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Divorzio: pensione e modifica sentenza di divorzio

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



Ho 69 anni, sono divorziata dal 2011 senza assegno, perchè il mio ex marito pensionato è riuscito a dimostrare con l’inganno che il mio reddito era superiore al suo. Il divorzio, è stato richiesto da lui, dopo la separazione consensuale e dopo la sua richiesta di annullamento dell’assegno di mantenimento poichè doveva farsi carico di un figlio avuto fuori dal matrimonio (ora quasi diciottenne). Vi è stata una riduzione dell’assegno e con una seconda citazione con altro giudice ha richiesto il divorzio. Nel frattempo mi hanno sospeso l’assegno, poi vi è stata la sentenza definitiva di divorzio senza assegno. Il reddito maggiore era dovuto alla proprietà di una casa e dell’appartamento in cui abitavo, intestati a me. L’accordo era che quelle abitazioni erano la sicurezza per i nostri figli ed infatti la casa l’ho venduta e i soldi li ho dati al nostro figlio che ora vive all’estero. L’appartamento l’ho ceduto all’altro figlio che ora vi abita. Io godo della pensione minima dei commercianti e quindi sarò costretta a lavorare a vita. Sono lavoratore autonomo con un piccolo portafoglio con cui e con grande fatica riesco a raggiungere i 14/15000 euro lordi l’anno. Sono stanca di lavorare e ho problemi di salute. Sono proprietaria dell’appartamento in cui vivo. Non posso intraprendere un’altra causa. Cosa posso fare? Come mai continuo a versare contributi e questi non possono servire ad aumentare la mia pensione minima? 

Le condizioni che sono state stabilite nella sentenza di divorzio ed inerenti alle disposizioni economiche possono essere modificate o revocate dal Tribunale su richiesta di uno dei coniugi divorziati.

In particolare, per chiedere una modifica dell’assegno di mantenimento o – come nel caso di specie – dell’obbligo di corresponsione dello stesso, è necessario che vi sia un mutamento delle condizioni economiche di uno dei due ex coniugi. L’ex coniuge che richiede il riconoscimento di un obbligo – in capo all’altro – di versamento dell’assegno di mantenimento, deve dimostrare che le sue condizioni economiche e patrimoniali sono peggiorate rispetto al momento in cui è stata emessa la sentenza di divorzio (nella quale non era stato riconosciuto il diritto all’assegno divorzile).

Nel caso specifico, le condizioni economiche e patrimoniali sembrano effettivamente peggiorate: dal punto di vista patrimoniale, la lettrice non risulta più intestataria dei due appartamenti di cui – al tempo della sentenza di divorzio – era intestataria. Sembra, altresì, di capire che, rispetto al 2011 (data del divorzio), anche la situazione economica sia peggiorata: probabilmente, risentendo della crisi che ha colpito moltissimi commercianti, la lettrice guadagna meno rispetto agli anni precedenti.

Non solo, la sua situazione di salute non è da sottovalutare: anche questa circostanza potrebbe portare il Giudice a riconoscere alla stessa il diritto all’assegno divorzile.

Infine, dall’altro lato, la situazione economica dell’ex coniuge della lettrice appare migliorata: in precedenza doveva riconoscere un assegno di mantenimento nei confronti di un figlio nato fuori dal matrimonio. Oggi – quel ragazzo – avrà superato la maggiore età già da qualche anno e, presumibilmente, l’assegno versato dal padre sarà diminuito o, addirittura, potrebbe non esistere più l’obbligo di versamento dello stesso.

Ne deriva che, se da un lato la condizione economica dell’ex marito della lettrice sembra migliorata, quella di quest’ultima è senza dubbio peggiorata: questa situazione conferisce alla stessa la possibilità di chiedere una modifica delle condizioni di divorzio.

Con riferimento ai costi della procedura, si comunica che dal 2014 (D.L. 132/2014), gli ex coniugi possono concordare una modifica delle condizioni di divorzio attraverso la cosiddetta convenzione di negoziazione assistita da avvocati. Si tratta di una procedura facoltativa con cui gli ex coniugi possono trovare un accordo, senza dover giungere in Tribunale.

È, ovviamente, una procedura più rapida ed economica rispetto al ricorso in Tribunale poiché richiede, solo, la nomina di un legale. Tuttavia, per poter intraprendere questa strada, è necessario che la lettrice trovi un accordo con il suo ex. In mancanza, dovrà necessariamente rivolgersi al Tribunale.

Infine, conviene valutare anche l’eventuale possibilità di poter accedere al Gratuito Patrocinio: in sostanza, coloro che hanno un reddito annuo inferiore a circa 11.400,00 Euro, hanno la possibilità di poter stare in giudizio con spese legali pagate direttamente dallo Stato.

Ricapitolando:

In base a quanto asserito dalla lettrice, ella ha la possibilità di chiedere una modifica delle condizioni di divorzio con conseguente obbligo – a carico del suo ex – di versamento, in suo favore, di un assegno di mantenimento. Per l’ottenimento del predetto assegno la lettrice deve necessariamente rivolgersi ad un avvocato. A questo punto, insieme al suo legale, potrà optare per la procedura della negoziazione assistita (che ho accennato appena sopra) o per il ricorso al Tribunale. In ogni caso, si ricorda alla lettrice  di chiedere al suo futuro legale se è possibile accedere al Gratuito Patrocinio. A tal fine, il consiglio è quello di rivolgersi ad un avvocato iscritto alle liste del Gratuito Patrocinio a spese dello Stato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sara Soresi


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