Cultura e società | Articoli

Chiara Ferragni e l’acqua minerale a 8 euro: è legale?

11 ottobre 2018


Chiara Ferragni e l’acqua minerale a 8 euro: è legale?

> Cultura e società Pubblicato il 11 ottobre 2018



Cosa dice la legge in caso di una bottiglietta d’acqua venduta a un prezzo eccessivo? 

I problemi dello spread e del reddito di cittadinanza, la pace fiscale e l’immigrazione clandestina sono scomparsi all’improvviso dinanzi alla polemica, appena scoppiata sui social, dell’acqua minerale firmata da Chiara Ferragni venduta a 8 euro a bottiglietta. È immorale, è un’astuta manovra commerciale, un colpo di genio, un abuso e una violazione della normativa sui prezzi dei prodotti alimentari: numerose e disparate le reazioni registrate dalla gente e dalle associazioni di tutela dei consumatori. 

Bisogna tutelare l’acquirente dalle trappole o si deve lasciare l’industria libera? Premesso che la Ferragni difficilmente potrà arricchirsi con l’acqua minerale e che di gente intenzionata ad acquistare più di una bottiglia ce n’è davvero poca, la trovata è più il frutto di una manovra pubblicitaria, per far aumentare la forza di due brand già molto noti, quello della fashion blogger e della Evian, la società che commercializza il prodotto in questione.

Chi si sente offeso da tanta sfacciataggine dovrebbe far attenzione a non ingigantire la bolla, facendo il gioco del venditore. È infatti fuorviante richiamare le norme a tutela del consumatore, che proteggono il cittadino non dalla sua stessa stupidità ma dalle frodi nascoste dei produttori. È chiaro invece che chi compra una bottiglia di acqua a 8 euro firmata Ferragni non lo fa inconsapevolmente, ma perché vuol acquistare qualcosa in più del semplice liquido: una “personalizzazione”, una firma, un prodotto a tiratura limitata. Contento lui…! Allo stesso modo c’è chi, sulla piazzetta di Capri, non si limita a fare foto ma vuole sorseggiare un caffè al modico prezzo di 6 euro e cinquanta. In quest’ultimo caso però nessuno si scandalizza: è chiaro infatti che si compra non la bevanda ma il panorama, un momento di riposo in uno degli scenari più esclusivi e belli d’Europa. Allo stesso modo, se per qualcuno il nome della Ferragni su un’etichetta vale otto euro bisogna lasciargli la libertà di spendere i soldi come vuole: non si sta attribuendo all’acqua proprietà miracolose o che non le appartengono. Anzi, a volerla dire tutta, se andiamo su Amazon troviamo le bottigliette di plastica d’acqua a forma di Madonna, provenienti da Lourdes (almeno così si dice), al modico prezzo di 16 euro e 10 centesimi. Il doppio della Ferragni. E che dire di quella nota casa produttrice che vende l’acqua in grado di far dimagrire? Insomma, le frodi sono ben altre.

Acqua Ferragni: l’interrogazione parlamentare

Il senatore di Fratelli d’Italia Maffoni ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Ambiente e dell’Istruzione: «Il Rapporto ONU sull’acqua – scrive il bresciano Maffoni – sottolinea lo stretto legame tra povertà e risorse idriche: il numero di persone che vive con meno di 1,25 dollari al giorno, infatti, coincide approssimativamente con il numero di coloro che non hanno accesso all’acqua potabile», ma la critica non coglie nel segno. Con tanta gente che spreca l’acqua dai rubinetti, tutte le mattine, non saranno poche bottigliette a tiratura limitata – peraltro non “buttate” ma vendute – a creare scarsità sul pianeta. Del resto, la politica dei prezzi alti contribuisce proprio a uno scopo opposto a quello dello spreco (lo abbiamo visto con l’aumento dei prezzi della benzina negli anni 70).

Acqua Ferragni: è frode in commercio?

Il Presidente del Codacons, la nota associazione a tutela dei consumatori, ha chiamato in ballo la legge 231 del 2005, che prevede il contrasto dei “prezzi anomali” nel settore alimentare, ossia quei prezzi soggetti a ricarichi eccessivi nei vari passaggi che li portano alla vendita al pubblico. Ma anche in questo caso l’inquadramento giuridico non è corretto visto che, come detto, l’acquisto delle bottigliette firmate dalla Ferragni non è rivolto all’acqua in sé ma al suo packaging. 

Del resto, se volessimo andare a vedere il ricarico dei venditori sui vestiti, resteremmo di stucco nello scoprire che prodotti costati quattro o cinque euro, provenienti dalle fabbriche cinesi, vengono venduti ad oltre il 600% del prezzo di produzione. Il mercato conosce sperequazioni nascoste molto più insidiose dell’inoffensiva bottiglietta d’acqua.

Una volta ero su una spiaggia, raggiungibile solo attraverso una lunga scalinata. Percorrerla è stata una peripezia. Ma il panorama valeva il sacrificio. Lì c’era un lido. La prima cosa che ho fatto – così come tanti altri turisti – è acquistare una bottiglietta d’acqua per riprendermi dal sudore. «Quattro euro, grazie». Quello è un abuso di posizione dominante. Ma perché, in quel caso, le associazioni dei consumatori non si sono mosse? 

Acqua Ferragni: cosa dice la legge italiana?

Il codice civile prevede la rescissione del contratto solo quando si è costretti, per un rischio grave alla propria salute, ad acquistare un prodotto ad un prezzo pari a più del doppio di quello normale. È il caso di chi, nel deserto, paga 100 euro per avere un bicchiere d’acqua e non morire di sete. La legge tutela quindi la Ferragni. La sua acqua, anche se non dovesse vendere un solo esemplare, è già stata un successo e ha realizzato ciò che voleva realizzare: inserire il nome e l’immagine della casa produttrice (la Evian) su tutto il web. Punto.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI