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Quando un avvocato ha incompatibilità

9 novembre 2018 | Autore:


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Quali sono per la legge italiana i casi di incompatibilità con l’esercizio della professione di avvocato

Chiedersi quali attività siano in concreto vietate ad un avvocato iscritto all’albo professionale è del tutto normale. La domanda ha interesse, ovviamente, sia per i tanti avvocati che esercitano in Italia la professione forense, sia per i cittadini che dovrebbero avere una precisa consapevolezza circa le attività che ad un legale sia consentito svolgere contemporaneamente a quella forense. Quando l’attività di un avvocato ha incompatibilità è un interrogativo non inutile anche perché negli ultimi anni la professione legale ha subito tali mutamenti che questa nobile professione non è più così remunerativa come un tempo così che i tanti iscritti agli albi sono sovente costretti a svolgere contemporaneamente anche altri lavori. Infatti l’elevato numero di avvocati, l’obbligo della sottoscrizione della polizza professionale di responsabilità civile e dell’iscrizione alla cassa previdenziale di settore sono solo alcuni dei motivi che hanno da un lato fatto decrescere i ricavi professionali e dall’altro fatto crescere i costi. Questo ha comportato anche un tasso elevato di abbandono della professione da parte di un numero consistente di avvocati ma anche, come si diceva, la necessità per altri di sbarcare il lunario cercando di svolgere, contemporaneamente all’attività forense, almeno un’altra attività utile per far quadrare i conti. Nel presente articolo analizzeremo, perciò, le attività che non è consentito ad un legale di svolgere mentre risulta essere iscritto all’albo professionale per delineare i casi di incompatibilità con la professione di avvocato.

Quali sono le attività incompatibili con la professione di avvocato?

L’avvocato che si sia iscritto all’albo professionale è soggetto, tra le altre cose, al rispetto della legge che regola la sua professione [1].

E la legge in questione stabilisce in particolare che la professione di avvocato sia incompatibile con:

– l’esercizio di qualsiasi attività di lavoro autonomo che venga svolta in modo continuativo e professionale;

– l’esercizio della professione di notaio;

– l’esercizio di ogni tipo di attività di impresa commerciale in nome proprio o per conto di altri;

– la qualità di socio illimitatamente responsabile, o di amministratore, di società di persone (cioè di società semplici, di società in nome collettivo e di società in accomandita semplice) che svolgano attività commerciale o con la qualità di amministratore unico, o consigliere delegato di società di capitali costituite anche in forma di cooperative (cioè di società a responsabilità limitata, di società per azioni e di società in accomandita per azioni), nonché con la qualità di presidente del consiglio di amministrazione dotato di poteri gestionali;

– l’esercizio di attività di lavoro subordinato anche se con orario limitato (part – time ad esempio).

Nei casi appena elencati vi è, dunque, incompatibilità con la permanenza dell’iscrizione dell’avvocato nell’albo professionale.

Esistono anche eccezioni alle incompatibilità appena elencate.

Infatti all’avvocato è consentito:

  • svolgere in modo anche continuativo e professionale attività di lavoro autonomo di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale;
  • iscriversi all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
  • iscriversi nell’elenco dei giornalisti pubblicisti;
  • iscriversi nel registro dei revisori contabili;
  • iscriversi nell’albo dei consulenti del lavoro;
  • assumere incarichi di gestione e di vigilanza nelle procedure concorsuali (fallimenti ad esempio) o in simili procedure di gestione delle crisi delle imprese;
  • essere socio o amministratore o consigliere o presidente del consigli odi amministrazione di enti e consorzi pubblici o di società a capitale interamente pubblico

L’avvocato iscritto all’albo non può svolgere la professione di notaio

Cosa accade all’avvocato che svolge attività incompatibili?

Il codice deontologico forense impone all’avvocato di evitare di svolgere attività incompatibili con la iscrizione nell’albo e, comunque, di svolgere attività che risultino essere comunque incompatibili con il decoro, la dignità e l’indipendenza della professione di avvocato.

La violazione dell’obbligo di non svolgere attività considerate incompatibili (cioè quelle che abbiamo evidenziato nel precedente paragrafo) ha come conseguenza l’avvio per il legale di un procedimento disciplinare da parte dell’ordine professionale (ad occuparsene, in particolare, è il Collegio di disciplina distrettuale).

La procedura a carico dell’iscritto che abbia svolto attività incompatibili può comportare, se venga accertato che l’avvocato abbia effettivamente svolto attività incompatibile e quindi violato la legge ed il codice deontologico, l’irrogazione di una sanzione.

Le sanzioni disciplinari irrogabili, che sono sempre adeguate e proporzionate rispetto alla gravità dei fatti, sono: l’avvertimento, la censura, la sospensione dell’esercizio della professione da due mesi a cinque anni, la radiazione dall’albo.

Nella valutazione della condotta dell’avvocato, e ai fini della sanzione da irrogare, si dovrà tenere conto oltre che della gravità oggettiva dei fatti anche del comportamento tenuto dal legale precedentemente e successivamente al fatto, del danno che eventualmente abbia subito il cliente, del danno di immagine prodotto sull’intera classe forense, dell’intera vita professionale del legale incolpato, dei suoi eventuali precedenti disciplinari.

Il procedimento disciplinare prevede la possibilità di impugnare la decisione del Collegio distrettuale di disciplina dinanzi alla sezione disciplinare del Consiglio nazionale forense e, infine, di ricorrere alle Sezioni unite della Corte di cassazione contro le decisione della sezione disciplinare del Consiglio nazionale forense

Nei casi dubbi, è quindi altamente consigliabile che l’avvocato chieda parere al proprio ordine di appartenenza per sapere se l’attività che ha intenzione di intraprendere sia o meno da considerare compatibile con lo svolgimento della professione di avvocato e ciò tenuto conto della legge, del codice deontologico e di eventuali precedenti decisioni del Consiglio nazionale forense.

L’avvocato che svolge attività incompatibile subisce un procedimento disciplinare

note

[1] L. n. 247/2012.


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