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Mancato pagamento dello stipendio e dimissioni per giusta causa

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Il mio datore di lavoro non mi sta pagando lo stipendio da luglio e non credo che riuscirà a pagare quello di settembre (e saldare il resto) e pertanto a giorni  potrò procedere alle dimissioni per giusta causa. A questo punto: a)trovo accordo privato con il datore di lavoro per recuperare i soldi della busta paga e del TFR; b) se non trovo accordo mi devo far assistere da un legale per far iniziare una procedura che prevede un’ingiunzione di pagamento fino ad arrivare al fallimento. Alla fine di questo processo l’INPS mi verserà le ultime 3 buste paga non saldate e il saldo del TFR. È corretto quello che ho scritto? 

Come correttamente osserva il lettore, il mancato pagamento delle ultime tre retribuzioni da parte del datore di lavoro costituisce giusta causa di dimissioni. 

Tuttavia, per poter accedere alla NASpI, il lettore dovrà dimostrare all’INPS detto mancato pagamento. Conseguentemente, fare un ricorso per ingiunzione nei confronti dell’azienda è un passaggio ad avviso dello scrivente fondamentale, in ogni caso: 

– servirà quale dimostrazione dei mancati pagamenti ai fini della NASpI; 

– consentirà di addivenire più facilmente ad un accordo con il datore, il quale in caso di perdurante mancato pagamento potrà essere assoggettato ad esecuzione forzata (pignoramento dei beni). 

Trattandosi di “credito da lavoro” il ricorso per ingiunzione, se il reddito del nucleo familiare del lettore è inferiore ad € 30.000 è esente da contributo unificato, una speciale marca da bollo da allegare al ricorso il cui valore varia a seconda del valore della causa. 

Ottenuto il ricorso per ingiunzione sulla base delle buste paga rilasciate dal datore e notificato all’azienda unitamente ad atto di precetto, il lettore potrà (in mancanza di spontaneo pagamento o accordo) procedere al pignoramento dei beni mobili dell’azienda (e dei soci se società di persone) mediante: 

– pignoramento mobiliare;

– pignoramento dei conti correnti o dei crediti che l’azienda vanti verso terzi (pignoramento presso terzi).

Se nemmeno questi tentativi di esecuzione forzata sortiranno effetto positivo, il lettore dovrà fare una visura catastale e vedere se l’azienda (e i soci se società di persone) ha beni immobili intestati. Se risultassero beni intestati all’azienda o ai soci e se il loro valore fosse sufficiente a soddisfare il suo credito (tenendo conto di eventuali mutui o ipoteche sugli immobili) egli dovrà tentare anche il pignoramento immobiliare su tali beni. Se l’azienda invece non risultasse proprietaria di beni immobili, dovrà proporre istanza di fallimento nei suoi confronti. 

Solo all’esito di tale ultimo procedimento (anche qualora questo terminasse con un provvedimento di rigetto della richiesta di fallimento), il lettore potrà fare domanda al Fondo di garanzia dell’Inps per il pagamento delle ultime tre mensilità e del TFR. 

Si noti che l’Inps liquida tutto il TFR, mentre le ultime tre mensilità vengono liquidate solo entro un certo massimale (circa € 2.500) e dalla liquidazione vengono escluse l’indennità di mancato preavviso, le ferie e le festività non godute (in sostanza viene pagata solo la retribuzione “in senso stretto”). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini 


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