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Canna fumaria: serve il consenso maggioritario dei condomini?

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



Devo installare una “canna fumaria” sul muro perimetrale e retrostante dello stabile del condominio (n.8 condomini senza Amministratore) di cui fa parte un immobile di mia proprietà, del quale sto cambiando la sua destinazione d’uso da commerciale ad abitativo. L’Ufficio Tecnico dell’Edilizia Privata del mio Comune vuole che io alleghi alla richiesta di autorizzazione edilizia anche il consenso maggioritario dei condomini, quando invece il D.L. 63/2013 ha fissato l’obbligo di realizzare camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, vapori, odori ecc. escludendo tale necessità (proprio per favorirne l’attuazione), sempre però nel rispetto dell’uso comune del muro, delle distanze dalle finestre e che non se ne alteri l’estetica con interventi di eccessiva vastità. Questo pericolo non c’è in quanto il progettino passerà sotto esame anche della Soprintendenza dei beni Architettonici. Il Comune ha il diritto di chiedermi il suddetto consenso in deroga al D.L. 63/2013 e forse anche al codice civile che mi autorizza a fare un uso intenso dei muri perimetrali comuni per le mie necessità? Come posso fare in caso contrario per far valere il mio diritto all’Ufficio Tecnico dell’Edilizia Privata a non interpellare i condomini, tra l’altro difficilmente reperibili perché non residenti e inoltre senza Amministratore? 

La lettrice ha perfettamente ragione: non è necessario il consenso dell’assemblea condominiale per installare una canna fumaria sul muro perimetrale, purché non venga leso il diritto all’utilizzo della parete comune e non si eseguano interventi particolarmente invasivi che ne modifichino la funzione. 

La giurisprudenza (Tar Marche, Sez. I, sentenza n. 648 del 01.08.2017) ha stabilito che l’installazione di una canna fumaria a beneficio del singolo condomino, da realizzarsi con regolare concessione edilizia sul muro perimetrale dell’edificio o della corte interna, è possibile anche senza il consenso maggioritario degli altri condomini, purché sia rispettato l’uso del muro comune da parte di tutti e non sia alterata la normale destinazione con interventi sproporzionati al risultato da raggiungere. 

La realizzazione di una canna fumaria su un muro perimetrale comune ad opera di un singolo condomino dovrebbe comunque rispettare determinate distanze, che alcune decisioni giurisprudenziali hanno individuato in almeno 75 cm. (in alcuni casi 1 metro) dai più vicini sporti dei balconi di proprietà esclusiva degli altri condomini. Vero è che spesso i Comuni fissano delle norme speciali imponendo vincoli per la collocazione delle canne da installare ad almeno 1 metro al di sopra del colmo dei tetti, dei parapetti e di qualunque altro ostacolo o struttura distante meno di 10 metri onde evitare immissioni nocive o sgradevoli a terzi. Ma, da questo punto di vista, la lettrice ha assicurato che non ci sono problemi. 

Va aggiunto, poi, che la canna fumaria installata, pur nel rispetto delle distanze legali, non deve, sia per la sua dimensione che per la sua ubicazione, ridurre in maniera rilevante la visuale degli altri condomini con affaccio sulla parete interessata, in modo tale da rispettare l’uso comune del muro perimetrale. 

D’altronde, è la stessa legge citata dalla lettrice che impone di realizzare camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione direttamente sopra il tetto degli edifici per tutti gli impianti termici di nuova installazione. 

Per far valere il suo diritto all’installazione della canna, si consiglia alla lettrice di rispondere all’ufficio tecnico del suo Comune ricordando che non occorre il consenso dei condòmini, eventualmente riportando anche la giurisprudenza sopra citata, intimando altresì che, in caso di ulteriore diniego, sarà costretta a ricorrere alle vie legali. La lettrice può depositare la sua comunicazione direttamente all’ufficio tecnico (protocollandola), oppure spedire una raccomandata con avviso di ricevimento. 

Nel caso in cui l’autorizzazione dovesse essere nuovamente negata alla lettrice, potrebbe pensare di adire l’autorità giudiziaria, in quanto il Comune le sta negando un provvedimento dovuto. 

Una comunicazione al condominio andrebbe comunque fatta: non essendovi un amministratore a cui far pervenire la sua determinazione, si consiglia alla lettrice di inviare una raccomandata a/r a ciascun condòmino. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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