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Tecnico di radiologia medica e conflitto d’interesse

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Sono un Tecnico di Radiologia Medica impiegata pubblica dal 2004 e pochi giorni fa mi è stato chiesto di firmare la “Dichiarazione di insussistenza/sussistenza di conflitto d’interesse”. Preciso che dal 2000 posseggo la partita iva ed esercito l’attività di libero professionista presso una clinica privata. Questa dichiarazione può pregiudicare il mio impiego presso la struttura pubblica? Da come ho letto nel vostro articolo riguardante “Dipendenti pubblici e secondo lavoro” ad alcune categorie di dipendenti pubblici non si applicano i divieti e i limiti all’esercizio di un secondo lavoro, uno di questi è il personale sanitario. Come eventualmente posso difendermi? Rischio il posto di lavoro? 

Come previsto nel contrato individuale di lavoro della lettrice, esercitando la stessa presso una struttura sanitaria pubblica il suo rapporto di lavoro è regolato dal CCNL Comparto Sanità per il personale non medico, il quale prevede all’art. 24 che: “L’azienda, prima di procedere alla stipulazione del contratto di lavoro individuale ai fini dell’assunzione, invita il destinatario, anche in via telematica, a presentare la documentazione prescritta dalle disposizioni regolanti l’accesso al rapporto di lavoro, indicata nel bando di concorso o selezione, assegnandogli un termine non inferiore a trenta giorni. Su richiesta dell’interessato, il termine assegnato dall’azienda può essere prorogato di ulteriori 15 giorni per comprovato impedimento. Nello stesso termine il destinatario, sotto la sua responsabilità, deve dichiarare, di non avere altri rapporti di impiego pubblico o privato e di non trovarsi in nessuna delle situazioni di incompatibilità richiamate dall’art. 53 del D.Lgs. 165/2001. In caso contrario, unitamente ai documenti, deve essere espressamente presentata la dichiarazione di opzione per la nuova azienda o ente, fatto salvo quanto previsto dall’art. 25”. 

IL CCNL di categoria impedisce dunque al medico impiegato presso una struttura sanitaria pubblica di svolgere altre attività alle dipendenze di strutture pubbliche o private. Non si parla dunque di incompatibilità con attività libero-professionali. 

La possibilità di esercizio dell’attività libero professionale da parte dei medici incardinati in strutture sanitarie pubbliche costituisce infatti uno dei caratteri che maggiormente li differenzia rispetto ad analoghe figure professionali del pubblico impiego. 

Diversità di trattamento che si fonda sulla duplice esigenza di contemperare il diritto del medico ad esercitare tale attività con il parallelo diritto di scelta del singolo utente. 

Se tuttavia la legge è molto chiara con riguardo alla possibilità per il dirigente medico di svolgere attività libero-professionale intra ed extra moenia, con riferimento al Tecnico di Radiologia Medica, nessuna norma fornisce disposizioni precise. 

Il Codice di comportamento del personale della Federazione Nazionale Collegi Professionali Tecnici Sanitari di Radiologia Medica dispone, da canto proprio, all’art. 6 che: “Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da leggi o regolamenti, il dipendente, all’atto dell’assegnazione all’ufficio, informa per iscritto il responsabile dell’ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni, precisando: 

a) Se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione; 

b) Se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate. 

Per soggetti privati di cui al comma 1 si intende i soggetti privati operanti nei settori: medico scientifico, bancario (struttura del credito cooperativo), informatico-gestionale, legale, assicurativo e formazione-comunicazione”. 

Tale norma parrebbe dunque consentire al TSRM l’esercizio di attività all’esterno della struttura sanitaria di appartenenza, purchè però il Responsabile di questa ne sia a conoscenza. 

In ogni caso l’attività esterna non deve essere esercitata in conflitto di interessi con la struttura sanitaria pubblica di appartenenza. 

Il documento che si chiede alla lettrice di sottoscrivere non chiede però (da quanto si può intuire leggendo la presente richiesta di consulenza) di indicare quale tipo di attività ella svolge, ma solo se di trovi in una situazione di conflitto di interessi rispetto al suo impiego presso la struttura pubblica di appartenenza. 

Sottoscrivere dunque tale dichiarazione, affermando in linea generale di non trovarsi in situazioni di conflitto di interesse, non dovrebbe comportare per la lettrice (se ciò effettivamente risponde al vero) alcuna conseguenza negativa. 

È vero che non può fornirsi una risposta certa, ma purtroppo si tratta di una materia e di un settore carenti di disciplina e pertanto di una questione da valutarsi caso per caso tra Responsabili della struttura sanitaria e pubblico dipendente. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini 


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