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Prescrizione: chi paga le spese processuali?

31 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Ottobre 2018



Cos’è e come funziona la prescrizione? In caso di prescrizione chi deve pagare le spese di giustizia? E le spese legali?

Tutto finisce. Non si tratta di un’asserzione filosofica, fatta per impressionare gli altri con la propria triste visione nichilista, ma di un dato di fatto inconfutabile. Nell’universo giuridico, la fine è rappresentata dalla prescrizione: istituto giuridico a volte fin troppo criticato, esso comporta l’estinzione di un diritto e, se parliamo di processo penale, l’estinzione di un reato. Se una persona ti deve dei soldi, allora temi la prescrizione come il tuo peggior nemico; se, al contrario, ti trovi dall’altra parte (sei un debitore, quindi), oppure sei imputato di un reato, allora aspetti la prescrizione come la tua salvezza. In un modo o nell’altro, è da quando esiste il diritto che esiste anche la prescrizione e, perciò, è inutile strumentalizzare questo istituto durante le campagne politiche: è bene che ci rassegniamo al fatto che, nel mondo del diritto (così come in quello reale), ogni cosa ha un termine. Fin qui, tutto chiaro. I problemi sorgono in sede processuale: se nel frattempo matura la prescrizione, chi paga le spese di giustizia? È chiaro che ci riferiamo al processo penale, durante il quale ben spesso accade che il reato venga prescritto; in realtà, anche nel processo civile il giudice potrebbe dichiarare prescritto un diritto, se la prescrizione è eccepita dalla controparte. Se questo argomento ti incuriosisce oppure ti interessa perché anche tu sei finito nelle spire di un processo, allora prosegui nella lettura: ti spiegherò chi paga le spese processuali in caso di prescrizione.

Cos’è la prescrizione?

Prima di affrontare il tema inerente al pagamento delle spese processuali, ti dirò brevemente in cosa consiste la prescrizione. La prescrizione è una causa di estinzione dei diritti, se parliamo di diritto civile, oppure del reato o della pena, se parliamo di diritto penale. In entrambi i casi, comunque, si tratta di un evento giuridico che pone fine ad una situazione giuridicamente rilevante.

Sia la prescrizione penale che quella civile poggia su un elemento fondamentale: il decorso del tempo. Nel caso della prescrizione civile, il diritto si prescrive, di norma, dopo dieci anni di assoluta inattività del suo titolare; nella prescrizione penale, invece, occorre che trascorra un lasso di tempo diverso a seconda del crimine commesso. In entrambe le branche, poi, vi sono casi di imprescrittibilità: nel campo civilistico, i diritti indisponibili, nonché tutti quelli specificamente individuati dalla legge, non si estinguono mai per prescrizione; nel settore penalistico, invece, i reati punibili con l’ergastolo non cadono mai in prescrizione.

Come funziona la prescrizione?

La prescrizione estingue il reato decorso un determinato lasso di tempo. Per il diritto civile, la prescrizione ordinaria è di dieci anni [1] che cominciano dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere [2]. Presupposto fondamentale è che, per tutto il tempo previsto affinché maturi la prescrizione, il titolare del diritto non faccia nulla per esercitarlo. Esempio: se hai prestato dei soldi a un tuo amico e dopo undici anni ti fai vivo per chiedergli la restituzione, non ti spetterà più nulla perché il tuo diritto nel frattempo è andato prescritto. Se, al contrario, pur non avendo ricevuto i soldi hai tentato di riaverli, ad esempio scrivendo al tuo “amico” di restituirteli, allora il tuo diritto non si è prescritto, perché la lettera che gli hai inviato è sufficiente a far cominciare da capo i dieci anni necessari affinché maturi la prescrizione.

Nel diritto penale, invece, la prescrizione comincia a decorrere automaticamente dal giorno in cui il crimine è stato commesso, a prescindere dal fatto che un procedimento sia stato intrapreso nei confronti del reo. La prescrizione penale estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo mai inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, anche se puniti con la sola pena pecuniaria [3].

In poche parole, per capire quando un reato si prescriverà, sarà necessario far riferimento alla pena massima prevista dalla legge per il reato stesso. Ti faccio un esempio: il peculato è punito con la pena da quattro a dieci anni e mezzo di reclusione: questo vuol dire che il delitto di peculato si prescriverà decorsi dieci anni e mezzo dal fatto. La concussione, invece, è punita con la reclusione da sei a dodici anni: si prescriverà, quindi, in dodici anni.

