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Quota 100: pensionamento obbligatorio?

12 ottobre 2018 | Autore:


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Il datore di lavoro potrà licenziare il dipendente che matura i requisiti per la nuova pensione anticipata quota 100?

Non è ancora diventata legge, ma fa già discutere parecchio: la nuova pensione anticipata quota 100, quella che, per intenderci, si potrà raggiungere se la somma dell’età e degli anni di contributi è almeno pari a 100, suscita numerose perplessità. Affianco ai lavoratori entusiasti per l’entrata in vigore della misura, che dovrebbe essere introdotta con la legge di bilancio 2019, c’è anche chi ha paura di essere licenziato per il raggiungimento della quota 100. Non bisogna dimenticare, a questo proposito, che in alcuni casi i dipendenti possono essere licenziati per la maturazione dei requisiti per la pensione: il problema riguarda soprattutto i dipendenti pubblici, che in alcuni casi possono essere licenziati anche per il raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata. Tra i dipendenti privati in esubero, si diffonde invece la preoccupazione che la quota 100 possa sostituire l’isopensione, l’assegno straordinario e altri strumenti di prepensionamento. ma procediamo per ordine, e cerchiamo di capire, dopo aver compreso quando chi raggiunge i requisiti per la pensione è obbligato ad uscire dal lavoro, se si potrà imporre, con la quota 100, il pensionamento obbligatorio.

Pensionamento obbligatorio per i dipendenti privati

Il datore di lavoro non può licenziare il dipendente se raggiunge i requisiti per la pensione anticipata, attualmente pari a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi per le donne.

Se il lavoratore matura i requisiti (anagrafici e contributivi) per accedere alla pensione di vecchiaia, il datore di lavoro può recedere dal contratto, anche in assenza di motivazione, rispettando però i termini di preavviso. Tuttavia, se il lavoratore decide di proseguire l’attività lavorativa fino a 70 anni e 7 mesi di età (sino a 71 anni dal 2019, salvo blocco dell’età pensionabile), la tutela contro i licenziamenti illegittimi opera fino al raggiungimento di questo limite di età, secondo quanto previsto dalla legge Fornero [1].

Un orientamento della Cassazione [2], invece, interpreta la previsione normativa considerando l’opzione per il lavoratore di trattenersi in servizio sino a 70 anni e 7 mesi non come un diritto, ma come una possibilità concessa soltanto dietro accordo col datore di lavoro.

In ogni caso, il lavoratore può essere licenziato per raggiunti limiti di età e non ha diritto al preavviso se esiste un’apposita clausola contrattuale che prevede l’automatica risoluzione del rapporto di lavoro al raggiungimento dei 65 anni di età [3]: in questo caso non si tratta di un’ipotesi di licenziamento vera e propria, ma dell’espressione della volontà del datore di lavoro di avvalersi di un meccanismo risolutivo previsto in sede di autonomia negoziale.

Pensionamento obbligatorio per i dipendenti pubblici

Il pensionamento obbligatorio per i dipendenti pubblici, invece, arriva molto prima: una volta raggiunti i requisiti per la pensione, difatti, l’amministrazione è obbligata a cessarli dal servizio, se è raggiunta anche l’età ordinamentale, ossia l’età prevista per la cessazione dall’ordinamento a cui appartiene il lavoratore, generalmente pari a 65 anni. Nel caso in cui l’età ordinamentale non sia raggiunta, ma siano raggiunti i requisiti per la pensione, la cessazione è invece a discrezione dell’amministrazione.

Nel dettaglio, i casi di pensionamento “forzato” da parte della pubblica amministrazione sono 3:

  • due obbligatori, applicabili verso chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia, oppure il diritto alla pensione anticipata, assieme al raggiungimento del limite d’età ordinamentale previsto dai singoli settori d’appartenenza;
  • uno facoltativo, rimesso alla discrezionalità dell’amministrazione, rivolto a chi ha raggiunto i requisiti previsti dalla riforma Fornero [1] per la pensione anticipata, senza aver raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Pensionamento d’ufficio e pensione anticipata dipendenti pubblici

Quest’ultima situazione, tuttavia, presenta delle particolarità: difatti, la circolare sull’argomento della Funzione pubblica [4] chiarisce che, anche qualora il dipendente abbia raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (nel 2018, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini , e 41 anni e 10 mesi per le donne), può essere collocato a riposo d’ufficio solo al raggiungimento dei 62 anni d’età (soglia di età prevista dalla riforma Pensionistica per ricevere il trattamento anticipato senza penalizzazioni).

Nonostante con la Legge di bilancio 2017 siano state definitivamente abolite le penalizzazioni percentuali sull’assegno di pensione anticipata, la disciplina della cessazione unilaterale dal servizio non è stata modificata e resta, pertanto, applicabile solo al compimento del 62° anno d’età.

Pensionamento oltre i limiti d’età dipendenti pubblici

Per quanto riguarda le ipotesi al di fuori del pensionamento anticipato, proseguire il rapporto di lavoro oltre il limite d’età ordinamentale (oppure oltre l’età prevista per il trattamento di vecchiaia) è permesso solo per garantire la maturazione dei requisiti contributivi minimi (20 anni di contributi) per l’accesso alla pensione di vecchiaia; in ogni caso, non si può superare il settantesimo anno di età (attualmente 70 anni e 7 mesi, in base agli adeguamenti alla speranza di vita).

Per quanto riguarda la determinazione dei periodi utili al raggiungimento della pensione, deve essere considerata tutta l’anzianità contributiva accreditata, non solo quella accantonata presso la gestione previdenziale ex Inpdap; nel caso di contributi versati in diverse gestioni, il dipendente, per valorizzarli tutti senza oneri, ai fini del diritto e dell’ammontare del trattamento, può utilizzare la totalizzazione o il cumulo gratuito dei contributi.

Pensionamento obbligatorio per chi raggiunge la quota 100

Considerando l’attuale quadro normativo, che cosa potrebbe succedere nel caso in cui entri in vigore la nuova pensione anticipata quota 100? I datori di lavoro potranno licenziare i dipendenti che raggiungono i requisiti previsti (cioè la quota 100 assieme a 62 anni di età e 38 di contributi)?

Con tutta probabilità, non nel settore privato, dato che per i dipendenti delle aziende private il licenziamento per raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata non è consentito. Resta il dubbio riguardo a chi percepisce prestazioni di prepensionamento, come l’Ape sociale e l’isopensione, che dovrebbero cessare alla maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia o anticipata.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, ad oggi, come osservato, è possibile licenziare sia se si raggiungono i requisiti per la pensione anticipata, superati i 62 anni di età (ma anche la quota 100 prevede un minimo di 62 anni di età), che quando si maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Fornire, ad oggi, una risposta sicura sul pensionamento obbligatorio con quota 100 non è possibile, in assenza dell’intervento normativo: una cosa è certa, sono più i lavoratori che aspettano con ansia l’introduzione della misura, rispetto a quelli che la temono perché vogliono continuare a lavorare.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] Cass. sent. n. 17589/2015.

[3] Cass. sent. n. 1743/2017.

[4] Circ. Min. per la Semplificazione e la P.A. n. 2 del 19/02/2014 .

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