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Dichiarazione di successione, normativa e tassazione

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



Come si formula una dichiarazione di successione nel caso in cui il de cuius sia un cittadino e residente in Italia e l’erede un cittadino italiano ma residente estero? I beni del de cuius sono composti da conti correnti e polizze vita. Quali sono le norme di legge applicabili e qual è la tassazione?  

Il quesito in esame è piuttosto complesso e trova soluzione solo grazie all’analisi di numerose norme di legge che, nel caso specifico, devono essere applicate in maniera complementare e compatibile. 

Per affrontare l’argomento occorre innanzi tutto precisare che le norme di legge applicabili al caso riguardano sia la situazione del defunto al momento del decesso (legge applicabile alla successione in caso di morte), sia la situazione degli eredi al  momento dell’apertura della successione, ovvero alla stessa data di cui sopra (norme domestiche, estere e convenzionali). 

Fino al 16 agosto 2015 il criterio generalmente adottato dal diritto internazionale per disciplinare l’imposta di successione, come previsto dall’articolo 46 della Legge n. 218/1995, era quello della legge nazionale del de cuius, ovvero la legge del Paese di origine. 

Dal 17 agosto 2015 in poi invece, in seguito all’entrata in vigore dell’articolo 4 del Regolamento Ue n. 650/2012, il criterio generale utilizzato per regolamentare l’imposta di successione è quello della legge del Paese in cui il de cuius aveva la residenza abituale al momento del decesso. 

Precisato che le norme di diritto internazionale intervengono a disciplinare non tanto l’aspetto fiscale, quanto quello civilistico delle successioni (oggetto dell’imposta, soggetti d’imposta, diritti e obblighi dei soggetti, ecc.), nel caso specifico, sebbene non precisato nel quesito posto, sembra evidente che il de cuius “B” fosse residente abitualmente in Italia al momento del decesso e dunque la norma applicabile alla sua successione è quella italiana, disciplinata dal Dlgs. n. 346/1990 ovvero dal Testo Unico Imposta Successione – Tus. 

Una volta stabilita la norma applicabile alla successione, occorre verificare: 

– sotto il profilo oggettivo, quali beni rientrino nell’asse ereditario e quali invece ne siano esclusi; 

– sotto il profilo soggettivo, chi siano i chiamati all’eredità obbligati a presentare la denuncia di successione ed a pagare la conseguente imposta. 

Sotto il profilo oggettivo occorre prendere in considerazione i beni contenuti nell’asse ereditario, come indicati nel quesito: 

– denaro depositato in conto corrente bancario; 

– polizza assicurativo ramo vita. 

L’articolo 9 del Dlgs n. 346/90 prevede che nell’asse ereditario rientrino tutti i beni mobili ed immobili del dante causa, compresi i conti correnti naturalmente. 

D’altronde l’articolo 12 comma 1 lettera c) della stessa norma prevede invece che sono escluse dall’asse ereditario le somme che il de cuius avesse destinato per diritto proprio, come indennità collegate con la previdenza obbligatoria o volontaria, a soggetti terzi ( polizze assicurazioni vita). 

Pertanto nel caso di specie, qualora la polizza vita indicata nel quesito rispondesse ai requisiti previsti dagli articoli 1751 e 2122 del codice civile italiano, le somme ricevute dai beneficiari a seguito della liquidazione assicurativa non rientrano nell’asse ereditario e dunque non sono da indicare nella denuncia di successione né sono assoggettate ad altra imposta da quella riscossa dalla compagnia di assicurazione al momento della erogazione delle somme liquidate. 

Sotto il profilo soggettivo invece l’articolo 5 del Dlgs n. 346/90 prevede che tutti i chiamati all’eredità, ovunque residenti, debbano presentare la denuncia di successione e pagare le relative imposte, pertanto, in relazione alla quota di conto corrente spettante come da quota ereditaria il richiedente il quesito è tenuto a presentare denuncia di successione ( a meno che non vi provveda qualche altro erede, in quanto la denuncia di successione unica per il de cuius, può essere presentata da uno qualsiasi degli eredi) ed a pagare la relativa imposta di successione in Italia, ovunque egli risieda, anche in Uk. 

Resta ora da esaminare la norma inglese sull’imposta di successione e sulle indennità da polizze assicurative vita, in quanto il richiedente, pur essendo cittadino italiano, è residente abituale in Uk. 

Sotto il profilo della imposta di successione il Regno Unito applica l’Inheritance Tax Act dal 1984. 

La norma inglese prevede che, qualora il dante causa sia residente all’estero al momento del decesso e se i beni ereditari sono tutti posti all’estero alla stessa data, l’imposta di successione inglese non si applica all’erede residente in Uk. 

Questo evita anche l’intervento della Convenzione contro le doppie imposizioni in materia di successioni stipulata fra Italia e Regno Unito e contenuta nella Legge 9.8.1967 n. 793. 