I delitti che sono puniti con una pena inferiore ai sei anni, invece, si prescriveranno sempre in sei anni: è questa la soglia minima posta dalla legge. Così, ad esempio, il furto semplice, pur essendo punito al massimo con tre anni di reclusione, si prescriverà comunque in sei anni. Per le contravvenzioni, invece, il termine di prescrizione non è mai inferiore a quattro anni.

Cosa sono le spese processuali?

Non posso spiegarti il problema del pagamento delle spese processuali in caso di prescrizione se non ti dico prima in cosa consistono le spese processuali. Ebbene, per spese processuali (o spese di giustizia) si intendono tutte quelle che riguardano l’attivazione della giustizia. La macchina processuale italiana, oltre che essere molto lenta, è anche assai costosa: per potervi accedere occorre sostenere delle spese che, in alcuni settori (penso a quello dell’esecuzione nel diritto processuale civile) sono davvero ingenti.

Il procedimento penale, per le parti che vi accedono, è in realtà meno oneroso, in quanto è lo Stato ad intraprendere, normalmente di propria iniziativa, l’azione nei confronti dell’autore del crimine. Non che la giustizia penale non abbia un costo: è ovvio che anche il processo penale necessita di mezzi, per via di tutte le persone e i macchinari che devono essere coinvolti (si pensi a periti, consulenti, ecc.).

Ora, molto spesso accade che, nel bel mezzo di un processo, intervenga la prescrizione. Nel processo civile, la prescrizione di un diritto può essere dichiarata dal giudice solo nel caso in cui la controparte, cioè colei che resiste alle pretese di chi ha adito per prima il tribunale, la eccepisca, cioè la faccia presente al magistrato. Nel diritto penale, invece, la prescrizione può maturare anche nel corso del processo, perfino in appello o in Cassazione, poiché l’azione penale esercitata dal pubblico ministero non blocca il decorso del tempo utile a maturare la prescrizione (salvo casi di interruzione e di sospensione, per i quali si rimanda all’articolo: Prescrizione reati: come si calcola?).

In entrambi i casi, comunque, qualcuno dovrà pagare le spese processuali; ma chi? In caso di prescrizione, chi è tenuto al pagamento? Te lo dirò nel prossimo paragrafo.

Spese processuali in caso di prescrizione: chi paga?

In caso di prescrizione, chi paga le spese processuali? Bisogna distinguere a seconda che si tratti di processo civile o di processo penale. Nel primo caso, non ci sono particolari dubbi: le spese processuali sono poste a carico della parte che ha inutilmente adito il giudice poiché il suo diritto era già prescritto. Faccio un esempio: se citi in tribunale il tuo debitore dopo oltre dieci anni dal prestito che gli avevi fatto e lui, costituitosi in giudizio, eccepisce la prescrizione del tuo diritto, il giudice, nel dargli ragione, ti condannerà al pagamento di tutte le spese processuali, comprese quelle legali che ha dovuto sostenere il tuo debitore (in pratica, gli dovrai pagare l’avvocato).

Nel processo penale le cose sono diverse: qui, infatti, vi è una parte pubblica (rappresentata dal pubblico ministero) la cui funzione è quella di svolgere le indagini relativamente alla commissione di reati e di esercitare (se vi sono i presupposti) l’azione penale nei confronti dell’imputato. Il processo penale, quindi, non si avvia per volontà delle parti private (attore o ricorrente), come accade nel processo civile, ma per volontà di una parte pubblica che praticamente costringe l’imputato a subire il processo. Da tanto deriva una conseguenza molto semplice: se, nelle more del procedimento, il reato andrà prescritto, le spese processuali resteranno a carico dello Stato, in quanto la prescrizione non è una colpa addebitabile all’imputato. In parole povere, l’imputato prosciolto per prescrizione non dovrà pagare le spese processuali. È lo stesso codice di procedura a stabilirlo: solo la sentenza di condanna può porre a carico del condannato il pagamento delle spese processuale [4].

Stesso discorso vale nel caso in cui la persona danneggiata si sia costituita parte civile per chiedere il risarcimento del danno: anche in questa ipotesi, la sopravvenuta prescrizione del reato impedisce al giudice di poter condannare l’imputato non solo alle spese processuali, ma anche a quelle legali sostenute dalla vittima.

note

[1] Art. 2934 cod. civ.

[2] Art. 2935 cod. civ.

[3] Art. 157 cod. pen.

[4] Art. 535 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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