Diritto e Fisco | Articoli

Banche più sicure: quali sono

11 ottobre 2018


Banche più sicure: quali sono

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 ottobre 2018



La situazione del sistema bancario italiano in generale è migliorata ma alcune banche sono ancora più sicure di altre.

Dopo la profonda crisi del 2015 che aveva trascinato l’intero sistema bancario italiano verso posizioni a rischio, la situazione è andata lentamente migliorando grazie agli sforzi fatti dai vari istituti per risolvere i problemi di solidità economica. Anche se la strada da percorrere per allinearsi alle richieste della BCE e per sistemare i bilanci è ancora lunga, possiamo certamente dire che, rispetto al passato, quelle italiane sono banche più sicure: quali sono, in effetti, quelle migliori lo potrai scoprire continuando a leggere.

In che modo una banca può incontrare difficoltà economiche?

Una banca è un istituto che fa da intermediario tra chi ha disponibilità di denaro sotto forma di risparmio e chi ha esigenza di ottenere credito. Oltre a raccogliere risparmio ed erogare credito, le banche operano sul mercato dei titoli, acquistandoli per sé e per i propri clienti e offrono servizi vari, dalla consulenza finanziaria alle cassette di sicurezza. Se ti chiedi come possa una banca avere difficoltà economiche, possono esistere fondamentalmente due motivi: l’utilizzo improprio ed eccessivo di strumenti complessi e speculativi come i contratti derivati e il volume sproporzionato di credito concesso senza le corrette garanzie a chi non sarebbe stato in grado di rimborsarlo. Queste sono state le principali cause della crisi economica che nel 2008 ha coinvolto le grandi banche degli Stati Uniti. Negli anni successivi anche le banche italiane, sebbene tradizionalmente meno portate alla speculazione aggressiva, hanno iniziato a risentire dei problemi legati al nostro debito pubblico e dei mancati rimborsi di mutui e prestiti da parte di imprese e cittadini che non riuscivano più a onorare il proprio debito divenuto troppo pesante a causa della crisi economica. Questo circolo vizioso ha portato, nel 2015, a far sì che i crediti deteriorati, cioè i prestiti non pagati, giungessero a rappresentare il 22% del totale. Per comprendere in pieno la gravità del problema, considera che, alla luce di questi fatti, ad esempio, una banca che aveva erogato un prestito di 100.000 euro ha dovuto mettere in preventivo che, in futuro, non avrebbe più riscosso 100.000 euro più gli interessi maturati per il prestito, ma solo 50.000 euro recuperati, in tempi lunghissimi, con un’azione legale. I tassi di interesse erano, nel frattempo, diminuiti per la politica monetaria, riducendo la forbice tra tassi attivi (quelli ricevuti dai clienti in pagamento dei crediti concessi) e passivi (quelli pagati ai clienti per i loro depositi) provocando la riduzione degli utili. Ecco che i bilanci chiudevano in rosso e, di conseguenza, anche la solidità patrimoniale delle banche diminuiva.

Come si misura la solidità di una banca?

Per poter valutare la solidità di un istituto bancario devi far riferimento a due indicatori numerici o ratio, il CET1 ratio, acronimo di Common Tier Equity 1 e il Total Capital ratio. Il CET1 ratio è espresso in percentuale e rappresenta il rapporto tra il capitale ordinario versato e le attività ponderate di rischio. Semplificando, se la tua banca ha un capitale di 100 milioni di euro e ha concesso prestiti e comprato titoli da tenere nel proprio portafoglio per 10 milioni di euro, il suo CET1 ratio è 100/10, cioè 10%. Più questo valore è alto e maggiore è la solidità della banca perché, evidentemente, significa che l’istituto bancario possiede un capitale in grado di sopperire a qualsiasi problematica si possa presentare. Il Total Capital ratio è il rapporto, espresso in percentuale, tra il patrimonio della banca e i crediti concessi, ponderati in base al rischio. Questo valore ti può aiutare a capire se la banca abbia un patrimonio sufficiente a rimborsare i depositi ai clienti, tenendo in considerazione i crediti erogati che potrebbero anche non venire ripagati. Ci sono anche altre informazioni che puoi cercare per capire se una banca è solida: il suo patrimonio, cioè tutto quello che è effettivamente di proprietà, il Texas ratio, cioè il rapporto tra i crediti deteriorati e il patrimonio più tutti gli accantonamenti e, infine, l’osservazione attenta dell’andamento del titolo in borsa. Gli operatori di mercato hanno sempre informazioni più dettagliate degli altri investitori e se, in un determinato momento, tutti vendono, e non si tratta della reazione a problemi generalizzati a livello di sistema, rifletti: un motivo ci potrebbe essere.

Perché è importante la solidità patrimoniale di una banca?

Da gennaio 2016, in tutti i paesi europei, Italia compresa, non è più lo Stato, e cioè i contribuenti tutti, a pagare l’eventuale salvataggio di una banca in crisi, ma una direttiva europea prevede che il risanamento della banca sia effettuato dai suoi investitori e depositanti. Essi contribuiranno a seconda della categoria di rischio degli strumenti finanziari che hanno acquistato. Se la situazione patrimoniale di una banca non fosse più in grado di consentire la normale attività, prima pagherebbero gli azionisti e i possessori di obbligazioni subordinate, poi gli obbligazionisti possessori di titoli ordinari, infine i depositanti con cifre superiori ai 100.000 euro sul conto corrente e sul libretto a risparmio, visto che gli importi inferiori sono garantiti dal Fondo di Garanzia dei Depositi. Proprio per questo è essenziale che tu controlli regolarmente e che assuma le informazioni più accurate possibile sulla solidità della tua banca.

