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L’intestino irritabile

11 ottobre 2018


L’intestino irritabile

> Salute e benessere Pubblicato il 11 ottobre 2018



Colon irritabile: tutto quello che dovresti sapere sulla più importante patologia intestinale funzionale che colpisce il 10% della popolazione mondiale.

Hai dei fastidiosi sintomi addominali di cui non riesci ad identificare l’origine? Soffri di cambiamenti nella frequenza delle evacuazioni? Se alla base dei tuoi sintomi non ci sono delle alterazioni di tipo “organico”, potresti avere una patologia di tipo “funzionale” come l’intestino irritabile. Questa malattia era sconosciuta fino a non molti anni fa e spesso i pazienti venivano considerati semplicemente ansiosi. Oggi, invece, rappresenta un’entità riconosciuta dai medici di tutto il mondo. Si tratta di una malattia che attualmente rappresenta una sfida, poiché molti dei meccanismi che la causano non sono ancora stati identificati. In questo articolo cercherò di spiegarti in cosa consiste la sindrome dell’intestino irritabile, come si diagnostica e quali sono le possibili terapie.

Cos’è la sindrome dell’intestino irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo funzionale dell’intestino. Probabilmente avrai sentito parlare del colon irritabile, ma in realtà si tratta della stessa malattia. In passato si pensava che la malattia fosse estesa solo al colon, ma in seguito è stato scoperto il coinvolgimento di tutto l’intestino e, perciò, oggi parliamo di sindrome dell’intestino irritabile. Per disturbo funzionale si intende una malattia che non è dovuta alla presenza di alterazioni visibili (come può essere ad esempio un’ulcera gastrica), ma è data da fattori legati all’attività dell’organo (in questo caso il movimento intestinale). Si tratta di una patologia che colpisce circa il 10-12% della popolazione, con un’incidenza che è massima nel sesso femminile e intorno ai 30 anni di età.

Quali sono le cause della sindrome dell’intestino irritabile?

La sindrome dell’intestino irritabile è una patologia multifattoriale e le cause che sono state identificate sono molte:

  • fattori psicologici: la maggior parte dei soggetti affetti da sindrome dell’intestino irritabile presenta anche dei disturbi della sfera psicologica. Si tratta soprattutto di persone affette da ansia e da depressione. In particolare, si ritiene che lo stato d’ansia possa essere sia una causa che una conseguenza della malattia. Inoltre, le persone affette da sindrome dell’intestino irritabile che presentano anche disturbi psicologici tendono ad esagerare i proprio sintomi e quindi manifestano un disagio maggiore rispetto agli altri;
  • fattori legati alla motilità intestinale: il movimento normale dell’intestino è un movimento detto peristaltico (un movimento prodotto dalla contrazione delle pareti muscolari dell’intestino che determina lo spostamento in avanti del contenuto). Nella sindrome dell’intestino irritabile il movimento peristaltico presenta delle alterazioni nel ritmo e nell’intensità. I soggetti con sindrome dell’intestino irritabile, infatti, molto spesso presentano delle contrazioni esagerate a livello dell’intestino tenue e dell’intestino crasso soprattutto dopo i pasti e in risposta a stress psicologici;
  • fattori biochimici: è stato dimostrato che nei pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile molto spesso è presente un’alterazione delle cellule enterocromaffini. Queste cellule producono serotonina e regolano le funzioni intestinali, in particolare la motilità intestinale. Nei soggetti con sindrome dell’intestino irritabile si riscontra spesso un aumento delle cellule enterocromaffini nell’intestino e quindi un’alterata regolazione della serotonina. Un’altra modificazione biochimica che si può avere nella sindrome dell’intestino irritabile consiste nell’aumento dei mastociti a livello della parete intestinale. I mastociti sono cellule in grado di rilasciare istamina, un importante fattore vasodilatatore che causa una maggiore permeabilità della mucosa intestinale;
  • fattori infettivi: in molti casi la patologia esordisce in seguito ad un evento infettivo acuto. Le infezioni coinvolte nella genesi della sindrome dell’intestino irritabile sono di solito delle gastroenteriti virali o delle coliti batteriche. Maggiore è la durata dell’infezione intestinale, maggiore sarà la possibilità di sviluppare successivamente una sindrome dell’intestino irritabile;
  • ipersensibilità viscerale: la distensione esagerata del tubo digerente può causare dolore. In una grande percentuale di persone affette da sindrome dell’intestino irritabile (fino al 70%) è stata riscontrata una ridotta sopportazione della distensione intestinale. Le persone con sindrome dell’intestino irritabile, infatti, possono avere una soglia del dolore intestinale ridotta. Di conseguenza, una minima distensione intestinale può produrre un grande fastidio o dolore addominale;
  • gas intestinali: i gas a livello intestinale sono principalmente prodotti dai batteri della flora intestinale. Nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile si è visto che la quantità di gas che vengono prodotti durante la giornata è normale, ma il loro transito risulta rallentato. Il rallentamento del passaggio di questi gas produce dei sintomi fastidiosi come il gonfiore addominale. Inoltre l’accumulo di gas può determinare la comparsa di dolore addominale (soprattutto nei soggetti che presentano anche un’ipersensibilità viscerale;
  • microbiota: la flora intestinale (o microbiota) rappresenta tutta la popolazione batterica che risiede nel nostro intestino. Si tratta di batteri presenti soprattutto a livello dell’intestino crasso e che possono essere considerati come un vero e proprio organo. Infatti, il microbiota intestinale conta un numero elevatissimo di specie batteriche e raggiunge un peso di circa 1,5 kg. In passato il microbiota intestinale non era ritenuto importante nella genesi delle malattie, mentre ora è al centro di numerose ricerche (ad esempio si studia la relazione tra microbiota e sviluppo di malattie come il morbo di Alzheimer). Nella sindrome dell’intestino irritabile, come in molte altre malattie intestinali, si parla di alterazione del microbiota. In particolare, sono ridotti i batteri “buoni” come i bifidobatteri e i lattobacilli e sono aumentati i batteri “cattivi” come Escherichia coli e streptococchi.

