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Inps: cumulo gratuito o ricongiunzione?

9 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2018



Sono nata nel 1958 e dal 1994 sono iscritta all’Enpam in quanto da allora svolgo attività di Guardia Medica come libero professionista. Precedentemente ho lavorato presso Le Poste Italiane per un totale di 18 anni, 4 mesi e 5 gg. Da circa 10 anni sto cercando tramite l’Enpam ma anche tramite un Patronato locale di definire una richiesta di ricongiunzione dei miei contributi c/o le Poste in favore dell’Enpam; a queste ripetute richieste l’ente Poste non ha mai risposto. La ricongiunzione può essere la strada più giusta per me da seguire? Se si, quando e come dovrei attuarla? 

Le L. nn. 29/1979 e 45/1990, che regolano l’istituto della ricongiunzione contributiva, prevedono che i lavoratori i quali hanno periodi di contribuzione accreditati in diverse gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le casse libero professionali, ad eccezione della gestione separata dell’Inps, possono utilizzare tale metodo per riunirli in una sola gestione e conseguire un’unica prestazione pensionistica. 

La scelta della ricongiunzione comporta un onere da sostenere. Sino al 30 luglio 2010 le istanze di ricongiunzione dai fondi alternativi verso il FPLD (art. 1 della legge 29/1979) sono risultate gratuite mentre le altre prevedevano il versamento di un onere a carico dell’assicurato; a partire dalle domande di ricongiunzione presentate dal 31 luglio 2010 in poi il decreto legge 78/2010 convertito dalla legge 122/2010 ha stabilito la regola dell’onerosità della ricongiunzione. Attualmente, pertanto, tutte le istanze di ricongiunzione prevedono il pagamento di un onere. L’assicurato deve versare una somma pari al 50% della differenza fra l’importo dell’onere di ricongiunzione (calcolato secondo i criteri dell’art. 2, co. da 3 a 5, del D.Lgs. n. 184/1997) e l’ammontare dei contributi trasferiti dagli ordinamenti interessati maggiorati del tasso di interesse annuo composto del 4,5%. 

Nello specifico il decreto legislativo 184/1997 prevede che: 

-i periodi che fanno parte nel calcolo retributivo della futura pensione danno luogo ad un onere quantificato in termini di riserva matematica, determinata sulla quota di pensione corrispondente al periodo ricongiunto attraverso l’utilizzo dei coefficienti allegati nelle Tabelle di cui al D.M. 31.8.2007 (per i lavoratori autonomi si utilizzano i coefficienti allegati nelle Tabelle di cui al D.M. 6.5.2008); 

– mentre, i periodi oggetto di ricongiunzione che rientrano nel calcolo contributivo della futura pensione danno luogo ad un onere determinato sulla base della “retribuzione di riferimento” (cioè quella assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda), e dell’aliquota contributiva IVS vigente alla data di presentazione della relativa domanda. 

Lo strumento del cumulo, invece, è totalmente gratuito. L’articolo 1, co. 195 della legge 232/2016 (legge di bilancio per il 2017) ha rivisto in senso estensivo a partire dal 1° gennaio 2017 il perimetro di applicazione del cumulo dei periodi assicurativi già introdotto dall’articolo, 1, comma 239 della legge 228/2012 dal 1° gennaio 2013. Il cumulo è un meccanismo particolare, in aggiunta alla ricongiunzione e alla totalizzazione, per valorizzare la contribuzione mista, ovvero quella contribuzione accreditata in più casse della previdenza obbligatoria frutto di carriere lavorative discontinue. La norma citata consente al lavoratore la possibilità di cumulare i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni, senza oneri a suo carico, per il riconoscimento di un’unica pensione da liquidarsi secondo le regole di calcolo previste da ciascun fondo e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. 

Dunque a differenza della ricongiunzione il cumulo non opera alcun trasferimento della contribuzione da una gestione previdenziale all’altra e, a differenza di quanto accade normalmente con la totalizzazione nazionale, il cumulo non prevede il passaggio al sistema contributivo. 

Il cumulo deve interessare tutti e per intero i periodi contributivi non coincidenti accreditati presso le diverse gestioni assicurative menzionate (non è possibile, in altri termini, un cumulo parziale cioè diretto a valorizzare solo la contribuzione in alcune gestioni); inoltre è necessario che gli assicurati non risultino già titolari di un trattamento pensionistico diretto in una delle gestioni interessate dal cumulo stesso (comprese le casse professionali). 

Tra le gestioni previdenziali interessate rientrano anche i Fondi Esclusivi dell’Ago (tra cui si trova l’ex Ipost – Poste italia) e tutte le Casse libero professionali (e quindi anche l’Enpam). L’avvio alla pensione in regime di cumulo è attivato a domanda dell’interessato (o dei suoi superstiti) presso l’ente previdenziale dove risulta accreditata l’ultima contribuzione (nel caso di specie l’Enpam); quest’ultimo attiverà il procedimento nei confronti degli altri enti dove il lavoratore avrà dichiarato di possedere ulteriore contribuzione. 

È necessario, inoltre, che l’interessato abbia cessato l’attività professionale. Dunque, è molto importante che la domanda sia presentata dopo aver cessato l’attività professionale, se si è in possesso di tutti i requisiti previsti. 

In definitiva, l’utilizzo dell’istituto del cumulo gratuito va esercitato al momento del pensionamento. Le pensioni di vecchiaia, anticipata e di inabilità da cumulo decorrono dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda o dal mese successivo alla data di perfezionamento dei requisiti se successiva. 

In conclusione, sarebbe opportuno chiedere il cumulo dei contributi – anziché la ricongiunzione – al raggiungimento dei requisiti contributivi e anagrafici previsti dalla legge. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio


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