Infatti detto accordo internazionale potrebbe intervenire ad eliminare la doppia imposizione solo ove entrambi gli Stati avessero riscosso l’imposta di successione dall’erede, mentre nel caso di specie l’imposta di successione è applicabile soltanto in Italia. 

La Convenzione invece è molto utile per dimostrare all’autorità fiscale inglese che i beni ereditati erano situati in Italia al momento del decesso, infatti all’articolo IV comma 4 si precisa che i conti correnti bancari sono considerati esistenti nel luogo della succursale in cui era tenuto il conto, pertanto sicuramente in Italia. 

Altro discorso invece occorre fare per quanto riguarda l’indennità assicurativa ricevuta, in quanto, mentre in Italia il trattamento è esente da imposte di successione in quanto la polizza vita è esclusa dall’asse ereditario, dunque non spetta agli eredi e viene liquidata invece a soggetti che sono definii beneficiari, occorrerebbe indagare sul codice fiscale inglese per verificare se detti prodotti finanziari debbano scontare la tassazione domestica o se siano esenti da imposte. 

Attualmente anche in Uk esistono polizze vita – solo caso morte – che prevedono l’esenzione da imposta sui redditi, tuttavia occorre effettuare una verifica presso un professionista locale per avere conferma dell’esenzione anche alla luce del fatto che il contratto stipulato dal de cuius, “Base Sicura – Vita Più” , con Banca Intesa, non è disponibile e dunque non si è a conoscenza dell’effettivo contenuto della polizza, pertanto la presente consulenza non può esprimersi sull’effettivo trattamento fiscale applicabile al caso specifico. 

Occorre infatti ricordare che l’esenzione da imposta sui redditi in Italia si applica soltanto alle polizze vita “pure” – ovvero solo caso morte – quando stipulate per affrontare un rischio di non sopravvivenza nel medio/lungo termine al soggetto che provvede ai bisogni della famiglia o dell’impresa, esempio tipico ne è la KEY-MAN, ovvero l’assicurazione che interviene a tutelare le aziende dal rischio di perdere l’uomo-chiave nel momento in cui sarebbe necessario per la crescita aziendale. 

Pertanto il collega Uk dovrà verificare se il contenuto della polizza sottoscritta dal dante causa rientra fra quelli previsti per l’esenzione, infatti in Uk, come in Italia, esistono numerose tipologie di polizze vita, che tuttavia rientrano in due grossi rami: le whole life insurance e le term insurance. 

Le seconde sono quelle che manifestano di solito le stesse caratteristiche previste dalle polizze vita – caso morte – italiane e pertanto godono dell’esenzione da tassazione anche in Uk. 

Infine si riassumono le norme di legge citate: 

– Legge n. 218/1995 articolo 46 – legge applicabile all’imposta di successione in caso di situazioni cross-border – criterio legge nazionale originaria del de cuius; 

– Regolamento Ue n. 650/2012 articolo 4 – legge applicabile all’imposta di successione in caso di situazioni cross-border – criterio legge Stato di residenza abituale del de cuius al momento del decesso; 

– Dlgs n. 346/1990 articoli 5, 9, 12 – oggetti e soggetti dell’imposta di successione; 

– Inheritance Tax Act 1984 – applicabilità imposta di successione Uk a successione di soggetti esteri con beni situati all’estero rispetto a Uk; 

– Legge 9.8.1967 n. 793 articolo IV – Accordo contro doppie imposizioni in materia di successioni fra Italia e Uk. 

La risposta al quesito pertanto è la seguente: 

– Sotto il profilo dell’imposta di successione il richiedente, residente estero, è tenuto a presentare, qualora non lo abbiano già fatto altri eredi, denuncia di successione in Italia ed a pagare la conseguente imposta di successione sulla 

propria quota ereditaria costituita da denaro depositato in conto corrente esistente in Italia al momento del decesso, nella misura prevista per legge per il grado di parentela, essendo applicabile al caso di specie l’aliquota del 6%; 

– Sotto il profilo dell’imposta di successione il richiedente non è obbligato a pagare alcuna imposta di successione in Uk, anche se va verificato un eventuale obbligo a depositare presso l’ufficio del registro inglese la denuncia di successione presentata in Italia, come simmetricamente accade in Italia per le denunce di successione presentate all’estero da eredi residenti in Italia; 

– Sotto il profilo dell’eventuale obbligo di pagare l’imposta personale sul reddito sull’importo ricevuto dal richiedente in qualità di beneficiario di polizza vita in Italia, occorre indagare il contenuto del contratto stipulato dallo zio “B” con Banca Intesa e verificare che rivesta gli stessi requisiti richiesti dalla normativa inglese per l’esenzione da tassazione – tipologia assicurative delle term insurance – con l’ausilio di un professionista Uk o con una richiesta ufficiale di comparazione rivolta all’ufficio legale di Banca Intesa – Italia. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra


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