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Srl, voucher, libretto di famiglia e CPO

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Sono socio amministratore di una Srl con soli 3 dipendenti e vorremmo utilizzare sia i nuovi Presto (acquistati dalla mia società) che il Libretto Famiglia (acquistati da me stesso come persona privata) per pagare i lavori di pulizia degli uffici e della mia abitazione per una unica addetta che si occuperebbe di entrambi i due lavori occasionali, restando nei limiti dei 2500 + 2500 € consentiti. È  possibile fare ciò? Quali sarebbero in caso le conseguenze se: – la stessa persona percepisce dei redditi pagati per lavori occasionali con ritenuta d’acconto – la stessa persona risulta a carico del marito il quale percepisce assegni famigliari?

Il D.L. n. 25/2017, convertito in Legge 20 aprile 2017 n. 20, ha abrogato, dal 17 marzo 2017, la disciplina del lavoro accessorio così come contenuta nel Capo VI del D.Lgs. n. 81/2015. Dopo un periodo di vuoto normativo è stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 23 giugno 2017, la Legge n. 96 del 21 giugno 2017, di conversione del Decreto Legge n. 50/2017, all’interno della quale con l’art. 54–bis si disciplinano due nuovi strumenti per sostituire i “vecchi voucher”: 

1. uno per le famiglie, utilizzabile dalle persone fisiche, non nell’esercizio dell’attività professionale o d’impresa, ossia il Libretto di famiglia (in breve LF); 

2. e uno per le aziende, utilizzabile nello specifico da professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni ed altri enti di natura privata, nonché amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001, con specifiche regolamentazioni valide per la pubblica amministrazione e per le imprese del settore agricolo, ossia il Contratto di Prestazione Occasionale (in breve CPO). 

Il primo elemento a cui fare sempre riferimento quando le parti si apprestano ad instaurare un rapporto di tipo occasionale è senz’altro il limite economico. La nuova formulazione prevede che di non superare i seguenti limiti economici, per ciascun anno civile, pari a: 

– 5.000 euro per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori; 

– 5.000 euro per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori; 

– 2.500 euro per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore. 

Detti importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore, ossia al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione. Tali compensi, inoltre, sono esenti da imposizione fiscale, non incidono sull’eventuale stato di disoccupazione e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno. 

Si ricorda che ai fini del computo dei limiti reddituali, sono conteggiati al 75% del loro importo i compensi per prestazioni di lavori occasionali rese dai seguenti soggetti: 

– titolari di pensione di vecchiaia o d’invalidità̀; 

– giovani con meno di venticinque anni di età̀, se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso un Istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’Università̀; 

– disoccupati che abbiano reso la DID; 

– percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito d’inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito. 

Altro limite a cui far attenzione è la durata massima, che non può essere superiore a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile. 

È in ogni caso vietato il ricorso a prestazione occasionale: 

– con soggetti che abbiano in corso o abbiano cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa col medesimo utilizzatore; 

– da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più̀ di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato (solo per i contratti di prestazione occasionale e non per i libretti famiglia); 

– da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività̀ lavorative rese dai soggetti non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli; 

– da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività̀ di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere; 

– nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi. 

Si ricorda che mediante il Libretto Famiglia l’utilizzatore può remunerare esclusivamente le prestazioni di lavoro occasionali rese in suo favore per: 

– lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione (come nel caso di specie); 

– assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità; 

– insegnamento privato supplementare. 

Alla luce di quanto appena affermato, e in relazione ai limiti economici appena esplicitati, se non si ravvisano i divieti su illustrati, la prestatrice di lavoro può guadagnare 5.000 euro lordi in totale (2.500 euro per prestazioni rese nell’impresa e altri 2.500 per prestazioni rese in ambito familiari. 

La soluzione proposta, dunque, non è in contrasto con la normativa del nuovo lavoro occasionale, ben potendo entrambi i lavori coesistere entro i limiti anzidetti. 

Per quanto riguarda il lavoro autonomo occasionale (ex art. 2222), soggetto alla ritenuta alla fonte del 20%, l’unico limite da osservare è il compenso derivante da quest’ultima attività; se risulta superiore a 5.000 euro annui scatta l’iscrizione alla Gestione separata Inps, con l’obbligo di pagare i contributi sui redditi eccedenti a tale importo. 

In definitiva, il CPO e il lavoro autonomo occasionale sono due strumenti totalmente differenti che possono coesistere tra di loro. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 


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