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Prescrizione: cos’è e a cosa serve?

30 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Ottobre 2018



Cos’è la prescrizione? Perché la legge permette l’estinzione dei diritti e dei reati? La prescrizione è giusta?

Non serve essere avvocati, tecnici del diritto o laureati in giurisprudenza per avere conoscenza di alcuni istituti giuridici: ad esempio, tutti sanno che l’usucapione consente di acquistare un bene dopo averlo posseduto per tanti anni, così come ognuno di noi sa che un mutuo è un prestito concesso dietro pagamento degli interessi. La diffusione della cultura giuridica è stata favorita dall’imperversare della cronaca giudiziaria su social network e mass media, ma anche da alcuni siti internet che hanno reso accessibile il mondo del diritto a tutti (La Legge per Tutti vi dice qualcosa?). Tra i tanti istituti giuridici divenuti noti al grande pubblico ve n’è uno particolarmente inviso, odiato e osteggiato da tutti: parlo della prescrizione, il brutto anatroccolo del diritto. Perché così tante polemiche intorno alla prescrizione? Semplice: perché essa cancella dal mondo giuridico determinati fatti che, per diverse ragioni, sono ritenuti importanti. In maniera un po’ più tecnica, occorre dire che la prescrizione è una causa di estinzione dei diritti, in ambito civile, e dei reati, in ambito penale. La prescrizione, quindi, può essere un vantaggio o una vera e propria disgrazia a seconda della parte che ne beneficia o che la subisce: la prescrizione di un credito è senz’altro un bene per il debitore, un male per il creditore; la prescrizione di un reato è un bene per l’autore del crimine, un male per la persona offesa e, in senso più ampio, per l’interesse dello Stato a punire i colpevoli. Ciò detto, se quanto ti ho detto sinora ti interessa, allora ti invito a proseguire nella lettura: non si tratterà del solito articolo sulla prescrizione, ma di una breve riflessione sul significato e l’importanza della medesima. A cosa serve la prescrizione?

 Prescrizione: cos’è?

Come anticipato nelle precedenti righe, la prescrizione è una causa di estinzione: nel diritto civile, essa estingue i diritti, salvo quelli che la legge qualifica come indisponibili o che espressamente sottrae alla prescrizione; nel diritto penale, invece, estingue i reati, salvo quelli per i quali è prevista la pena massima, cioè l’ergastolo. Classico diritto imprescrittibile, ad esempio, è la proprietà (ma attenzione all’usucapione).

Prescrizione civile: come funziona?

La prescrizione estingue il reato decorso un determinato lasso di tempo. Per il diritto civile, la prescrizione ordinaria è di dieci anni [1] che cominciano dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere [2]. Presupposto fondamentale è che, per tutto il tempo previsto affinché maturi la prescrizione, il titolare del diritto non faccia nulla per esercitarlo. Esempio: se hai prestato dei soldi a un tuo amico e dopo undici anni ti fai vivo per chiedergli la restituzione, non ti spetterà più nulla perché il tuo diritto nel frattempo è andato prescritto. Se, al contrario, pur non avendo ricevuto i soldi hai tentato di riaverli, ad esempio scrivendo al tuo “amico” di restituirteli, allora il tuo diritto non si è prescritto, perché la lettera che gli hai inviato è sufficiente a far cominciare da capo i dieci anni necessari affinché maturi la prescrizione.

Prescrizione penale: come funziona?

Nel diritto penale, invece, la prescrizione comincia a decorrere automaticamente dal giorno in cui il crimine è stato commesso, a prescindere dal fatto che un procedimento sia stato intrapreso nei confronti del reo. La prescrizione penale estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo mai inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, anche se puniti con la sola pena pecuniaria [3].

In poche parole, per capire quando un reato si prescriverà, sarà necessario far riferimento alla pena massima prevista dalla legge per il reato stesso. Ti faccio un esempio: il peculato è punito con la pena da quattro a dieci anni e mezzo di reclusione [4]: questo vuol dire che il delitto di peculato si prescriverà decorsi dieci anni e mezzo dal fatto. La concussione [5], invece, è punita con la reclusione da sei a dodici anni: si prescriverà, quindi, in dodici anni.

