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Furto aggravato in un supermercato: processo e patteggiamento

9 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2018



Sono imputato per furto con taccheggio in un supermercato, all’uscita dalle casse sono stato preso ma ho lasciato la refurtiva in negozio. Il direttore ha chiamato la polizia e compilato la denuncia. In dibattimento, se si fa richiesta di patteggiamento in aula, si va in camera di consiglio per il patteggiamento oppure si rimane in aula per patteggiare? Vi può essere qualche giornalista in aula? 

Il direttore ha denunciato il lettore per furto aggravato, in quanto oggetto della presunta refurtiva sarebbero beni esposti alla pubblica fede (art. 625, numero 7, cod. pen.), cioè cose facilmente sottraibili. L’art. 625, in particolare, prevede come pena la reclusione da due a sei anni e la multa da 927 a 1.500 euro. La competenza è del tribunale in composizione monocratica. 

A seguito della denuncia cominceranno le indagini: il lettore potrebbe essere chiamato dai carabinieri per essere sentito in presenza del suo avvocato, così come verranno sentiti gli addetti alla sicurezza. Se il magistrato del pubblico ministero riterrà che sussistano i presupposti per un processo a carico del lettore, questi verrà rinviato a giudizio davanti al giudice monocratico (senza passare per l’udienza preliminare). Prima della citazione vera e propria, però, verrà notificato al lettore l’avviso di cui all’art. 415-bis del codice di procedura penale, cioè un documento con il quale gli verrà detto che le indagini sono terminate e che ha facoltà di prendere visione degli atti, di chiedere il prolungamento delle indagini, di produrre memorie difensive e di sottoporsi ad interrogatorio del p.m. 

Il processo si svolgerà nel contraddittorio tra le parti: davanti al giudice, cioè, ci sarà il p.m. e l’avvocato del lettore. Il pubblico ministero dovrà provare la colpevolezza del lettore, mentre quest’ultimo dovrà fare il contrario, eventualmente avvalendosi di testimoni e di documenti. Al termine del processo, il giudice deciderà sulla responsabilità del lettore. 

Quest’ultimo può evitare il processo se, alla prima udienza, chiede il patteggiamento (art. 444 cod. proc. pen.), sempre che vi sia il consenso del p.m. Se il lettore non sarà presente in aula, occorrerà conferire procura speciale al suo difensore. Per capire se la richiesta merita di essere accolta o meno, il giudice verifica una serie di dati: la correttezza della qualificazione giuridica del fatto (ad esempio, se davvero si tratta di violenza privata o lesioni), l’applicazione e comparazione delle circostanze prospettate dalla parti, la congruità della pena indicata, controllando, in ogni caso, che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento dell’imputato. 

Rispondendo alla domanda in esame, deve precisarsi che l’udienza si svolge in camera di consiglio (cioè, a porte chiuse) solamente se il patteggiamento viene chiesto prima della fissazione di un’udienza dibattimentale; altrimenti, se il patteggiamento viene domandato alla prima udienza utile dibattimentale (considerato anche che l’udienza preliminare non è prevista per il reato in questione), allora il rito si svolgerà normalmente, alla presenza del pubblico eventualmente presente. A differenza della disciplina del rito abbreviato, infatti, per il patteggiamento non è previsto specificamente che esso debba celebrarsi con rito camerale. A meno che non si tratti di un episodio particolarmente noto nella zona del lettore, è a parere dello scrivente da escludere che vi siano giornalisti: normalmente nelle aule dei monocratici non ve ne sono. 

Eventualmente, l’avvocato del lettore potrebbe provare a chiedere al giudice di svolgere eccezionalmente il procedimento a porte chiuse ex art. 472 cod. proc. pen.: si tratta però di una richiesta irrituale, che potrebbe tranquillamente essere disattesa dal giudice. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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