Manovra: con quali soldi si paga?

11 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 ottobre 2018



Dove pensa di avere trovato il Governo le coperture della Legge di Bilancio per garantire flat tax, pace fiscale ed altre promesse.

Per mantenere le promesse servono i soldi. Ed il Governo dice di averli trovati per garantire gli impegni che ha preso con gli italiani, tra pace fiscale, reddito e pensione di cittadinanza, flat tax, ecc. Legittimo che il contribuente si chieda con quali soldi si paga la manovra. Anche perché ogni giorno il Palazzo corregge il tiro ed è altrettanto legittimo che ci sia un po’ di confusione.

Tenta di fare ordine il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Dice che servono circa 37 miliardi di euro per pagare la Legge di Bilancio che l’Esecutivo presenterà entro il 20 ottobre. E che le coperture ci sono. Lui ne è convinto, i suoi referenti politici al Governo un po’ meno. Lega e Movimento 5 Stelle non hanno ancora trovato l’accordo definitivo sui dettagli di alcuni dei provvedimenti da adottare e sulle risorse da destinare. Comunque, ed in attesa che il tutto venga presentato in Parlamento, ci si può fare un’idea per capire con quali soldi si paga la manovra.

Buona parte delle risorse (22 miliardi, euro più euro meno) arriveranno da tre voci: maggiore deficit, tagli alla spesa ed aumento delle entrate. Vediamo qualche numero per comprendere meglio con quali soldi si paga la manovra.

Manovra: il maggiore deficit

È stato – e resta – uno dei nodi che hanno generato maggiore polemica con l’Europa: il maggiore deficit per pagare la manovra e rispettare gli impegni presi con gli italiani. Il Governo punta sul 2,4% del Pil per il 2019 contro una tendenza dell’1,2% se non ci fosse la manovra. Che cosa significa?

Il deficit pubblico è quella differenza negativa tra i soldi che entrano e quelli che escono dal bilancio dello Stato. Viene calcolato, di solito, in rapporto al Pil, cioè al prodotto interno lordo che è la ricchezza che genera un Paese. Il disavanzo viene controllato dalla Commissione europea. E proprio da Bruxelles era arrivata la raccomandazione di non andare oltre l’1,6% di deficit/Pil. Livello che al ministro Tria sembrava accettabile. Non così ai due vicepremier, che hanno deciso diversamente: si spenderà di più di quello che entrerà, anche se questo può comportare la bocciatura della manovra da parte dell’Unione e la conseguente procedura di infrazione per non avere rispettato le raccomandazioni del commissario Ue Moscovici.

Manovra: i tagli alla spesa

Altra voce che il Governo ha messo in cantiere per trovare i soldi per pagare la manovra: i tagli alla spesa pubblica. Voce che vale 6,9 miliardi di euro. Di questi, circa la metà (3 miliardi e mezzo) dovrebbero arrivare dai consueti risparmi sulle uscite dei vari ministeri e dai rinvii di spesa. Altri 2 miliardi e mezzo si metteranno da parte grazie ai fondi per il reddito di cittadinanza (ex reddito di inclusione voluto da Renzi e Gentiloni).

E poi 500 milioni da spendere in meno nell’esercito dopo aver razionalizzato le strutture militari: via quelle che non servono più, raggruppamento di quelle in cui si svolge più o meno la stessa attività e sospensione di alcuni programmi (elicotteri e missili e quello denominato Pentagono italiano). Indenni dai tagli gli stipendi ed i fondi destinati alla sicurezza nazionale dentro e fuori il nostro Paese.

Una cifra simile si spera di ottenere dal ddl che abbassa le pensioni d’oro (quelle, per intenderci, che superano i 4.500 euro al mese).

Manovra: le maggiori entrate

Saranno poco più di 8 miliardi i soldi per pagare la manovra con le maggiori entrate previste dal Governo. Secondo i calcoli fatti da Tria, una parte di questi ingressi arriverà dalla flat tax per le piccole imprese e per gli autonomi anziché dall’imposta sul reddito imprenditoriale, programmata al 24% per il 2019 ma oramai abrogata.

Si punta anche sulla cancellazione dell’aiuto alla crescita economica a favore dell’entrata in vigore dell’aliquota Ires al 15% sugli utili reinvestiti. Altre maggiori entrate dovrebbero arrivare da:

  • i nuovi regimi di agevolazione;
  • le nuove detrazioni fiscali;
  • le percentuali di acconto di imposta;
  • la trasmissione elettronica dei corrispettivi;
  • le imposte sul settore dell’ambiente;
  • le misure di risoluzione del contenzioso fiscale.

Per i dettagli toccherà aspettare la presentazione della Legge di Bilancio. Quello che già si vocifera è che, ad esempio, si vogliono tagliare le deduzioni del 96% sugli interessi passivi di banche ed assicurazioni e che sarebbero al ribasso anche le detrazioni fiscali. Bisognerà vedere se si conferma o meno il fatto che la sforbiciata potrebbe interessare i mutui e le spese sanitarie.

E poi c’è la pace fiscale, che potrebbe rappresentare la fetta più grossa della torta. Fetta farcita con tre ingredienti:

  • il condono sui redditi al ribasso dichiarati negli ultimi 5 anni;
  • la rottamazione delle cartelle con condono su quelle più basse;
  • la sanatoria sulle liti pendenti che consentirebbe al contribuente di pagare il 50% del debito se vince in primo grado ed il 33% se vince in appello.

Sul primo punto in particolare si aspetta ancora la quadratura del cerchio, cioè l’accordo tra Lega e M5S sul tetto per i redditi non dichiarati nell’ultimo quinquennio e che potrebbero essere condonati con il pagamento del 6%, del 15% o, al massimo, del 25% del debito. La soglia dei 500mila euro proposta dal Carroccio sembra troppo elevata ai grillini, che potrebbero accettare di arrivare ai 200mila euro.

Proprio i pentastellati lanciano l’idea della rottamazione agevolata delle cartelle fino a 5mila euro. Una mossa che interesserebbe circa 15 milioni di contribuenti. Trovi tutti i dettagli in questo articolo.

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