tema di notificazione con modalità telematica, l’art. 16 septies del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. nella l. n. 221 del 2012, si interpreta nel senso che la notificazione richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21.00, ai sensi dell’art. 3 bis, comma 3, I. n. 53 del 1994, si perfeziona alle ore 7.00 del giorno successivo, secondo la chiara disposizione normativa, intesa a tutelare il diritto di difesa del destinatario della notifica senza condizionare irragionevolmente quello del mittente. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto tardiva la notifica del ricorso per cassazione perché la ricevuta di accettazione recava un orario successivo alle ore 21.00 del giorno di scadenza del termine per l’impugnazione).

Ne consegue che, in relazione al caso in esame, la notifica deve considerarsi ex lege perfezionata in data 22 novembre 2016, e quindi allorquando il termine perentorio per la proposizione del ricorso era ormai scaduto.

Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Nulla per le spese per gli intimati che non hanno svolto attività difensiva.

Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater dell’art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al rimborso delle spese in favore dei controricorrenti che liquida in complessivi Euro 3.700,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali pari al 15 % sui compensi, ed accessori come per legge; Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115/2002, inserito dall’art. 1, co. 17, l. n. 228/12, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso principale a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13.


Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 16 ottobre – 22 dicembre 2017, n. 30766

Presidente Schirò – Relatore Curzio

Ragioni della decisione

1. La Sport Management spa ha proposto ricorso per cassazione per ottenere l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di L’Aquila che ha respinto il suo appello nei confronti della decisione del Tribunale di Vasto, che aveva condannato la società al pagamento in favore di D.F.F. della somma di 8.083,40 Euro, a titolo di risarcimento dei danni per la mancata costituzione del rapporto di lavoro ordinata dal giudice con provvedimento cautelare.

2. Il lavoratore ha depositato controricorso, eccependo preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per cassazione per tardività della notifica in quanto effettuata oltre le ore 21.00 dell’ultimo giorno utile.

3. Su proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il presidente della sesta sezione civile ha fissato con decreto la camera di consiglio dinanzi al collegio previsto dal par. 41.2 delle tabelle della Corte, indicando che è stata ravvisata un’ipotesi di inammissibilità del ricorso per tardività della notifica. Il decreto è stato comunicato alle parti, che non hanno depositato memorie.

4. La sentenza della Corte d’appello è stata notificata alla società ricorrente il 23 ottobre 2015. La richiesta di notifica del ricorso per cassazione è stata effettuata con modalità telematiche dalla società dopo le ore 21.00 di martedì 22 dicembre 2015, ultimo giorno utile.

5. Il problema che si pone è pertanto di stabilire se la notifica telematica effettuata dopo le 21.00 del giorno di scadenza del termine per proporre il ricorso sia o meno tempestiva.

6. Il legislatore ha disciplinato la materia delle notificazioni telematiche in particolare con due recenti interventi integrativi della disciplina delle notificazioni dettata dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, intitolata “Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati”.

7. La prima integrazione è stata operata nel 2012, dall’art, 1, comma 19, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che, per il tramite dell’art. 16 quater del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha aggiunto l’art. 3 bis alla legge 53/94.

8. Tale art. 3-bis disciplina oggi le modalità di “esecuzione” della notifica telematica.

9. Il suo comma 3 si occupa del problema del “perfezionamento” della notifica, stabilendo quando una notifica telematica deve intendersi perfezionata.

10. La previsione normativa, tenendo conto delle indicazioni della Corte costituzionale (Corte Cost., 477/2002), della riscrittura dell’art. 149 c.p.c. operata dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263 e delle successive precisazioni in sede nomofilattica (Cass., sez. un., 9 dicembre 2015, n. 24822), distingue la posizione di chi effettua la notifica e di chi la riceve.

11. La disposizione così recita: “La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall’art. 6, comma 1 del d.p.r. 11 febbraio 2005, n. 68, e per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall’art. 6, comma 2” medesimo D.P.R..

12. Quindi, per il soggetto notificante la notifica si perfeziona nel momento in cui la richiesta viene accettata dal sistema, generando la “ricevuta di accettazione”.

13. Mentre, per il destinatario si perfeziona nel momento in cui la notifica gli viene consegnata nella casella p.e.c., e si genera la “ricevuta di avvenuta consegna”.

14. La ratio di questa “scissione” del momento di perfezionamento della notifica è costituita dal fatto che non devono ricadere sul soggetto che effettua la notifica ritardi derivanti da meccanismi che egli non governa e sui quali non ha possibilità di incidere. Quindi, per il notificante ciò che rileva è il momento in cui egli ha richiesto la notifica (attestato dalla ricevuta di accettazione), non quello in cui la notifica viene consegnata al destinatario (attestato dalla ricevuta di avvenuta consegna), momento diverso che rileva solo per il destinatario.

15. Altro e distinto problema è quello di stabilire i termini entro i quali una notifica deve essere fatta e quindi, rimanendo nell’ottica del soggetto notificante, entro i quali egli deve richiedere la notifica.

16. Questo problema è stato oggetto di un diverso e successivo intervento del legislatore, operato nel 2014.

17. Come si desume dagli atti della Camera dei deputati, in sede di “tavolo permanente” che seguiva i lavori parlamentari, era stato posto il problema di sapere se alle notifiche telematiche si applicasse o meno il limite temporale fissato per le notifiche tradizionali dall’art. 147 c.p.c., che così dispone: “Le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21”.

18. Alcuni ritenevano che anche alle notifiche telematiche si applicasse la regola fissata in tale norma. Altri ritenevano che invece l’art. 147 non si applicasse alle notifiche telematiche e che quindi queste potessero essere fatte anche tra le 21 e le 7 della mattina dopo.

