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Quota 100 con cumulo dei contributi

11 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 ottobre 2018



Possibile ottenere la pensione anticipata quota 100 sommando i contributi accreditati in gestioni previdenziali diverse?

La pensione anticipata quota 100, che consentirà l’uscita dal lavoro nel caso in cui la quota, cioè la somma di età e contribuzione, sia almeno pari a 100, sembrerebbe avere parecchie limitazioni. In base a quanto emerge dalla nota di aggiornamento al Def  (Documento di economia e finanza), innanzitutto, non sarà sufficiente raggiungere la quota 100, per ottenere la pensione, ma sarà necessario anche aver maturato 38 anni di contributi ed aver compiuto 62 anni. Nulla di certo si sa sull’applicazione di eventuali penalizzazioni sul trattamento di pensione, che nella nota di aggiornamento al Def non sono menzionate. Non si sa, poi, se la quota 100 sarà raggiungibile o meno attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando la contribuzione presente in gestioni previdenziali differenti. La quota 100 con cumulo dei contributi favorirebbe l’uscita dal lavoro di tutti coloro che hanno avuto una carriera discontinua, con versamenti in casse diverse. Nel caso in cui non sia possibile cumulare i contributi per la quota 100, tutti i lavoratori che hanno versamenti in fondi differenti non potrebbero fruire di questo pensionamento agevolato, a meno che non raggiungano, in almeno un fondo, la quota 100 ed un minimo di 38 anni di contributi, non potendo sommare la contribuzione accreditata in altre gestioni. Ma procediamo per ordine, e ricordiamo come funziona il cumulo dei contributi e come dovrebbe funzionare la pensione quota 100, in base alle attuali notizie.

Come funziona la pensione anticipata quota 100?

La pensione anticipata quota 100 prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e anni di contributi posseduti dal lavoratore, è pari a 100 (ottiene la quota 100, ad esempio, chi ha 64 anni di età e 36 di contributi, perché 64+36=100). In base a quanto descritto nella nota di aggiornamento al Def, però, non tutti coloro che raggiungeranno la quota 100 potranno pensionarsi, perché dovrebbero essere stabiliti dei requisiti di età o contributivi minimi; la quota 100 potrebbe non avere limiti per alcune categorie tutelate di lavoratori, come gli esuberi.

Come funziona la quota 100 con limiti di età e contributi?

Nel dettaglio, in base a quanto descritto nel Nadef, per l’accesso alla pensione anticipata quota 100 dovrebbe essere necessario il compimento dei 62 anni di età e la maturazione di 38 anni di contributi..

In pratica, per accedere alla pensione non sarebbe sufficiente aver raggiunto la quota 100, ma sarebbe richiesta anche l’età minima di 62 anni, assieme alla contribuzione minima di 38 anni.

Che cos’è il cumulo dei contributi?

Il cumulo dei contributi consente di sommare gratuitamente i contributi presenti in gestioni previdenziali differenti, ad esempio la contribuzione accreditata nelle gestioni dei liberi professionisti con quella accreditata nelle altre gestioni Inps  (fondo pensione Lavoratori dipendenti, Artigiani, Commercianti, gestione Separata, ex Inpdap…).

I contributi, però, si sommano ai soli fini del diritto alla pensione e non in relazione al suo ammontare: ogni gestione, infatti, liquida autonomamente la sua quota di trattamento. Non si deve, comunque, effettuare il ricalcolo contributivo della prestazione, ma ogni cassa effettua il calcolo della pensione con le proprie regole, considerando, però, l’anzianità contributiva complessiva.

Quali pensioni si possono ottenere col cumulo dei contributi?

Col cumulo si possono ottenere:

  • la pensione di vecchiaia ordinaria, con 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi (per la quota delle casse professionali, si deve attendere l’eventuale requisito di età più elevato stabilito dal singolo ordinamento); un altro tipo di cumulo di contributi consente di ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contribuzione;
  • la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa;
  • la pensione ai superstiti;
  • la pensione anticipata ordinaria, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne.

Sono dunque escluse le varie tipologie di pensione di anzianità previste dalle casse dei liberi professionisti. Ulteriori pensioni con cumulo potrebbero essere ottenute solo nel caso in cui vi sia un’apposita norma di legge.