I delitti che sono puniti con una pena inferiore ai sei anni, invece, si prescriveranno sempre in sei anni: è questa la soglia minima posta dalla legge. Così, ad esempio, il furto semplice [6], pur essendo punito al massimo con tre anni di reclusione, si prescriverà comunque in sei anni. Per le contravvenzioni, invece, il termine di prescrizione non è mai inferiore a quattro anni.

Prescrizione civile e penale: differenze

La prescrizione è legata al decorso del tempo: trascorso un determinato periodo, il diritto oppure il reato si intende prescritto. Come avrai capito, però, è molto più semplice che maturi la prescrizione penale anziché quella civile: ed infatti, mentre quest’ultima può facilmente essere interrotta e non decorre per tutta la durata (presumibilmente molto lunga) del processo, la prescrizione penale è come un fiume che comincia a scorrere dal momento della commissione del reato e che solo per determinati periodi (più o meno lunghi) resta sospesa. Di conseguenza, mentre il processo civile, anche se di durata biblica, impedisce la prescrizione, poiché durante lo stesso essa rimane interrotta, al contrario il processo penale non blocca la prescrizione del reato, il quale ben potrà maturare anche nelle more del processo stesso.

Di conseguenza, mentre il giudice civile potrà dichiarare estinto un diritto solamente se prescritto prima ancora che l’azione giudiziaria venisse intrapresa, il giudice penale (e accade tantissime volte!) può dichiarare prescritto il reato durante il processo, anche nella fase finale.

Prescrizione: a che serve?

Rispondiamo ora alla fatidica domanda: a cosa serve la prescrizione? Nonostante i suoi detrattori siano tanti, la prescrizione è un istituto importantissimo per il diritto; non a caso, la prescrizione c’è da quando esiste il diritto stesso: possiamo dire che è ad esso connaturato. Devi sapere che il mondo giuridico mal tollera i rapporti giuridici perpetui, cioè quelli che restano immutati nei secoli; questo perché è contrario all’economia e alla circolazione della ricchezza che un diritto resti per sempre in capo ad una persona.

Ora, la legge ti dice: se tu usi il tuo diritto, allora va bene, puoi tenerlo finché vuoi e farci quello che ritieni più opportuno; ma, se tu te ne dimentichi e mostri disinteresse nei suoi riguardi, allora non è giusto che esso resti tuo. Il vincolo che grava sul debitore non può essergli imposto in eterno, se il creditore non mostra alcun interesse nei suoi riguardi. Possiamo dire, quindi, che la prescrizione “uccide” i diritti inutili, quelli stantii, messi in soffitta e lasciati ad ammuffire.

Per il diritto penale la questione è un po’ più delicata, ma il significato della prescrizione resta lo stesso: non è possibile chiedere all’autore di un crimine di rimanere indagato o imputato a vita. Se la giustizia è troppo lenta ad accertare la verità, allora non è colpa del delinquente, il quale ha diritto di scrollarsi di dosso l’imputazione. Ciò vale per quasi tutti i delitti: come detto sopra, i reati più gravi (quelli puniti con l’ergastolo) sono imprescrittibili.

Nell’ambito penale, poi, c’è un altro elemento da tenere in conto. Sono sicuro che saprai che il diritto penale è una branca del diritto pubblico: questo significa che è interesse della Repubblica perseguire gli autori dei reati. Ogni processo penale è intrapreso dallo Stato contro il presunto criminale; che vi sia, poi, anche la parte civile (cioè la persona danneggiata dal reato), non significa che si tratti di una questione privata. Orbene, se passano anni e anni dall’episodio criminoso, lo Stato non ha più interesse a punire l’autore del fatto, essenzialmente per due motivi:

  • la funzione rieducativa della pena non avrebbe più alcun senso, visto che verrebbe punito un uomo che ha commesso un fatto tantissimo tempo prima (è un po’ come voler punire il figlio per un episodio di disobbedienza accaduto anni addietro);
  • la società non avverte più il bisogno di riequilibrare il torto subito dal gesto criminale, proprio perché è passato troppo tempo dallo stesso.

note

[1] Art. 2934 cod. civ.

[2] Art. 2935 cod. civ.

[3] Art. 157 cod. pen.

[4] Art. 314 cod. pen.

[5] Art. 317 cod. pen.

[6] Art. 624 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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