Quali sono i segni e i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile?

I disturbi legati alla sindrome dell’intestino irritabile sono variabili, ma in generale si tratta di sintomi addominali. In generale, ti consiglio di fare particolare attenzione a tutto ciò che riguarda le feci (colore, consistenza, etc.). Il primo sintomo che potresti aver notato è appunto un cambiamento nella consistenza delle feci oppure nella frequenza delle evacuazioni. La consistenza delle feci viene valutata in ambito medico tramite la Bristol Stool Chart: si tratta di una scala che prevede un punteggio da 1 a 7, dove 1 rappresenta delle feci molto dure con forma sferica e 7 rappresenta delle feci completamente liquide. Normalmente le feci dovrebbero avere una consistenza intermedia (Bristol Stool Chart = 3-5), nella sindrome dell’intestino irritabile possono essere eccessivamente dure oppure eccessivamente liquide. Se hai delle feci con una consistenza alterata, non dovresti subito allarmarti: cerca di analizzare come variano le tue feci nel tempo ed eventualmente rivolgiti al tuo medico di famiglia. La frequenza delle evacuazioni considerata normale è di massimo 3 evacuazioni al giorno e minimo 1 evacuazione in 3 giorni. Anche in questo caso, potresti avere delle variazioni nella frequenza ma dovresti rivolgerti al tuo medico di famiglia solo se diventano persistenti. Nella sindrome dell’intestino irritabile possiamo avere alterazioni della frequenza in eccesso o in difetto. In base a questi due parametri (consistenza delle feci e frequenza delle evacuazioni) si distinguono diversi tipi di sindrome dell’intestino irritabile:

  • sindrome dell’intestino irritabile con stipsi: persone che hanno feci dure per più del 25% del tempo e feci molli per meno del 25% del tempo;
  • sindrome dell’intestino irritabile con diarrea: persone che hanno feci molli per più del 25% del tempo e feci dure per meno del 25% del tempo;
  • sindrome dell’intestino irritabile misto: persone che hanno feci con caratteristiche variabili;

Altri sintomi molto frequenti sono il dolore addominale e il gonfiore addominale. Il dolore non ha una localizzazione precisa ma è diffuso a tutto l’addome e spesso viene definito come un fastidio addominale. Il dolore/fastidio viene accentuato dalla palpazione dell’addome mentre di solito si risolve del tutto o almeno si riduce con l’evacuazione. Il gonfiore addominale è dovuto alla produzione di gas che fanno fatica a transitare e ristagnano causando meteorismo. Ti consiglio di prestare attenzione al momento in cui inizi a sentire il dolore/fastidio: cerca di ricordare se hai mangiato qualcosa di particolare oppure se hai avuto vissuto un’esperienza stressante, tutte queste informazioni possono aiutarti nel definire meglio la malattia. Spesso ci sono altre malattie digestive associate come la dispepsia e la malattia da reflusso gastroesofageo. Possono esserci malattie extradigestive associate come la sindrome da fatica cronica, la fibromialgia ma soprattutto disturbi psicologici.

Diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile

La diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile si fonda soprattutto sul quadro clinico. Se avverti i sintomi descritti in precedenza con una certa regolarità, ti consiglio di rivolgerti al tuo medico di famiglia o direttamente ad uno specialista in gastroenterologia. Per confermare la diagnosi, è necessario innanzitutto escludere tutte le altre possibili cause dei sintomi. In particolare, si devono escludere malattie organiche come le malattie infiammatorie croniche intestinali e la celiachia. Il passo successivo è la ricerca dei criteri di Roma IV (sono dei criteri utilizzati nella diagnosi dei disturbi gastrointestinali funzionali, come la sindrome dell’intestino irritabile):

  • dolore addominale per almeno 4 giorni al mese che migliora con l’evacuazione e che è associato a variazioni di frequenza e consistenza delle feci;
  • nelle persone con stipsi il dolore non si risolve risolvendo la stipsi ma tende a persistere;
    i sintomi non possono essere spiegati da altre patologie.

In molti casi i sintomi possono essere fuorvianti, quindi spesso si ricorre a metodiche diagnostiche invasive come la colonscopia (anche per escludere malattie organiche). Se i tempi della diagnosi sono particolarmente lunghi, prova a consultare altri specialisti (soprattutto quelli che si occupano principalmente di malattie funzionali dell’apparato digerente).

Terapia della sindrome dell’intestino irritabile

La terapia cambia in base alla gravità dei sintomi. In ogni caso non avere paura di richiedere un supporto psicologico per trattare i disturbi psicologici associati e di modificare la dieta. Spesso i sintomi sono accentuati dall’assunzione di alcuni alimenti che, perciò, dovresti cercare di evitare. In molti casi c’è un’ipersensibilità ad alcuni carboidrati conosciuti come FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili). In questi casi è indicata una dieta povera di FODMAP. La terapia farmacologica prevede tante classi di farmaci:

  • antispastici: servono a rilassare la muscolatura liscia riducendo le contrazioni intestinali e quindi il dolore addominale. Un esempio è rappresentato dall’otilonio bromuro;
  • antidiarroici: vengono usati nei pazienti che hanno una sindrome dell’intestino irritabile con diarrea o una sindrome dell’intestino irritabile mista (nei periodi in cui prevale la diarrea). Un esempio è la loperamide che riduce la velocità del transito intestinale in modo da migliorare l’assorbimento di acqua e quindi aumentare la consistenza delle feci;
    lassativi: usati nei pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile con stipsi o sindrome dell’intestino irritabile mista (quando prevale la stipsi). Sono molti i farmaci appartenenti a questa classe, il più usato è il macrogol (glicole polietilenico);
    antibiotici e probiotici: vengono utilizzati per agire sulla flora intestinale. Lo scopo è quello di favorire la replicazione dei batteri “buoni” riducendo i batteri “cattivi”;
  • antidepressivi: si usano quando i sintomi sono più gravi. Tra questi farmaci sono usati soprattutto l’amitriptilina e la paroxetina che agiscono riducendo il dolore (riducono l’ipersensibilità viscerale) e alleviano i disturbi psicologici eventualmente associati;
  • altri farmaci: ci sono molti altri farmaci usati e sono in continuo aumento. Tra questi sono da citare i farmaci che agiscono sulla serotonina, i farmaci che agiscono sui canali del cloro e i farmaci antinfiammatori.

In generale, il consiglio è quello di cercare di “ascoltare” il tuo corpo. Cerca di capire quali alimenti aumentano o diminuiscono i tuoi sintomi, cerca di trovare delle valvole di sfogo per gestire l’ansia e cerca di seguire le indicazioni che ti vengono fornite dai medici.

Di LORENZO COSENTINO

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