Si potrà ottenere la quota 100 col cumulo dei contributi?

Grazie al cumulo dei contributi, la quota 100 ed il requisito dei 38 anni di contribuzione potrebbero essere raggiunti sommando i versamenti accreditati in casse diverse.

Se il lavoratore, ad esempio, possiede 20 anni di contributi presso Inps dipendenti, e 18 anni di contributi presso la Cassa Forense, unitamente a 62 anni di età, potrebbe pensionarsi con la quota 100, nel caso in cui il cumulo sia consentito.

Nel caso in cui non sia possibile cumulare, il lavoratore dovrebbe almeno raggiungere 42 anni e 10 mesi di contribuzione, tra le due gestioni previdenziali, per ottenere la pensione anticipata ordinaria, oppure attendere l’età pensionabile per percepire la pensione di vecchiaia.

La quota 100 con cumulo sarebbe possibile solo nel caso in cui sia consentita da un’apposita norma di legge: bisognerà dunque verificare che cosa disporrà al riguardo la legge di bilancio 2019.

Come si calcola l’assegno di pensione quota 100?

Per arginare il grande numero di lavoratori che potrebbero pensionarsi con la quota 100 e rendere sostenibile questa nuova possibilità, era stato ipotizzato sia il ricalcolo contributivo delle annualità di pensione dal 1996 in poi (in pratica, il calcolo misto anche per chi avrebbe diritto al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011), sia il ricalcolo contributivo integrale. Erano state ipotizzate anche penalizzazioni percentuali, per ogni anno mancante all’età pensionabile.

In base a quanto reso noto dal sottosegretario al Lavoro Durigon, e riportato nella nota di aggiornamento al Def, la quota 100 dovrebbe essere calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto  o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione dovrebbe dunque essere:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per saperne di più: Quota 100 senza penalità

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione.

Con la pensione quota 100 si può lavorare?

La nuova pensione quota 100, rispetto al quadro attuale, potrebbe cambiare ancora, con la previsione di condizioni più severe per ottenerla: in particolare, oltre ai limiti di età e contribuzione, la quota 100 dovrebbe comportare anche il divieto di lavorare. In pratica, si vorrebbe ripristinare il divieto di cumulo tra lavoro e pensione, divieto abolito, per la maggior parte delle pensioni dirette, dal 2008. Non è ancora chiaro, però, se il divieto di cumulo sarà assoluto, come avviene oggi per la pensione anticipata dei lavoratori precoci, oppure relativo, come avviene per l’assegno ordinario d’invalidità e per alcune pensioni d’inabilità. Non si sa, cioè, se i pensionati che lavoreranno si vedranno soltanto ridurre la pensione, oppure se se la vedranno revocare. Il divieto dovrebbe durare, comunque, sino al compimento dell’età pensionabile, cioè dell’età per la pensione di vecchiaia.. Si discute anche riguardo all’introduzione di penalizzazioni percentuali sulla pensione per chi non ha raggiunto l’età pensionabile. Per approfondire: Pensione quota 100: si può lavorare?

Gli altri interventi previsti oltre alla quota 100

Oltre alla pensione anticipata quota 100, ad ogni modo, sono previste altre nuove forme di pensionamento agevolato. Si vorrebbe, ad esempio, introdurre la possibilità di ottenere la pensione con 41 o 42 anni di contributi, senza limiti di età: si tratta della cosiddetta pensione anticipata quota 41 o quota 42.

Ad oggi, la possibilità di ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione esiste già, ma è riservata ai lavoratori precoci appartenenti a categorie svantaggiate: si tratta della pensione anticipata precoci.

Con la nuova pensione anticipata quota 41 o quota 42, si punta ad estendere il trattamento a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate: l’intervento, però, vista la scarsa disponibilità di risorse, potrebbe essere attuato, in base alle ultime notizie, a partire dal 2020.

Tra gli interventi ipotizzati, anche la  proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, possono ottenere questa pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e 7 mesi e le autonome che hanno compiuto 58 anni e 7 mesi entro il 31 luglio 2016, se possiedono 35 anni di contributi accantonati entro il 31 dicembre 2015.

Infine, tra i vari interventi previsti in materia di pensioni, volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero, è stata ipotizzata anche la proroga degli interventi di salvaguardia.

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