19. Sicuramente un accesso dell’ufficiale giudiziario tra le 21 e le 7 comporta dei problemi per il diritto delle persone al riposo che una notifica telematica, pervenendo e giacendo nella casella p.e.c. del destinatario non comporta. Tuttavia, se la delimitazione temporale dettata dall’art. 147 c.p.c. non si applicasse alle notifiche telematiche, la notifica mediante p.e.c. effettuata tra le 21 e mezzanotte comporterebbe per il destinatario una perdita di tempo utile nella difesa e quindi la necessità di controllare continuamente lo stato delle notifiche anche in orari da destinare al riposo.

20. La soluzione prescelta dal legislatore è stata quella formulata nell’art. 45-bis, comma 2, lett. b), introdotto in sede di conversione nella legge 11 agosto 2014, n. 114 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90. Tale norma ha aggiunto l’art. 16-septies al testo del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221.

21. L’art. 16-septies è intitolato “Tempo delle notificazioni” e così recita: “La disposizione dell’art. 147 del codice di procedura civile si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo”.

22. È quindi prevalsa la linea che sosteneva l’applicabilità dei limiti temporali fissati dalla norma del codice per le notificazioni tradizionali anche alle notificazioni telematiche.

23. La previsione consta di due parti. La prima estende anche alle notificazioni telematiche la regola dettata dall’art. 147 c.p.c. per cui le notificazioni non possono farsi prima delle 7 e dopo le 21.

La seconda precisa che, in caso di notifiche telematiche, se la notificazione è eseguita dopo le 21 “si considera perfezionata” alle 7 del giorno dopo.

24. Il legislatore pertanto 1) estende la delimitazioni di orario dettate per le notificazioni effettuate tramite ufficiale giudiziario anche alle notificazioni telematiche (prima parte); 2) trasforma quello che nell’art. 147 è un divieto di compiere materialmente l’atto in un meccanismo per cui la notificazione se viene comunque eseguita, “si considera perfezionata” solo alle 7 del giorno dopo.

25. Si interviene quindi sul concetto di perfezionamento della notificazione stabilendo che, se effettuata in orario tra le 21 e le 7, la notifica si considera perfezionata alle 7 del mattino.

26. Nel fare ciò il legislatore non ha distinto la posizione del notificante da quella del destinatario della notifica.

27. Tale distinzione continuerà a valere, secondo la regola generale dettata dall’art. 3-bis, nel senso che se il notificante ha richiesto la notifica prima delle 21 e la consegna è avvenuta dopo le 21, la notifica si è perfezionata quel giorno, in quanto rimane fermo che per lui ciò che vale è la ricevuta di accettazione della richiesta. Ma se invece egli ha richiesto la notifica dopo le 21, il perfezionamento, per espressa previsione normativa, si considera avvenuto alle 7 del giorno dopo.

28. Il legislatore avrebbe potuto distinguere le posizioni del notificante e del destinatario anche a questo fine, disponendo che la notifica si considera perfezionata alle 7 del giorno dopo “solo per il destinatario della notifica”, ma non lo ha fatto.

29. La disposizione è chiara anche sotto questo profilo e l’interprete non può introdurre un’aggiunta che ne modifichi il contenuto, creando una norma nuova. La giurisdizione entrerebbe nel campo riservato alla legislazione.

30. Questa interpretazione è stata condivisa dalla maggior parte dei giudici di merito che si sono pronunciati e dalla Corte di cassazione nei suoi due precedenti: Cass. sez. lav., 4 maggio 2016, n. 8886 e Cass., sez. terza, 21 settembre 2017, n. 21915.

31. Nel presente giudizio non sono stati offerti elementi, secondo quanto previsto dall’art. 360-bis, n. 1, per mutare la “giurisprudenza” della Corte.

32. Le parti del giudizio non hanno sollecitato la rilevazione di questioni di legittimità costituzionale, che la Corte, consapevole che la questione è stata sollevata dalla Corte d’appello di Milano, non ritiene di sollevare d’ufficio.

33. La soluzione adottata dal legislatore, volta a tutelare il diritto di difesa del destinatario della notifica, non è tale da sconfinare in una violazione del diritto di difesa del notificante, che rimane nella medesima condizione di chi notifica con metodo tradizionale o di chi sceglie la notifica a mezzo posta ed è soggetto ai limiti di orario degli uffici postali. Né la soluzione legislativa viola il principio di uguaglianza per il tramite di una pretesa irragionevolezza nel trattare in modo simile situazioni difformi, in quanto la possibilità di porre medesimi o analoghi limiti temporali a soggetti che scelgono di adottare tecniche di notifica diverse rientra nello spazio decisionale riservato al legislatore.

34. Deve essere quindi fissato il seguente principio di diritto: “Ai sensi dell’art. 16 septies del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, qualora la notifica con modalità telematiche venga richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione, dopo le ore 21.00, si perfeziona alle ore 7.00 del giorno successivo. È pertanto inammissibile, perché non tempestivo, il ricorso per cassazione la cui notificazione sia stata richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21.00 del giorno di scadenza del termine per l’impugnazione”.

35. Nel caso in esame il ricorso deve essere dichiarato inammissibile perché la ricevuta di accettazione della richiesta di notifica telematica reca un orario successivo alle ore 21.00 del giorno di scadenza del termine per l’impugnazione.

36. Le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico della società soccombente, che dovrà anche versare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la società ricorrente a rifondere al controricorrente le spese del giudizio di legittimità, che liquida in 2.000,00 Euro per compensi professionali, oltre spese forfetarie in misura del 15% ed accessori.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis del medesimo art. 13.


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