Quali sono, ad oggi, le banche più sicure?

Per risolvere gli annosi problemi che li affliggevano e riuscire a uscire dalla profonda crisi, iniziata nel 2008 e che ha raggiunto la situazione peggiore nel 2015, gli istituti bancari italiani hanno messo in campo tutte le misure possibili. Sia i grandi gruppi che le piccole realtà hanno chiesto aiuto al mercato con gli aumenti di capitale, hanno razionalizzato proprietà e risorse, vendendo proprietà e proponendo pensionamenti anticipati ai dipendenti, si sono fusi tra loro per creare dei poli inattaccabili, hanno comprato e venduto. In pratica, hanno utilizzato il mercato per riconquistare una posizione di sicurezza. La dimostrazione che stanno riuscendo nel loro intento la trovi, ancora una volta, nell’analisi dei dati numerici. Le banche sono tenute a pubblicare il bilancio almeno una volta all’anno, ma puoi ben immaginare quanto questo intervallo temporale sia lungo in un’epoca governata dalla frenetica velocità delle informazioni. In un anno le condizioni possono variare in modo determinante e, per rendere il confronto ancora più complicato, i dati vengono rilasciati dalle singole banche in momenti diversi. Le direttive BCE, a cui tutti i paesi europei devono adeguarsi, indicano che il valore minimo per il CET1 ratio deve essere 8% e per il Total Capital ratio deve essere 10,5%, salvo rimodulare questi valori a seconda delle condizioni di ogni singola banca. Puoi trovare i dati aggiornati e confrontabili al 14/06/2018 da cui risulta che le prime 5 banche per i valori di CET1 e Total Capital sono Mediolanum, Banco Popolare, Bper, Credem e Intesa San Paolo, ma la valutazione deve essere ampliata e arricchita considerando fattori come la redditività, l’efficienza, la trasparenza, la capacità di funzionamento online. Tieni anche presente che alcune banche si sono unite in gruppi e, in questo caso, i valori numerici, seppur ponderati, possono non rispondere del tutto alla situazione reale. Molte banche poi, come Banca Carige e Monte dei Paschi di Siena, hanno attraversato momenti difficili e, mentre per la prima circolano da tempo voci di fusioni o di acquisizioni, per la seconda è in atto un processo di ricostruzione, entrambi fattori che possono falsare i dati economici. Considerando, poi, la sempre maggior importanza che stanno assumendo sul mercato le cosiddette banche online, prive di sportelli fisici e in grado di offrire un modo più innovativo di far banca, non dimenticare di valutare anche la loro solidità. A questo proposito, esiste una classifica, redatta attraverso una ricerca dell’Università Bocconi di Milano e basata sui dati di bilancio 2016, che si è occupata della sicurezza delle banche online e che premia Fineco come la banca con il CET1 più alto in assoluto, a livello globale, tra banche online e banche tradizionali e che si è, comunque, mantenuta tra le migliori banche anche per ciò che riguarda il bilancio 2017. Altri istituti bancari che hanno ottenuto buoni risultati sono Banca Aletti, la banca che si occupa della gestione degli investimenti del gruppo Banco BPM, e, in genere, tutte quelle che gestiscono investimenti, proprio perché non subiscono l’effetto dei crediti deteriorati. Analizzando i dati più recenti che puoi trovare, quindi, riesci a determinare quali siano le banche più sicure e quelle più pericolose. La valutazione più difficile riguarda tutti gli istituti bancari che si trovano a livelli intermedi, perché in determinate condizioni di mercato possono velocemente finire nelle posizioni più basse della classifica. È essenziale che tu segua sempre l’evolversi della situazione economica e sia pronto a reagire di conseguenza.

Stress test

I valori del Cet1 e di tutti gli altri indicatori ti sono senz’altro utili per determinare quale banca sia più solida e affidabile, ma ad essi devi aggiungere i risultati degli stress test effettuati dalle singole banche per conto della BCE. Si tratta di simulazioni che mettono alla prova il comportamento di una banca, per ciò che riguarda il bilancio e la solidità, in due scenari diversi, uno standard e l’altro decisamente negativo. In pratica con gli stress test si controlla che un istituto bancario sia in grado di resistere facilmente nel caso del verificarsi di una crisi economica. Ad esempio, i risultati degli stress test nel 2016 avevano messo in evidenza la situazione del Monte dei Paschi di Siena e di UniCredit. Per MpS è stato approntato un deciso piano di rilancio, mentre UniCredit ha effettuato l’anno successivo un cospicuo aumento di capitale, facendo tornare in alto il CET1. Nel 2017 i risultati dello stress test sono stati abbastanza positivi e siamo in attesa di quelli del 2018, che sono strutturati in modo da tenere presenti gli effetti della Brexit e che verranno resi pubblici nel mese di novembre per ben 37 banche europee, tra cui le italiane Intesa Sanpaolo, UniCredit, BancoBpm e Ubi.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI