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Impiegato in malattia, licenziamento e indennità

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



Sono un impiegato agricolo non dipendente da cooperativa e da quasi due anni sono affetto da malattia degenerativa al cervello per cui sono stato dichiarato sia dall’Inps e dall’ASL di competenza invalido all’80% con capacità lavorativa limitata con uso continuo di terapia farmacologica che al lavoro certo non posso seguire. Sono titolare di assegno di invalidità da parte dell’Inps. Ho superato il periodo di comporto e non posso più godere dell’indennità di malattia perché ho superato i termini previsti. Non ho richiesto nè il godimento delle ferie arretrate nè l’aspettativa non retribuita. Ora ho ricevuto dal datore di lavoro una busta paga negativa con dicitura “malattia non retribuita”. È corretta la prassi posta in atto dal datore di lavoro o è un escamotage per non corrispondere l’indennità sostitutiva del periodo di preavviso che nel mio caso ammonterebbe a 12 mensilità?

Il CCNL Agricoltura – Cooperative del 0.3.08.2010 agli artt. 50, 62, 63 stabilisce che gli impiegati hanno diritto alla conservazione del posto per un periodo massimo di 12 mesi nell’arco degli ultimi 18 mesi (c.d. periodo di comporto). 

Allo scadere di tale periodo, il datore di lavoro ha facoltà di procedere alla risoluzione del rapporto, se sono state fruite per intero le ferie maturate. In tal caso l’impiegato ha diritto alla corresponsione dell’indennità sostitutiva del periodo di preavviso ed al trattamento di fine rapporto, salvo restando tutti gli altri diritti acquisiti dagli impiegati in dipendenza del presente contratto. 

Si rammenta, inoltre, che nelle aziende con oltre 3 impiegati può essere concessa all’impiegato, non in periodo di prova, che ne faccia motivata richiesta e sempre che ciò non porti nocumento al normale andamento del servizio, un periodo di aspettativa da un minimo di trenta giorni ad un massimo di sei mesi. Durante tale periodo non è dovuta retribuzione. Nello stesso momento, nell’ambito della stessa azienda, può beneficiare dell’aspettativa un solo impiegato. Il datore di lavoro darà comunicazione scritta all’impiegato sia in caso di accoglimento che di rigetto della richiesta. 

I termini di preavviso, che decorrono dalla data di ricevimento della comunicazione, sono così stabiliti in relazione al livello di inquadramento dell’impiegato, come di seguito specificato: 

Per gli impiegati di 1a , 2a e 3a categoria: 

– 2 mesi per anzianità di servizio non superiore a 2 anni; 

– 4 mesi per anzianità di servizio dai 2 ai 5 anni; 

– 6 mesi per anzianità di servizio dai 5 ai 10 anni; 

– 9 mesi per anzianità di servizio dai 10 ai 15 anni; 

– 12 mesi per anzianità di servizio oltre 15 anni. 

Per gli impiegati di 4a , 5a e 6a categoria: 

– 1 mese per anzianità di servizio non superiore a 2 anni; 

– 3 mesi per anzianità di servizio dai 2 ai 5 anni; 

– 5 mesi per anzianità di servizio dai 5 ai 10 anni; 

– 7 mesi per anzianità di servizio dai 10 ai 15 anni; 

– 9 mesi per anzianità di servizio oltre i 15 anni. 

Personale assunto a decorrere dal 1° dicembre 2012. 

Per gli impiegati di 1a , 2a e 3a categoria: 

– 2 mesi per anzianità di servizio non superiore a 2 anni; 

– 4 mesi per anzianità di servizio dai 2 ai 5 anni; 

– 6 mesi per anzianità di servizio dai 5 ai 10 anni; 

– 9 mesi per anzianità di servizio superiore ai 10 anni. 

Per gli impiegati di 4a , 5a e 6a categoria: 

– 1 mese per anzianità di servizio non superiore a 2 anni; 

– 3 mesi per anzianità di servizio dai 2 ai 5 anni; 

– 5 mesi per anzianità di servizio dai 5 ai 10 anni; 

– 7 mesi per anzianità di servizio superiore ai 10 anni. 

Dunque, ai fini del suo licenziamento il datore di lavoro deve rispettare i termini di preavviso su individuati; in caso contrario avrà diritto alle mensilità corrispondenti al livello di inquadramento dell’impiegato. Nel caso di specie, siccome il lettore ha terminato il periodo di comporto, e non ha richiesto l’ulteriore aspettativa non retribuita per prolungare la conservazione del posto di lavoro, il datore di lavoro ha la facoltà di rispettare il periodo di preavviso di licenziamento e non corrispondergli alcunché. Infatti, il licenziamento dopo il periodo di comporto rimane comunque una facoltà del datore di lavoro.

Quindi, se il lettore appartiene al Livello 3, con anzianità superiore a 15 anni, e appena termina il periodo di comporto il datore di lavoro lo licenzia, questi ha diritto a 12 mensilità, se invece gli dà un periodo di preavviso, pari a 12 mesi, non gli dovrà versare l’indennità in trattazione. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 


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