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Stalking giudiziario ed esposto alla Procura della Repubblica

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Sono vittima da mesi di continue azioni, denunce e lettere varie provenienti da tre ex dipendenti che si alternano di volta in volta come attore o come testimoni. Nel tentativo di farli desistere, pensavo di fare un esposto alla Procura della Repubblica. È la strada giusta da seguire per raggiungere il suddetto obiettivo? Se sì, è scritto correttamente l’esposto? Ci sono in caso mezzi diversi che possano far raggiungere lo stesso scopo? 

Come sicuramente il lettore saprà, le condotte persecutorie danno vita al reato di stalking, riconosciuto in alcuni casi anche nella forma di stalking giudiziario, cioè di reiterate azioni riproposte nel tempo, civili o penali, dettate da odio, vendetta, rivalità, invidia, interessi economici, ecc. 

Se il lettore è bersaglio di molteplici richieste, anche stragiudiziali, da parte dei citati persecutori, richieste che, però, devono risultare ingiuste, infondate o comunque pretestuose, allora ci sarebbero i presupposti per il delitto sopra indicato. Non essendo possibile entrare nel merito della vicenda sottesa all’azione giudiziaria che il lettore ha allegato, non si hanno gli elementi in grado di valutare la temerarietà delle liti. Tra l’altro, si può immaginare che il giudizio sia ancora al vaglio del giudice; se così non fosse e se il giudice avesse dato ragione al lettore, ritenendo infondata l’azione promossa contro di lui, allora questi avrebbe un buon elemento su cui fondare la sua denuncia per stalking. D’altronde, la convergenza delle azioni, intraprese all’incirca nello stesso periodo di tempo, lascerebbe pensare ad una premeditazione. 

La denuncia/querela va tutto sommato bene; a parere dello scrivente sarebbero da apportare solo le seguenti modifiche, tutte da farsi nelle conclusioni: 

– riportare le generalità dei denunciati/querelati; 

-aggiungere, dove si parla degli eventuali profili di illiceità penale, il riferimento all’art. 612-bis cod. pen., cioè allo stalking (atti persecutori); 

– aggiungere “chiedendo espressamente la punizione dei responsabili”, dove il lettore fa riferimento alla procedibilità a querela; 

– scrivere “al fine di proporre opposizione”proprio al termine, ove il lettore chiede di essere informato sull’archiviazione; 

– aggiungere inoltre, a sostegno delle sue ragioni, qualche allegato, tipo le lettere e le diffide ricevute, in modo che dalla data si evinca una certa convergenza di intenti. 

Un’altra strada sarebbe per il lettore quella di diffidare i tre individui mediante lettera racc. a/r inviata da un legale, esponendo chiaramente la situazione e diffidandoli dall’intentare azioni giudiziarie che hanno come unico scopo quello di danneggiarlo, prospettando, altresì, la possibilità di sporgere denuncia/querela per stalking giudiziario nel caso in cui essi non desistano. 

In sintesi, si consiglia al lettore di proseguire con la denuncia solamente se le azioni legali intraprese contro di lui siano manifestamente infondate e, come detto, del tutto pretestuose (giudizio che, purtroppo, non si può dare, non potendosi sapere se ciò che è scritto nel ricorso al giudice del lavoro sia vero o meno) e coordinate tra loro solo per muovergli guerra. Un’alternativa potrebbe essere quello di inviare a ciascuno dei signori menzionati dal lettore una diffida, esponendo la intenzione di procedere con denuncia/querela nel caso in cui le azioni dovessero proseguire. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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