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Iscrizione università e dichiarazione dei redditi: errore e conseguenze

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Nel compilare il modulo dei redditi per l’anno accademico 2017/2018 della mia Università, necessario alla quantificazione dei contributi universitari per lo stesso anno, ho omesso di riportare, nella categoria “altri redditi”, il possesso di buoni fruttiferi postali per un ammontare complessivo di 150.000 euro pensando, erroneamente, che non dovessero concorrere alla formazione del “Reddito totale del nucleo familiare convenzionale”.  Quali sono le conseguenze giuridiche della omissione di cui sopra (in termini di sanzioni civili, penali e misura delle medesime)? Quali sono gli strumenti contemplati dall’ordinamento per rimediare alla stessa? 

Gli errori e le omissioni nella compilazione della dichiarazione dei redditi ai fini del calcolo dei contributi universitari sono più che frequenti ma, in base al principio secondo cui “la legge non ammette ignoranza”, non sono errori scusabili o in qualche modo giustificabili. Ne deriva che, se in caso di controllo della posizione dello studente emergono irregolarità rispetto all’effettiva condizione reddituale del nucleo familiare (in termini di omessa, errata o incompleta dichiarazione), l’Università ricalcola l’importo effettivamente dovuto dallo studente sommandolo all’importo della terza rata (conguaglio). Qualora l’attività di accertamento dei redditi si dovesse prolungare oltre la scadenza della terza rata, sarà emesso – per gli importi dovuti – un distinto bollettino di conguaglio. 

All’importo di conguaglio vengono aggiunte delle somme a titolo di sanzioni, variabili a seconda del valore del conguaglio stesso. Per verificare l’importo delle sanzioni occorre consultare il regolamento tasse universitarie dell’Università del lettore per l’anno accademico 2017-2018. Attualmente sul sito della suddetta Università lo scrivente ha potuto reperire unicamente il regolamento 2018-2019 che può tuttavia essere preso come riferimento per avere un’idea delle maggiorazioni. 

Nel documento si legge “L’importo di conguaglio sarà maggiorato come segue: 

– di E 25,00 per conguaglio da E 201,00 a E 400,00; 

– di E 50,00 per conguaglio da E 401,00 a E 700,00; 

– di E 75,00 per conguagli oltre E 700,00”. 

La conseguenza giuridica dell’omessa dichiarazione del dato reddituale, nell’ambito del pagamento delle tasse universitarie, è di carattere esclusivamente amministrativo-fiscale. Lo studente che presenta una dichiarazione incompleta viene sanzionato con una sorta di “penale” da pagare oltre al maggiore importo della tassa dovuta in base al reddito. 

Sono invece da escludere profili di responsabilità penale in quanto, affinché possa configurarsi il reato di falso in atto pubblico di cui all’art. 483 cod. pen., occorre il dolo generico inteso come volontà e consapevolezza di commettere il falso. Non è invece punibile il falso colposo, determinato da mera negligenza o leggerezza (come nel caso specifico). 

Il regolamento tasse universitarie solitamente prevede un determinato termine entro il quale lo studente può richiedere la revisione della dichiarazione dei redditi già presentata per correggere in tempo le irregolarità (ravvedimento operoso). 

Si consiglia, pertanto, al lettore di richiedere copia del regolamento per l’anno accademico 2017/2018 oltre alla modulistica per la revisione, qualora non sia già spirato il termine per il ravvedimento operoso. 

Se il termine dovesse essere già decorso, si consiglia comunque di inviare all’Università una richiesta scritta di revisione (con raccomandata a/r) in cui fa presente di essersi accorto solo adesso dell’irregolarità e manifesta la volontà di rimediare all’errore. In questo modo, resterà agli atti, in un eventuale controllo fiscale, la buona fede del lettore e l’impossibilità di riscontrare il dolo nella falsa attestazione. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


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