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Prescrizione reati: chi decide?

30 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Ottobre 2018



Come funziona la prescrizione dei reati? Chi decide a riguardo? L’imputato può rinunciare alla prescrizione?

La prescrizione dei reati è un tema molto dibattuto nelle aule parlamentari; il problema è sempre lo stesso: come far convivere la prescrizione con l’esigenza di punire i colpevoli e con il diritto delle vittime di ottenere il risarcimento dei danni? Da un lato, infatti, la prescrizione garantisce che le lungaggini processuali non ricadano sull’imputato, il quale ha diritto, dopo un determinato lasso di tempo, di scrollarsi di dosso la pesante “etichetta” affibbiatagli dal procedimento; dall’altro, però, la prescrizione impedisce di fare davvero giustizia tutte le volte in cui il trascorrere del tempo impedisce al giudice di pronunciare una sentenza con la quale si riconosce l’innocenza o la colpevolezza del presunto autore del crimine. Cosa fare, dunque? Sicuramente non è immaginabile un mondo giuridico senza la prescrizione: essa esiste dalla notte dei tempi ed è tanto vecchia almeno quanto lo è il diritto stesso. Certo, sarebbe possibile rivedere la prescrizione e, soprattutto, il suo calcolo, in modo tale da arginare la sfiducia dilagante che i cittadini mostrano nei confronti della giustizia. Ma come funziona la prescrizione? Una volta maturata, non c’è più nulla da fare? Se ti stai ponendo questi interrogativi, ti invito a proseguire nella lettura: non soltanto risponderemo a queste domande, ma ti dirò anche chi decide sulla prescrizione dei reati.

Prescrizione: come funziona?

Prima di vedere chi decide sulla prescrizione dei reati, ti spiegherò brevemente come funziona la  prescrizione. La prescrizione è una causa di estinzione dei reati legata al trascorrere del tempo: secondo la legge, se è passato troppo tempo dalla commissione di un fatto criminoso la punizione diventa inutile. La prescrizione comincia a decorrere automaticamente dal giorno in cui il crimine è stato commesso, a prescindere dal fatto che un procedimento sia stato intrapreso nei confronti del reo. Più nello specifico, la prescrizione penale estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo mai inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, anche se puniti con la sola pena pecuniaria [1].

In poche parole, per capire quando un reato si prescriverà, sarà necessario far riferimento alla pena massima prevista dalla legge per il reato stesso. Ti faccio un esempio: il peculato è punito con la pena da quattro a dieci anni e mezzo di reclusione: questo vuol dire che il delitto di peculato si prescriverà decorsi dieci anni e mezzo dal fatto. La concussione, invece, è punita con la reclusione da sei a dodici anni: si prescriverà, quindi, in dodici anni.

I delitti che sono puniti con una pena inferiore ai sei anni, invece, si prescriveranno sempre in sei anni: è questa la soglia minima posta dalla legge. Così, ad esempio, il furto semplice, pur essendo punito al massimo con tre anni di reclusione, si prescriverà comunque in sei anni. Per le contravvenzioni, invece, il termine di prescrizione non è mai inferiore a quattro anni.

Prescrizione: chi decide?

La prescrizione, come detto, è una causa di estinzione dei reati (e delle pene, se nel frattempo è stata irrogata ina condanna); pertanto, essa matura automaticamente, senza che ci sia bisogno di qualcuno che la “attivi”. A differenza del processo civile, ove la prescrizione di un diritto deve essere eccepita dalla controparte, la prescrizione penale può essere rilevata anche d’ufficio dal giudice: in altre parole, se il giudice si accorge che il reato è prescritto, è tenuto subito a dichiararne l’estinzione con sentenza. Anche il pubblico ministero, il meno interessato alla prescrizione, è tenuto a sollevarla se ritiene che essa sia maturata.

Alla luce di quanto appena detto, posso quindi dirti che è il giudice che decide sulla prescrizione, nel senso che, una volta verificato che è trascorso il lasso di tempo previsto dalla legge perché un reato sia prescritto, è tenuto a pronunciare sentenza con cui dichiara il non doversi procedere per intervenuta estinzione del reato.

Prescrizione: può decidere l’imputato?

Devi sapere che la prescrizione può essere oggetto di rinuncia da parte dell’imputato. La legge dice che la prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato: ciò significa che, una volta maturata, l’imputato personalmente, oppure il suo difensore munito di procura speciale, può rinunciare a far valere questa causa estintiva e decidere, così, di andare avanti con il procedimento. Una scelta da pazzi? Non proprio: chi rinuncia alla prescrizione vuole uscire a testa alta dal procedimento, dimostrando appieno la sua innocenza e ottenendo una sentenza di assoluzione completamente liberatoria.  Nel caso di rinuncia, quindi, possiamo dire che a decidere della prescrizione è l’imputato stesso.

note

[1] Art. 157 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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