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Inps, privacy e domanda per inabilità assoluta e permanente

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Mia moglie è un dipendente pubblico nella scuola e sta presentando una domanda per inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi lavoro e/o a proficuo lavoro (L. 335/95). Ha tutti i requisiti necessari contributivi e “sanitari”. Se la domanda viene inviata e/o trasmessa telematicamente all’Inps ed alla scuola in contemporanea, essendoci un certificato medico e documentazione sanitaria personale “delicata” con dati sensibili, questi ultimi andranno direttamente all’Inps e non alla scuola? Mia moglie vorrebbe mantenere la privacy e non sarebbe piacevole che all’interno della scuola, dove continuerebbe a lavorare fino alla decisione della commissione medica, si divulgassero notizie sul suo stato di salute. Sarebbe una contraddizione anche con tutte le normative sulla privacy etc. 

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 2367 del 31 gennaio 2018), a proposito delle visite fiscali, ha stabilito che il datore di lavoro deve venire a conoscenza esclusivamente della prognosi, con esclusione di qualsiasi altra indicazione, la quale lederebbe la normativa a tutela della privacy. Il medico fiscale non deve quindi fornire particolari informazioni al datore, come ad esempio visite specialistiche, in quanto violerebbe la privacy del lavoratore per ciò che concerne i dati supersensibili inerenti lo stato di salute, dovendosi limitare a confermare la prognosi. 

Questa pronuncia, sebbene riguardi la visita fiscale in caso di assenza del pubblico dipendente per malattia, riflette quello che è l’orientamento oramai consolidato in giurisprudenza circa il diritto alla riservatezza del dipendente affetto da patologie. Tale orientamento è fatto proprio anche dal Garante della Privacy, il quale ha ricordato che, nel caso di attestati rilasciati dalle strutture ospedaliere o comunque da enti pubblici, devono essere presenti solo informazioni generiche. Questo significa che non vi devono essere dati di carattere personale circa: lo stato di salute del paziente; il nome della struttura sanitaria; la tipologia di esame diagnostico effettuato; la tipologia di visita effettuata, etc. 

Il datore di lavoro (sia esso un soggetto pubblico o privato), non può svolgere indagini tese a verificare se la certificazione di malattia del dipendente, attestata dal medico, sia vera o falsa; né può effettuare accertamenti sanitari sull’idoneità e infermità per malattia o infortunio dei propri dipendenti. Dal canto suo, il medico è obbligato a non divulgare a terzi le condizioni di salute dei propri pazienti. 

Alla luce di ciò, si ritiene a parere dello scrivente che il lettore possa stare tranquillo circa la tutela della riservatezza di sua moglie, in quanto le informazioni trasmesse verranno valutate esclusivamente dalla commissione medica di verifica, nel pieno rispetto del diritto alla riservatezza, trattandosi di dati supersensibili. Tra l’altro, per attivare il procedimento per la richiesta di inabilità occorre inoltrare solamente il certificato, a firma del proprio medico curante, attestante lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa. L’ente, verificata la sussistenza dei requisiti (anche contributivi), dispone l’accertamento sanitario presso la commissione medica di verifica, la quale certamente, a questo punto, vorrà visionare l’intera documentazione medica in possesso del lettore. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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